REGIONE - PIU' POTERE A ROMA MA TUTELIAMO LE PROVINCE
- Tommaso Villa
A fine aprile è stato approvato dalla Camera dei Deputati, in prima lettura, il disegno di legge costituzionale del Governo che contiene una serie di disposizioni volte al potenziamento del ruolo di Roma Capitale, trasformandola in un ente territoriale costitutivo della Repubblica e attribuendo ad essa funzioni e competenze sulle materie rimesse agli enti regionali, oltre a rafforzare gli strumenti amministrativi già esistenti.
Come è noto, affinché il disegno di legge costituzionale in questione venga approvato definitivamente, occorre anche il voto favorevole del Senato e, successivamente, una nuova approvazione da parte dei due rami del Parlamento. Qualora mancasse una maggioranza di due terzi, si renderebbe necessario un referendum confermativo.
Roma Capitale è patrimonio di tutti e, quindi, salutiamo con favore l’avvio dell’iter della riforma. C’è un però di cui nessuno parla, tranne noi Socialisti. Con l’approvazione definitiva del disegno di legge costituzionale, quali conseguenze ci saranno sulla Regione Lazio? Se quasi tutte le competenze regionali passeranno a Roma Capitale, cosa ci resteranno a fare alla Pisana i Consiglieri Regionali di Roma? Ad occuparsi dei problemi agricoli dell’agro pontino o della crisi industriale del frusinate?
È la solita storia, abbastanza frequente purtroppo nel nostro Paese. Quando si fa una nuova legge, non si riflette abbastanza sulle conseguenze che essa può determinare sulle istituzioni già esistenti.
Noi Socialisti non ci limitiamo soltanto ad esprimere perplessità, ma con spirito costruttivo insistiamo nell’avanzare una proposta che sarebbe risolutiva, perché darebbe a Roma Capitale poteri ancora maggiori rispetto a quelli previsti nel disegno di legge costituzionale e, nello stesso tempo, terrebbe conto anche delle esigenze dei territori del resto del Lazio.
La soluzione consiste nel trasformare Roma Capitale in una vera e propria Regione a sé stante, con la contestuale creazione di una “Regione Lazio dei Territori”, composta dalle province di Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo, oltre all’area metropolitana di Roma, eccetto ovviamente il comune di Roma.
Due regioni, quindi, sia per dare maggiori poteri a Roma Capitale, in linea con quanto avviene per altre capitali europee e occidentali, sia per porre finalmente in equilibrio quel rapporto tra Roma e resto del Lazio che al momento risulta eccessivamente sbilanciato, a livello regionale, sulla Capitale, sia in termini di rappresentatività che di efficacia delle decisioni.
Qualora non fosse possibile operare in tal senso, i Socialisti del Lazio auspicano, comunque, che vengano introdotti degli elementi di riequilibrio della rappresentatività delle province nel vigente ordinamento regionale, mediante modifiche di carattere statutario ed elettorale che conferiscano ai territori delle quattro province periferiche e all’area metropolitana un adeguato e proporzionale peso specifico nel consiglio regionale, rimuovendo quelle disarmonie che allo stato attuale penalizzano fortemente la rappresentanza e la capacità decisionale dei circa 2,9 milioni di abitanti del Lazio (eccetto Roma) in confronto ai circa 2,7 milioni di abitanti della Capitale.
Gian Franco Schietroma
Segretario Regionale PSI Lazio