RIFIUTI - I CITTADINI HANNO FATTO LA LORO PARTE
- Tommaso Villa
Qualche giorno fa c’è stato il gran gala del 10° Ecoforum del Lazio – Premio “Comune Riciclone”. Immaginiamo la scena: luci accese, applausi, titoli che brillano. Sul palco salgono, uno dopo l’altro, il Re e la Regina dei “Comuni ricicloni”. Fasce ideali, sorrisi istituzionali, foto di rito. E poi la sfilata: sindaci in passerella a raccontare quanto siamo belli, quanto siamo bravi, quanto differenziamo.
Una rappresentazione quasi teatrale, dove le percentuali diventano copioni e le classifiche fanno da scenografia. Tutto legittimo, per carità: riconoscere i risultati è giusto. Ma come in ogni spettacolo che si rispetti, c’è sempre anche il dietro le quinte.
Perché mentre sul palco scorrono i numeri della raccolta differenziata, a casa dei cittadini arriva un altro numero, molto meno celebrativo: quello della Tari. E lì l’applauso si spegne in fretta.
La domanda, a quel punto, è inevitabile: se il sistema funziona così bene, perché costa sempre di più? Non è una polemica preconfezionata, è una questione di buon senso. Ai cittadini è stato chiesto di cambiare abitudini, di separare i rifiuti con attenzione, di rispettare calendari e regole. Molti lo fanno con serietà. Le percentuali, infatti, crescono.
Eppure la percezione diffusa è che il beneficio economico non arrivi mai. Qui sta il nodo. Perché tra il gesto virtuoso del singolo e il costo finale del servizio esiste una filiera complessa fatta di appalti, impianti, trasporti, costi energetici, organizzazione e scelte industriali. Elementi che incidono più delle percentuali sbandierate nelle classifiche.
Forse la discussione pubblica dovrebbe diventare più adulta e meno celebrativa. Non basta dire che siamo sopra la media o tra i più virtuosi. I cittadini hanno diritto a sapere quanto costa davvero il sistema, dove si può migliorare, quali inefficienze pesano e quali investimenti mancano.
C’è poi un tema di equità. Chi differenzia meglio paga davvero meno? In molti casi no. Senza meccanismi di tariffa puntuale, il rischio è che il cittadino più attento e quello più distratto finiscano per contribuire allo stesso modo. E questo, alla lunga, logora la fiducia.
Nessuno mette in dubbio l’importanza ambientale della differenziata. Ma presentarla per anni come la chiave anche per ridurre i costi, senza poi spiegare perché le bollette salgono, crea uno scollamento tra narrazione e realtà.
Noi non abbiamo verità in tasca e non siamo tecnici dei rifiuti. Ma una cosa la possiamo dire: i cittadini hanno fatto la loro parte. Ora sarebbe utile che qualcuno spiegasse, con la stessa chiarezza delle conferenze stampa, cosa non funziona nel resto della filiera.
Altrimenti il rischio è che, mentre sul palco si celebra, fuori cresca lo scetticismo. E quello non si differenzia, non si ricicla e non si smaltisce facilmente. È un problema che resta.