ALATRI - UNA NUOVA IDEA DI CITTA'
- Tommaso Villa
È una mattina di inizio settembre e l'asfalto del piazzale del mercato brucia sotto il sole estivo, accumulando calore e restituendo alla città una bolla d’aria rovente. Trovi chi cammina verso il centro o verso il Campo Sportivo Chiappitto tagliando rapidamente quella distesa grigia, cercando con lo sguardo un cono d'ombra che semplicemente non c’è, un riparo dal quel sole rovente.
Da qui e per rendere piu vivibile la mia città l'idea da cui muove questo intervento, un progetto per il prossimo futuro: ribaltare la prospettiva con cui abbiamo sempre guardato questo luogo, superando la retorica del verde inteso come puro "abbellimento" o per altri slogan elettorale. Per decadi la gestione del verde urbano è avanzata per frammenti e per "gabbie", a compartimenti stagni — l’albero isolato ritagliato in un piccolo "quadrotto" di cemento, l'aiuola delimitata a margine della carreggiata, la pianta trattata alla stregua di un elemento d’arredo statico e decorativo da dimenticare una volta installata.
In linea con le riflessioni che animano i miei interventi e le linee di sostenibilita e guardando sia alla Teoria Generale dei Sistemi sia alle intuizioni dell'ecologia teorica di Ludwig von Bertalanffy e dei fratelli Odum, la conservazione e la pianificazione dell'ambiente devono essere intese come una disciplina scientifica rigorosa ed orientata ai dati. La vegetazione urbana non è un ornamento da disporre nei ritagli di risulta, solo per parlare di citta' green, ma una vera e propria rete metabolica dell'intero impianto urbano. Progettare un’area non significa piantare uno o più alberi, piantati spesso secodo criteri inesistenti e scegliendo specie inadatte, come fossero pali della luce o contenere la vegetazione dentro superfici impermeabili, ma orchestrare e governare flussi vivi: flussi d’acqua, di calore, di energia, di persone e di biodiversità.
La scelta strategica di concentrare l'intervento sull'area del parcheggio e sulla viabilità perimetrale, lasciando intatta la parte interna del campo sportivo, risponde ad una pragmatica necessità di efficacia a corto raggio. Intervenire sul piazzale richiederebbe un semplice cantiere leggero, sostenibile nei costi e realizzabile in tempi brevi, senza mai interrompere il mercato del venerdì e le attività sportive e sociali locali. Risulterebbe un'azione strategica che de-pavimenta (depaving) dove l'asfalto colpisce maggiormente l'ecosistema, producendo un beneficio microclimatico e idrologico immediato per tutta la comunità.
Come evidenziato anche in altri contesti più o meno istituzionali, deimpermeabilizzare richiede una reale visione idrologica ed ecofisiologica d'insieme per integrarsi perfettamente nella pianificazione della città ed evitare che le trasformazioni si riducano a una semplice contabilità di cantiere. Lungo un precisso asse di orientamento, la nuova mappa del piazzale si traccia attraverso i filari di specie accuratamente selezionate per coerenza e resistenza (ne occorrono solamente due anche in linea con il piano del verde).
Durante i mesi estivi, le loro chiome produrranno una volta ombrosa naturale: proiettando frescura sulle automobili in sosta e riparando i banchi del mercato del venerdì, abbassando infine le temperature superficiali di diversi gradi. Parallelamente al parcheggio prende forma la pista pedonabile, un corridoio protetto e schermato da aiuole drenanti e vegetazione perenne, che accompagna in sicurezza i passi di chi cammina e le ruote di chi pedala. Al margine, la zona di riposo si trasforma in uno spazio sociale quotidiano, dotato di panchine e fontanelle all'ombra degli alberi. In questo contesto, l'attenzione alla progettazione dell'illuminazione pubblica consente anche di tutelare la "notte biologica" dal fenomeno dell'inquinamento luminoso (ALAN), preservando i ritmi vitali della fauna notturna e l'ecofisiologia degli alberi urbani.
In quest'architettura viva, anche l'aspetto apparentemente arido dell'erba estiva rivela la sua profonda intelligenza ecologica al contrario di tanti prati di erba sintetica. L’erba che ingiallisce, senescente, durante la stagione calda non è vegetazione morta, né rappresenta un fallimento manutentivo: è in dormienza, un naturale meccanismo di sopravvivenza per proteggersi dal calore estremo. Sotto quella superficie apparentemente secca batte un suolo vivo, un micro-mondo di radici, insetti e microrganismi che continua a lavorare per la città.
Quando arrivano le piogge intense, il terreno permeabile assorbe l'acqua ricaricando le falde e proteggendo il quartiere dagli allagamenti, mentre l'asfalto circostante la respinge, creando un deserto idrico. Le radici trattenute nel suolo continuano a sequestrare carbonio e a contrastare l'erosione. Alla prima pioggia d'autunno, quel prato torna verde da solo, senza richiedere le enormi risorse energetiche ed ambientali necessarie per produrre, stendere o smaltire pietra e bitume.
Come ricordato anche da altre analisi in altri territori e contesti complanari una visione lungimirante deve superare la gestione passiva e la frammentazione delle competenze. L'integrazione multidisciplinare tra botanici, ecologi, agronomi, forestali e urbanisti è la chiave per applicare quei principi vicini al Nature Restoration Law e all'esperienza delle "Città Resilienti".
Riscrivere lo spazio del in questo caso del parcheggio del Campo Chiappitto, assieme a nuovi modelli di realizzazione delle arterie stradali, potrebbe significare dunque restituire un respiro sistemico alla città: trasformare una distesa di bitume in una struttura vegetale aperta, dove l'ambiente non è un fondale decorativo, ma un'infrastruttura viva e scientificamente pianificata a servizio della salute e della sicurezza delle persone che vivono la propria città.
Dopo tanti sforzi ad oggi compiuti credo questa sia una prospettiva concreta da seguire.
Matteo Marcoccia
Esperto in materia ambientale, docente, dottore in Scienze Naturali e Biologia della Sostenibilità, Micologo e Perito Agrario Laureato.