COSTUME - ORGOGLIOSI DI ESSERE CIOCIARI

  • Tommaso Villa

Basta attraversare la provincia di Frosinone per accorgersene subito. Ci sono persone che pronunciano con orgoglio la parola “Ciociaria” e altre che invece la sentono distante, quasi estranea. C’è chi si definisce profondamente ciociaro e chi continua a percepire più forte l’appartenenza alla propria area storica e culturale: quella ernica, quella volsco-appenninica del Sorano e della Valcomino oppure quella dell’antica Terra di Lavoro nel sud della provincia.

E allora la domanda viene naturale: perché accade questo? La risposta parte da una verità storica che spesso dimentichiamo. La Ciociaria, così come la immaginiamo oggi, non è mai stata un territorio realmente uniforme. Anzi. Per secoli queste terre sono rimaste separate non soltanto dalla politica, ma anche dalla geografia. Le montagne dividevano, le vallate isolavano, i collegamenti erano difficili e i paesi crescevano quasi come piccoli mondi autonomi.

È proprio questa conformazione del territorio ad aver costruito identità locali fortissime che ancora oggi sopravvivono.

L’area ernica, ad esempio, sviluppò per secoli una cultura fortemente legata al mondo pontificio. Città come Anagni, Alatri, Veroli e Ferentino facevano parte della cosiddetta “Campagna e Marittima”, una grande provincia dello Stato Pontificio amministrata direttamente dalla Chiesa. Il nome oggi dice poco, ma per secoli rappresentò uno dei territori più importanti del potere papale nel Lazio meridionale.

“Campagna” indicava le vaste aree interne collinari e rurali a sud di Roma, mentre “Marittima” comprendeva i territori più vicini alla fascia tirrenica. Era quindi una provincia pontificia enorme, estesa dalle porte di Roma fino quasi al confine con il Regno di Napoli. Per secoli quelle città vissero dentro il sistema politico, culturale e religioso dello Stato della Chiesa, sviluppando un rapporto diretto con Roma, con i papi e con il mondo ecclesiastico.

Diversa fu invece la storia dell’area volsco-appenninica di Sora, della Valcomino e delle zone montane interne. Qui la geografia ha sempre avuto un peso enorme. Per secoli quei territori guardarono più naturalmente verso l’Appennino e l’Abruzzo che non verso Roma. Ancora oggi molti abitanti percepiscono forte quella dimensione montana e autonoma, quasi distinta dal resto della provincia.

Poi c’è il sud della provincia, il Cassinate, che porta ancora addosso l’eredità dell’antica Terra di Lavoro e del Regno di Napoli. Dialetti, cucina, tradizioni popolari e perfino alcuni modi di vivere raccontano ancora oggi una storia profondamente meridionale. In molte famiglie il riferimento identitario alla Terra di Lavoro non è mai realmente scomparso. Insomma, territori diversi. Storie diverse. Mondi diversi.

Ed è proprio qui che nasce il nodo identitario della Ciociaria moderna. Perché il termine “Ciociaria”, contrariamente a quanto molti pensano, non nasce come nome politico o geografico antico. Non è mai esistito uno Stato ciociaro e non è mai esistita una provincia storica con questo nome. Per secoli queste terre erano divise tra la provincia pontificia di Campagna e Marittima e la Terra di Lavoro del Regno di Napoli. La parola “Ciociaria” deriva invece dalle “ciocie”, le antiche calzature contadine usate da pastori e popolazioni rurali dell’Italia centrale. In pratica, il nome di un intero territorio nasce dalle scarpe dei poveri.

All’inizio era quasi una definizione popolare e folkloristica, spesso usata dall’esterno per identificare certe popolazioni rurali del basso Lazio. Ma tutto cambia nel Novecento. La vera svolta arriva infatti con la nascita della Provincia di Frosinone nel 1926. È lì che il termine “Ciociaria” inizia davvero a espandersi fino a diventare il nome identitario dell’intero territorio provinciale.

Ma quella nuova provincia nasce mettendo insieme mondi storicamente molto differenti tra loro: i territori pontifici dell’antica Campagna e Marittima, le aree appartenute per secoli alla Terra di Lavoro borbonica e il grande mondo montano e appenninico del Sorano e della Valcomino. Tre realtà differenti finirono improvvisamente dentro un unico contenitore amministrativo.

Ed è proprio lì che il termine “Ciociaria” cominciò lentamente a trasformarsi da definizione folkloristica a identità territoriale generale. Ma non tutti si riconobbero davvero in quel processo. Per alcune aree del sud della provincia il riferimento identitario restò ancora a lungo la Terra di Lavoro. Per molte comunità montane rimase più forte il senso di appartenenza locale o appenninico. Per altri territori continuò invece a prevalere l’eredità storica pontificia ed ernica.

Ed è probabilmente per questo che ancora oggi, a quasi un secolo dalla nascita della Provincia di Frosinone, la parola “Ciociaria” continua a essere vissuta in modo diverso da paese a paese.

Forse il vero errore è stato provare a raccontare la Ciociaria come un territorio uniforme. Perché probabilmente la sua forza non è mai stata l’uniformità, ma la pluralità. La Ciociaria è il punto d’incontro tra mondi differenti: Roma e Napoli, Stato Pontificio e Regno Borbonico, pianure e montagne, abbazie benedettine e civiltà contadina, pastori appenninici e operai delle grandi fabbriche del Novecento. Ed è forse proprio questo il motivo per cui non tutti si sentono ciociari allo stesso modo.

Perché la Ciociaria non è un’identità semplice. È un mosaico. E forse la sua vera ricchezza sta proprio lì: nell’essere una terra nata dall’incontro, spesso difficile e contraddittorio, di storie diverse che nel tempo hanno imparato lentamente a convivere sotto un unico nome.