REGIONE - APPROVATO IL BILANCIO
- Tommaso Villa
Ci sono stagioni amministrative che si misurano nei numeri. E poi ce ne sono altre che si misurano nella capacità di reggere scelte difficili quando sarebbe stato più facile fare il contrario. Il Lazio, oggi, è nel punto esatto in cui queste due dimensioni si incontrano.
Dopo oltre un decennio di commissariamento della sanità che ha segnato profondamente i conti e le politiche regionali, il ritorno a un equilibrio rappresenta un passaggio tutt’altro che scontato. Non era una partita da vincere con annunci o scorciatoie. Era una partita lunga, fatta di vincoli, controlli, margini ridotti al minimo. Uscirne significa aver riportato il sistema dentro una normalità amministrativa che per anni è mancata.
Dentro questo percorso si colloca il risultato positivo di bilancio e la forte riduzione del debito. Ma anche qui è giusto essere chiari fino in fondo. Il passaggio da oltre 23 miliardi a meno di 8 non è il frutto di un incasso straordinario o di una crescita improvvisa delle entrate.
È il risultato anche di un intervento normativo che ha spostato circa 13 miliardi fuori dal perimetro del debito regionale, servendosi di un decreto nazionale di cui hanno usufruito anche altre regioni. Un’operazione tecnica, legittima, che ha alleggerito i conti e reso più sostenibile la programmazione.
Spiegarlo non toglie valore al lavoro fatto. Al contrario, lo colloca nella sua dimensione reale. Perché se da un lato c’è stata una leva normativa, dall’altro c’è stata una gestione che ha retto nel tempo, spesso senza margini per scelte “facili”. E io presidente Rocca ci ha messo sempre la faccia. E questo è forse l’aspetto più rilevante anche sul piano politico.
Risanare non porta consenso immediato. Non è una politica che si traduce in vantaggi visibili nel breve periodo. Significa contenere la spesa, rispettare vincoli, rinviare interventi. In altre parole, significa chiedere sacrifici. Il fatto che si sia arrivati a questo punto senza rompere, tutto sommato, l’equilibrio complessivo è un elemento che merita di essere riconosciuto.
Oggi, però, cambia lo scenario. Con conti più ordinati e un risultato positivo, si apre una fase nuova. E qui il tema non è più soltanto la tenuta finanziaria, ma la qualità delle scelte. Il disavanzo ridotto e le risorse disponibili possono diventare una leva importante, ma a una condizione: che vengano utilizzate come un vero investimento moltiplicatore.
Il rischio, in questi casi, è noto. Distribuire le risorse in modo diffuso, frammentato, senza una direzione chiara. Accontentare un po’ tutti senza incidere davvero su nulla. È una tentazione tipica delle fasi di transizione, ma è anche quella che produce meno risultati ed è qui dove spesso si perde il nostro assessore Righini. E i fondi diventano in un secondo bruscolini.
L’alternativa è più complessa, ma anche più efficace. Concentrarsi su interventi capaci di generare sviluppo, sostenere il tessuto produttivo, migliorare i servizi in modo strutturale. E, se i margini lo consentiranno, iniziare a ridurre una pressione fiscale che resta tra le più alte d’Italia, soprattutto sull’IRPEF.
Perché è lì che si gioca la partita dei prossimi anni. Non più sul risanamento, ma sulla capacità di trasformare l’equilibrio in crescita, specie nelle province. Non più sul contenimento, ma sulla direzione.
Il Lazio oggi è uscito da una fase lunga e complessa. I conti sono tornati sotto controllo, il sistema è più stabile. È un risultato importante. Ma come spesso accade, i risultati veri non si misurano solo nel punto di arrivo. Si misurano soprattutto da ciò che si sceglie di fare subito dopo.