ISOLA LIRI - MACCHIE, UNA CONTRADA ISOLATA
- Tommaso Villa
Una intera quartiere isolata da un giorno all'altro, anziani e soggetti fragili costretti ad allungare il proprio tragitto di ben 3 chilometri a piedi sulle arterie principali, e un cantiere che per ore è sembrato un vero e proprio "oggetto misterioso". Esplode la protesta dei residenti della Contrada Macchie, in corrispondenza del passaggio a livello pedonale al chilometro 23+746 della linea ferroviaria Roccasecca-Avezzano.
Lo sbarramento definitivo è scattato il 12 ottobre 2026. Una chiusura arrivata come un fulmine a ciel sereno per le decine di famiglie della zona, che si sono ritrovate davanti alle recinzioni (nella foto) senza aver mai ricevuto alcuna notifica formale, né aver visto alcuna ordinanza affissa in loco. Già in passato l'amministrazione aveva tentato il blitz, facendo marcia indietro dopo le vibranti proteste dei cittadini. Stavolta, invece, si è andati fino in fondo, scatenando il caos e richiedendo l'intervento sul posto di Carabinieri e Polizia Locale.
Il giallo del cantiere "fantasma" e il nodo dell'autorizzazione consiliare
Proprio durante le ore del blocco è emerso quello che potrebbe diventare un caso giudiziario. I residenti hanno ampiamente documentato e fotografato l'assoluta assenza nell'area della cartellonistica obbligatoria per legge, come il nome della ditta, del Direttore dei Lavori o gli estremi di concessione. Una situazione limite su cui i cittadini chiedono a gran voce che le autorità competenti intervengano per verificare con urgenza lo stato dei luoghi, accertando la regolarità delle recinzioni e del cantiere stesso. Ma il vero fulcro del caso è un enorme interrogativo burocratico che pesa sulle scelte del Comune.
La domanda che i cittadini e gli esperti si pongono in queste ore è cruciale: esiste un atto di delibera del Consiglio Comunale che autorizza formalmente il tecnico a emettere una simile ordinanza di chiusura definitiva e a rinunciare al diritto di passaggio sul sentiero?
Nel diritto amministrativo, infatti, la cessione di un diritto della collettività o lo sbarramento permanente di un sentiero pubblico non possono essere decisi in autonomia da un Dirigente tecnico con una semplice ordinanza: si tratta di scelte patrimoniali che spettano tassativamente al Consiglio Comunale, l'organo sovrano che rappresenta la cittadinanza. Se questo atto consiliare di autorizzazione non esistesse, il dirigente avrebbe firmato il blocco definitivo scavalcando completamente l'aula e privando la comunità di un bene pubblico senza il necessario voto politico.
Sdegno nella contrada: "Mancato il rispetto per i nostri defunti"
Al danno materiale si aggiunge una gravissima ferita emotiva e sociale che sta sollevando una profonda ondata di sdegno tra le famiglie. Lo sbarramento è stato eseguito infatti in prossimità della ricorrenza della Commemorazione dei Defunti.
I residenti denunciano una totale mancanza di sensibilità e rispetto verso i sentimenti religiosi e familiari della comunità: quel sentiero pedonale, infatti, veniva storicamente utilizzato da tantissimi cittadini e anziani proprio per raggiungere a piedi il civico cimitero, permettendo loro di recarsi a trovare i propri cari in totale sicurezza, evitando il congestionamento del traffico veicolare e i pericoli delle strade principali. Con questo blocco improvviso, a pochi giorni dalla festività, anche questo gesto sacro e quotidiano è stato bruscamente impedito.
Un danno sociale enorme: "Anziani penalizzati"
La chiusura definitiva fa riferimento a un provvedimento comunale del dicembre 2023 che prevedeva la soppressione del passaggio a raso – sicuro e senza un solo incidente stradale registrato in oltre un secolo di storia – a fronte di un finanziamento da parte di RFI per realizzare una passerella pedonale in acciaio con ascensore.
I residenti non sono contrari alla sicurezza, ma alla gestione dei tempi: "Dalle voci del Comune ci dicono che i lavori per la passerella inizieranno solo in primavera. Perché chiudere il passaggio oggi, lasciando per mesi a piedi un intero quartiere e costringendo gli anziani a fare tre chilometri di deviazione sulle strade principali e trafficate?" si chiedono furiosi i cittadini.
Verso le vie legali: riaperti i termini per il TAR
I residenti hanno già affidato il caso a un legale per tutelare i propri diritti. Poiché l'atto di chiusura non è mai stato notificato o affisso nel quartiere, la "piena conoscenza" del provvedimento si è perfezionata solo il 12 ottobre 2026 con l'avvio materiale del blocco. I termini per un ricorso d'urgenza al TAR o al Tribunale Civile per la lesione del diritto alla salute e alla mobilità sono dunque pienamente riaperti. La battaglia per il ripristino del sentiero pubblico è appena iniziata.