CIOCIARIA - CREDITO ALLE IMPRESE, PROFONDO ROSSO
- Tommaso Villa
C'è un vecchio film di Dario Argento che tutti ricordano. Suspense, misteri, ombre che si allungano e un finale che lascia poco spazio alle illusioni. Oggi quel titolo sembra descrivere perfettamente lo stato dell'economia della provincia di Frosinone: Profondo Rosso.
Quello che vivono tutti i giorni le aziende ciociare. Rosso come i numeri che arrivano dall'ultimo rapporto della CGIA di Mestre sul credito alle imprese. E non siamo certo noi a dirlo. E no, non è un'opinione. Sono dati. Mentre il Lazio cresce e registra uno degli aumenti più consistenti d'Italia nell'erogazione di prestiti alle imprese, la provincia di Frosinone scivola tra le peggiori realtà nazionali.
In un solo anno il credito alle aziende ciociare si è ridotto di oltre 138 milioni di euro, con un calo superiore al 5 per cento. Ancora peggio per le piccole imprese, quelle che rappresentano la vera ossatura del nostro sistema economico. Il paradosso è tutto qui. La regione Lazio vola. L'Italia, dopo anni difficili, torna a vedere segnali positivi sul fronte del credito. Ma la Ciociaria resta ferma sulla banchina mentre il treno passa. Un treno che, sempre più spesso, sembra non avere alcuna intenzione di fermarsi qui. Nonostante le promesse.
I numeri regionali raccontano infatti una realtà completamente diversa. Il Lazio è la regione che cresce di più grazie soprattutto all'effetto trainante della Capitale. Miliardi di euro di nuovi finanziamenti confluiscono nell'area romana, attirando investimenti, imprese e progetti. Poi si guarda oltre il Grande Raccordo Anulare e il panorama cambia improvvisamente. Frosinone arretra. Latina rallenta. Rieti e Viterbo faticano.
È come osservare due regioni diverse sotto la stessa bandiera. Da una parte Roma che corre. Dall'altra le province che arrancano. Una situazione che con il passare del tempo è sempre più evidente e che non può più far finta di nulla. Basta dati aggregati, Roma conta più di tutta la regione.
Qualcuno potrebbe sostenere che le banche prestano meno perché sono diventate più prudenti. Forse. Ma questa spiegazione non basta. Le banche non chiudono il portafoglio per capriccio. Lo fanno quando vedono diminuire le opportunità, gli investimenti e la fiducia nel futuro. E qui sta il vero nodo della questione. Il credito non fugge da Frosinone per caso: quando un territorio smette di crescere, anche le banche chiudono il portafoglio. La domanda allora non è perché gli istituti di credito concedano meno prestiti.
La domanda è un'altra. Perché in provincia di Frosinone ci sono sempre meno imprese che chiedono soldi per investire? Perché tanti imprenditori preferiscono attendere invece di rischiare? Perché i giovani continuano a guardare altrove? Perché l'industria perde terreno senza che si intraveda una vera strategia di riconversione?
La crisi dell'automotive. Le incertezze sul futuro industriale. La vicenda infinita della Valle del Sacco. La burocrazia. Le infrastrutture che arrivano sempre dopo se arrivano. Ogni problema, preso singolarmente, può essere affrontato. Ma quando si sommano tutti insieme generano una pericolosa sensazione di immobilismo. E l'immobilismo è il peggior nemico degli investimenti.
Forse è arrivato il momento di prendere atto di una verità che molti continuano a ignorare. Il Lazio sta crescendo. Ma non sta crescendo tutto il Lazio. Sta crescendo Roma. Il resto, sempre più spesso, assomiglia a una periferia amministrativa ed economica. Una periferia che produce, lavora, paga le tasse e continua a chiedere attenzione. Un'attenzione che a nessuno sembra interessare concedere.
E più la provincia sprofonda, meno diventa influente. Solo territorio da assoggettare a Roma, con la complicità di qualche locale. E noi buon viso anche a cattivo gioco. Qualcuno sostiene che la righina è stata tirata. E per fortuna. Perché senza neanche quella righina saremmo terra di nessuno. Da Roma ormai è chiaro: Frosinone è la sua preferita. E come tale deve essere trattata. La domanda è se sia chiaro anche qui, in Ciociaria. Qualcuno lo dovrebbe spiegare alla nostra classe dirigente.