REGIONE - CIOCIARIA ABBANDONATA E TERRA DI CONQUISTA

  • Tommaso Villa

La paventata e, in itinere, defenestrazione dell'assessore Ciacciarelli segna il momento più basso e politicamente esecrabile per il governo Rocca in Ciociaria. Di fatto, una provincia, la Ciociaria, oggi letteralmente allo sbando e terra di conquista da parte di capitani di (s)ventura che accampano demagogicamente solo diritti elettivi non curanti dei tanti problemi del territorio, è fuori dalla giunta regionale.

L'allegra brigata dei rappresentanti locali alla Pisana perde l'unico importante incarico istituzionale: l'assessorato, per quanto ridimensionato, alle politiche abitative, del mare e della protezione civile, l'unico riservato a questa provincia di 470.000 abitanti. Mestamente, nessun portavoce di Fdi, FI, Lega ha chiesto una deroga a Rocca per tutelare il territorio, una debaclè pesantissima che palesa l'ipocrisia e la mediocrità del centro destra regionale che ha trattato la Ciociaria solo come latifondo elettorale.

Questa è la logica della destra al governo: il territorio è al servizio dei partiti, non viceversa, dottrina pseudosovranista pedissequamente confermata, del resto, dalle recenti elezioni provinciali. Questo rimpasto, voluto solo per mere esigenze partitocatriche e per fini puramente elettorali, evidenzia quali sono i reali interessi degli Onorevoli in regione e in parlamento: il particolarismo.

Spiace vedere una provincia importante e baricentrica come quella frusinate, dalla gloriosa tradizione industriale, in balìa degli eventi, in balìa della crisi economica che morde le tasche delle famiglie ciociare, in balìa della desertificazione industriale, ormai inarrestabile e in balìa della preoccupante crisi sociale sempre più evidente. Per inciso, la povertà sociale nasce dalla povertà economica e la colpa è di questo modo di far politica incapace di interagire con il territorio e inabile a programmare pianificazioni di rilancio e sviluppo economico. In 3 anni e più di governo Meloni e di governo Rocca, a cosa abbiamo assistito? A sterili proclami, a reiterate promesse e a un incessante e pusillanime vittimismo mediatico.

Il fallimento del governo Meloni è imbarazzante e scandito da dati certi e inoppugnabili: 35 mesi consecutivi di recessione con un trend consolidato, per il bienno 2024 – 2025, di – 3,5% della produzione industriale. Lo stato sociale in forte agitazione e i venti di guerra medio-orientali evidenziano tutta la debolezza del precario sistema politico economico melonicentrico: ininflunte e caoticamente sovranista in Europa, anacronistico e corporativo in Italia. Sanità, istruzione, giustizia, sicurezza sociale, sono cardini eneludibili della nostra società oggi fortemente a rischio.

Veniamo al casus belli di Stellantis Cassino. La manifestazione di venerdì ha segnato la grande distanza tra il mondo politico e il mondo reale. La pletora di politici presenti alla manifestazione non ha tolto e aggiunto nulla al problema dell'impianto industriale di Cassino; ha certificato, drammaticamente, la debolezza del nostro stato sociale.

Credere che una manifestazione di piazza, per quanto legittima, condivisa e partecipata, possa cambiare lo stato delle cose è pura utopia, come è imbarazzante, oggi, da parte della Regione, a crisi conclamanta, ad un passo dal baratro, chiedere, solo oggi, velleitariamente la presentazione del piano industriale a Stellantis. Semplicemente sconcertante.

Faccio presente che quando il campanello d'allarme suonava a Termini Imerese, nel Lazio e a Roma nessuno ha provato a pensare che quella situazione poteva a medio termine ripetersi a Cassino. A termini Imerese, stabilimento Fiat aperto nel 1971, dove si è arrivati a produrre anche 2 milioni e mezzo di Panda, la propretà, delle manifestazioni di piazza non se ne è letteralmente curata. Delle doglianze politiche, regionali e nazionali, se ne è altamente infischiata e lo stabillimento siciliano è stato chiuso, senza se e senza ma.

Ora secondo Rocca, Angelilli e Trequattrini, Stellantis ha timore di ripetere la stessa strategia per Cassino? Ma sanno tutti quei politici presenti e assenti alla manifestazione di venerdì che Stellantis era in trattativa con gli emiratini per vendere Maserati e Alfa? Vendita ora più lontana per la guerra in corso? Sanno che Cassino era stata proposto agli arabi come cadou, come souvenir? Esiste un principio non scritto della contrattazione che qualcuno elude: se lo stato è debole non è credibile e pertanto non è un interlocutore che può dettare le condizioni e obbligare una multinazionale a dialogare, tantomeno ad accettare imposizioni.

Questi grandi pensatori, Malthus in confronto a loro era un semplice discente, si sono mai chiesti perchè per lo stabilimento Stellantis di Melfi già esiste un piano industriale e per Cassino no? Sanno che Melfi è in Basilicata e la regione lucana rientra nella Zes Unica che garantisce defiscalizzazioni, fondi perduti, sgravi fiscali e previndenziali non riservati al Lazio.

Quindi a fronte di carenze infrastrutturali notevoli, come Cassino, antieconomico anche energeticamente, la Lucania può proporre misure economiche dignitose e utili per consolidare Melfi. Misure che il Lazio non ha e non avrà grazie a Meloni, Rocca, Angelilli e Trequattrini e via dicendo. A meno che non si vogliano celebrare, magno gaudio, anche i 6 milioni promessi ai piccoli comuni laziali a ridosso della Zes.

L' urlo di dolore, grondante rabbia, della piazza di Cassino segna una cesura, una spaccatura insanabile tra il futuro di questo territorio e questa classe politica inetta, incapace di proteggere il presente dello stabilimento cassinate e decisamente inabile e inaffidabile a pianificarne il futuro. Il fallimento è incontestabile come lo è il ruolo marginale del Mimit e del governo Italiano. Serve un immediato cambio di passo e di metodo per risollevare l'economia del belpaese. I fatti dimostrano eloquentemente, oggi, che il libero mercato non è una dottrina infallibile, va corretto e mitigato con l'intervento dello stato centrale: si torni a vincolare gli interessi strategici nazionali anche a costo di deficit spending. Nel caso di Cassino, il settore dell'automotive è strategico e va tutelato. Se è il caso, lo stabilimento di Cassino va nazionalizzato.

Non credo che questo governo, presunto sovranista, convinto assertore del capitalismo ad oltranza, abbia il pudore di fare autocritica e riparare agli errori strutturali commessi, quindi è necessario un immediato ritorno al voto. La politica economica del governo Meloni non è in grado garantire crescita e sviluppo per la nazione e tantomeno per il nostro territorio.

Lorenzo Fiorini

Psi