ARPINO - SGARBI, IL VALORE AGGIUNTO ALLA STORIA DELLA CITTA'
- Tommaso Villa
Ad Arpino il nome di Vittorio Sgarbi non è mai stato un nome qualunque. È stato una scelta, una scommessa, per qualcuno una provocazione culturale, per altri un’opportunità di visibilità per una città che di storia ne ha da vendere ma che spesso fatica a farla pesare fuori dai propri confini.
Negli ultimi mesi però il dibattito attorno al sindaco si era fatto più silenzioso. Le notizie che arrivavano non parlavano di mostre, iniziative o progetti, ma di aule di tribunale e di condizioni di salute non semplici.
L’assoluzione nel procedimento sul caso del quadro di Rutilio Manetti rappresenta oggi un punto fermo: sul piano giudiziario quella vicenda si chiude senza una condanna. Non è un dettaglio per chi ricopre un ruolo istituzionale, perché l’ombra del dubbio, giusta o ingiusta che sia, in politica pesa sempre.
Resta poi il lato umano. Sgarbi ha raccontato di aver attraversato un periodo difficile dal punto di vista fisico e psicologico. Chi è abituato a vederlo combattivo e onnipresente ha notato il cambio di passo, le assenze, i toni diversi. Sono aspetti che raramente entrano nei comunicati ufficiali ma che incidono nella realtà più di quanto si dica.
C’è infine la vicenda familiare, delicata per definizione. Qui la politica dovrebbe fermarsi sulla soglia: sono questioni che appartengono prima di tutto alla sfera personale e che un tribunale sta valutando con strumenti tecnici. Trasformarle in arma di polemica dice poco sulla qualità del confronto pubblico.
E allora ad Arpino la domanda vera, quella che gira tra i bar e nelle conversazioni a mezza voce, è un’altra. Questa fase segna un progressivo distacco oppure può essere il momento di ripartenza?
L’assoluzione toglie un macigno. Se la salute accompagnerà e se le vicende personali troveranno un equilibrio, il ritorno a una presenza più piena non è uno scenario campato in aria.
La politica locale ha una memoria lunga ma anche molto pragmatica. Alla fine contano la presenza, le decisioni, la capacità di esserci quando serve. Sgarbi è uno che divide, lo è sempre stato, ma è anche uno che catalizza attenzione. Arpino, scegliendolo, questo lo sapeva.