STELLANTIS - ASSEMBLARE CITY CAR PRODOTTE IN CINA ?
- Tommaso Villa
Lo stabilimento Stellantis di Cassino è a un passo dalla chiusura, il tanto atteso piano industriale che Filosa svelerà a fine maggio sancirà l'ulteriore ridimensionamento delle strutture produttive di Cassino e di Poissy.
In particolare Cassino sarà destinata all'assemblaggio delle city car prodotte in Cina dalla Leapmotor, di cui Stellantis detiene il 20%, mediante Leapmotor International, joint venture cino-europeo. La guerra nel golfo ha messo in fuga i capitali arabi interessati ai brand Alfa e Maserati e questo segna la fine del glorioso stabilimento cassinate.
Si passerà da prestigiosi progetti interamente sviluppati in Italia al montaggio di semplici utilitarie fatte da una fabbrica orientale nata poco meno di 12 anni fa e questo la dice lunga sullo stato delle cose e sul gap accumulato in pochi anni nel settore dalle case europee.
Anche in questa occasione sono venuti a galla i limiti di una politica inadeguata, impalpabile, attendista mai incisiva del governo Meloni. Tutte le vertenze industriali affrontate dal governo Meloni sono state devastanti per il nostro stato sociale. Gli ammortizzatori sociali hanno conosciuto livelli di richiesta mai raggiunti prima. Una debacle per lo stato italiano con costi sociali enormi, si veda il caso ex Ilva di Taranto.
Incomprensibile il comportamento del ministero del Made in Italy, la cui utilità dovrebbe a questo punto essere messa in discussione. Di made in Italy se si continua di questo passo, in Italia, resterà ben poco. Con Cassino va in fumo un avamposto importante della metalmeccanica italiana, è la fine del know how secolare che ha portato questo paese a diventare un polo industriale di importanza mondiale. Visti i soli 17 giorni di lavoro da gennaio ad oggi è folle e puerile pensare che Filosa il 21 maggio possa tirar fuori dal cilindro la sorpresa di nuove piattaforme per Cassino Plant.
Il futuro è già segnato e lo provano i fatti. Purtroppo, con la morte di Marchionne è finita un'epoca e la perentoria delocalizzazione, accelerata financo da Tavares, la dice lunga sul fatto che l'automotive abbia il destino segnato in Italia. Colpa ascrivibile alle politiche economiche di tutti i governi da venti anni a questa parte. Colpa del peregrino vassallaggio in uso a schiere di politicanti opportunisti, colpa della miopia europea che non è mai riuscita a trovare una koinè sincretica tra mittle-Europa e Europa mediterranea: la troika Van Der Leyen ne è la sintesi più degradante.
L'orizzonte cinese, per Cassino, ad oggi, rappresenta un magro contentino dato solo per non creare frizione tra governo e parti sociali. Un mutuo soccorso per evitare fibrillazioni e creare uno stato di sudditanza giovevole ad entrambe le parti per puri motivi elettorali. Pianificato da tempo? Se così fosse, sarebbe decisamente indignante perchè sarebbe la pistola fumante della svendita di un settore strategico, quale l'automotive, per una manciata di noccioline ad abili e spregiudicati saltinbanco. Cosa che speriamo non succeda anche con Pirelli.
Del resto, come purtroppo dimostrano le strategie economiche del gruppo Stellantis il futuro della produzione di massa non è più l'Italia ma la Serbia, il Brasile e il Nord Africa. Cassino come Termini Imerese? Ecco i politici oggi al governo inizino a fare qualcosa di sistemico e funzionale, nonultimo esercitare il golden power, per scongiurare questo scenario. Spero che questo sia ben chiaro anche a chi ancora oggi, non so con quale intento e finalità, si affanna a creare fantomatiche e anacronistiche assemblee delle regioni italiane produttrici di auto o chi crede che il governo Meloni possa ancora rendere, taumaturgicamente, competitivo il settore automotive tricolore con chissà quale potere divino. Semplici e dolorose perversioni care a una politica lontana dalla realtà e ancorata a retaggi e lignaggi autoreferenziali che mal si conciliano con le dinamiche storiche attuali.
Manca visione politica, manca massa critica, questo governo non ha autorità e non è in grado di imporla. In questo contesto, spiace sottolineare la totale assenza di interventi dei rappresentanti europei eletti nel Lazio. Nessuno, destra, centro, sinista che abbia alzato un dito, nessuno che abbia chiesto un incontro con la proprietà, nessuno che abbia sviluppato progettualità di rilancio del settore puntando su autonomie e tecnologie oggi futuribili ed ecologiche così fosse se ne può fare oggettivamente a meno. Come si può fare a meno di enti locali accessori, ad oggi, puramente pleonastici checchè ne pensi qualche sindacato schierato e premiato politicamente con ruoli apicali in dicasteri importanti.
Un governo che non sa ascoltare i territori ma che è solo attento alla propria sopravvivenza sempre più costellata da situazioni picaresche e parodistiche, affaire Sangiuliano o degne di un romanzo di appendice boccacesco quale la pochade Conte, o di laide ripicche correntiste, caso Del Mastro, caso Bartolozzi, caso Santanchè, un governo a cui in massa gli italiani hanno detto che la costituzione non si tocca e che la magistratura è terza, non è in grado di salvaguardare i diritti di questa nazione, deve solo rassegnare le dimissioni invece di continuare a far danni in Italia e in Europa.
Si torni al voto
Lorenzo Fiorini