ELEZIONI - NESSUNA DONNA CANDIDATA A SINDACO

  • Tommaso Villa

Ieri sono scaduti i termini per la presentazione delle liste per il rinnovo di nove amministrazioni comunali della provincia di Frosinone. E già da questo passaggio, apparentemente tecnico, emerge una linea di lettura che va oltre la semplice cronaca elettorale.

C’è un filo sottile, ma evidente, che attraversa la politica ciociara degli ultimi mesi. Parte dalla Provincia e arriva fino ai piccoli Comuni chiamati al voto. È il tema delle cosiddette “quote rosa”, della presenza femminile nelle istituzioni: più evocata che realmente praticata. E lo stesso schema sembra riproporsi oggi, guardando alle elezioni amministrative del 23 e 24 maggio.

Si voterà a Belmonte Castello, Boville Ernica, Cervaro, Fontana Liri, Guarcino, Patrica, Pontecorvo, Ripi e Trevi nel Lazio. Nove Comuni, tutti sotto i 15mila abitanti. Tradotto: niente ballottaggi, niente coalizioni di liste. Al massimo qualche lista civetta, costruita per spostare equilibri sottili, spesso decisivi.

Ma il dato politico che colpisce è un altro. Anche in questa tornata, come già accaduto a livello provinciale, le candidature a sindaco restano saldamente al maschile. Le donne non compaiono nella corsa alla guida dei Comuni. Restano fuori dalla competizione principale. E questo mentre, a livello nazionale, i due principali partiti sono guidati da donne: segno che il problema non è nel sistema in sé, ma nella sua applicazione sui territori. Forse la provincia di Frosinone non è ancora pronta? È una domanda scomoda, ma inevitabile.

Eppure, ancora una volta, le donne rientreranno dalla finestra — per dispiacere di qualcuno. Perché la legge sulle “quote rosa” interviene a valle del voto, imponendo un equilibrio nella composizione delle giunte. Chi vincerà dovrà necessariamente tener conto della rappresentanza femminile. Non sarà una scelta politica, ma un vincolo normativo.

È qui che emerge la contraddizione. Da una parte, la politica locale continua a esprimere leadership maschili quando si tratta di scegliere il candidato sindaco. Dall’altra, lo stesso sistema è costretto ad aprirsi quando si passa alla fase di governo.

Le “quote rosa” funzionano così: come una leva esterna, un correttivo imposto. Ma la politica, quella vera — quella che decide chi si candida e chi no — continua a muoversi secondo logiche più lente, più radicate, più difficili da scardinare.

Queste elezioni, allora, raccontano più di quanto sembri. Non solo chi vincerà in nove Comuni della provincia. Ma anche a che punto è davvero la politica locale quando si parla di rappresentanza. E se il cambiamento è già in atto, o se, ancora una volta, è rimandato.