CRISI STELLANTIS - LA MANIFESTAZIONE, LA POLITICA E LA SENSIBILITA'
- Tommaso Villa
La manifestazione per la crisi di Stellantis, dell’Indotto e il rapporto tra politica, lavoro e sensibilità umana in particolari momenti
All’indomani della grossa mobilitazione sindacale di venerdì a Cassino, la vicepresidente Roberta Angelilli si è premurata di far sapere, bontà sua! che la Regione Lazio è al fianco dei lavoratori e delle loro famiglie in un momento di forte incertezza nel settore automotive. Ha parlato della necessità di predisporre al più presto un quadro chiaro sulle prospettive di Stellantis, sollecitando un piano industriale credibile e con obiettivi certi. Per aggiungere, infine, “che la mobilitazione rappresenta un segnale importante e legittimo che evidenzia con forza la necessità di affrontare le difficoltà che stanno affrontando lavoratori e imprese”.
Meno male! Era ora che anche alla Regione si accorgessero che non bisogna continuare a dormire su siffatto problema. Aspettiamo che si svegli adesso anche il governo nazionale e faccia sapere se intende darsi finalmente una mossa. Poiché tanto è stato detto e scritto sulla questione, partendo da qui, a noi ora preme offrire uno spunto di riflessione, pur se amaro, su una questione profondamente attuale che si è riproposta nella manifestazione di venerdì scorso a Cassino. Ci procurerà qualche altra antipatia, ma avvertiamo il dovere di correre il rischio per “spirito di servizio” nell’interesse anche di chi “da questo orecchio non vorrà sentire”. Riguarda il rapporto tra politica, lavoro e sensibilità umana nei momenti di crisi. Una questione che ha colpito negativamente non solo chi scrive, ma molti altri.
Ci riferiamo all’atteggiamento di alcuni partecipanti istituzionali (di peso differenziato) apparso fuori luogo rispetto alla gravità della situazione. Sorrisi eccessivamente disinvolti e un clima quasi spensierato hanno infatti dato l’impressione di una distanza emotiva rispetto alla drammaticità della situazione e alle reali difficoltà vissute dai lavoratori che affrontano un presente incerto e guardano con preoccupazione ad un futuro lavorativo sempre più fragile.
Abbiamo colto in certi atteggiamenti una distanza abissale con un passato da noi conosciuto e vissuto, quando la politica sembrava vivere queste situazioni in maggiore sintonia con i lavoratori, condividendone le ansie e le speranze. Oggi invece si percepisce, come si è percepita venerdì, una frattura che rischia di minare la fiducia tra cittadini e istituzioni, tra mondo del lavoro e politica. Un qualcosa davvero preoccupante nella sua innaturalezza.
A rendere il quadro discutibile sono state anche alcune scene da “foto di gruppo”, percepite come inappropriate, quasi si trattasse di un’occasione festiva. Un qualcosa che stona con la realtà di un territorio in difficoltà. Nella situazione attuale, infatti, c’è ben poco da festeggiare. In momenti come questi non c’è spazio per leggerezze. La crisi di Stellantis e dell’indotto è una minaccia per centinaia e centinaia di famiglie. Il rischio di “finire in mezzo ad una strada” non è retorica, ma una malaugurata prospettiva reale che incombe sul territorio.
In questo contesto, le foto, i sorrisi (da mettere poi nel circuito dei social), quanto non anche una vaga allegria da gita scolastica, pure esageratamente ostentata da qualche incosciente, diventano non solo inopportuni ma quasi offensivi. In certe circostanze anche il linguaggio del corpo e delle immagini debbano essere calibrati sulla gravita del momento.
Coerenza e sensibilità non guastano mai. In tempi di crisi, ciò che viene chiesto ai rappresentanti istituzionali non è soltanto azione, ma anche rispetto, empatia e consapevolezza del contesto. Perché nei momenti difficili non basta esserci: bisogna esserci nel modo giusto.
Mario Costa