BALNEAZIONE - LE ACQUE DEL LAZIO SONO ECCELLENTI
- Tommaso Villa
Il caldo avanza e il desiderio di un bagno anche. E la situazione nel Lazio è più che ottimale. I dati diffusi dalla Regione Lazio, sulla base dei monitoraggi effettuati da ARPA Lazio, parlano chiaro: il 93% delle acque è classificato come eccellente, il resto tra buono e sufficiente, e – per la prima volta – nessuna area risulta “scarsa”.
Un risultato che, numeri alla mano, certifica un miglioramento reale della qualità delle acque. Ma per raccontare correttamente questa notizia serve una precisazione che spesso sfugge: si tratta esclusivamente delle aree ufficialmente destinate alla balneazione. Sono queste le zone monitorate e classificate, quelle dove il bagno è consentito e controllato. E tra queste non mancano località simbolo del litorale laziale, come Sperlonga, Sabaudia, San Felice Circeo e ampi tratti di Gaeta, oltre ai laghi di Bolsena e Bracciano, che confermano standard qualitativi elevati.
Accanto a questa fotografia positiva, però, esiste un’altra realtà che non entra nelle statistiche: quella delle aree interdette alla balneazione. Zone precise, dove il bagno è vietato a prescindere dalla qualità dell’acqua, per ragioni legate alla sicurezza o alla presenza di scarichi. È il caso, ad esempio, delle foci dei fiumi come il Tevere a Fiumicino, l’Aniene a Roma, il Garigliano tra Minturno e il confine campano, oppure di tratti vicini a porti e canali, come alcune aree di Ostia, Civitavecchia e Anzio.
Queste aree non vengono classificate né come eccellenti né come scarse, semplicemente perché non rientrano tra le acque balneabili.
E allora il dato resta positivo, ma va letto con consapevolezza: il Lazio oggi può vantare acque di balneazione di buona qualità, ma questo non significa che ogni tratto di costa sia accessibile o adatto a fare il bagno.
Una distinzione sottile, ma fondamentale. Perché tra il titolo e la realtà, spesso, la differenza sta proprio in quello che non viene detto.