COMMERCIO - I NEGOZI CHIUDONO, IL TERRITORIO SI SPEGNE
- Tommaso Villa
C’è un modo silenzioso con cui un territorio inizia a spegnersi. Non fa rumore. Non provoca cortei. Non apre dibattiti televisivi. Non diventa emergenza nazionale. Succede una mattina qualsiasi, quando una serranda resta abbassata un giorno di troppo. Poi un’altra. Poi un’altra ancora. E alla fine una strada che per quarant’anni aveva avuto luce, voci, incontri, odore di pane, clienti abituali e vita quotidiana, diventa semplicemente un posto da attraversare in fretta.
I dati dell’Osservatorio Nomisma sul commercio di prossimità nel Lazio raccontano anche questo. E la provincia di Frosinone, purtroppo, ci entra dentro perfettamente. In dieci anni la Ciociaria ha perso 657 attività commerciali. Un dato importante, ma che da solo rischia di essere persino fuorviante. Perché la vera notizia non è soltanto quanti negozi chiudono. È capire cosa resta dopo. Ed è lì che i numeri iniziano davvero a preoccupare.
La provincia di Frosinone perde meno attività rispetto ad altre aree del Lazio. Questo significa che il tessuto commerciale locale, almeno in parte, ha ancora una capacità di resistenza. Non è un dettaglio secondario. Nei piccoli comuni ciociari il negozio di prossimità continua spesso a essere molto più di un’attività economica: è presidio sociale, relazione umana, punto di riferimento. Ma subito dopo arriva il dato che cambia completamente la lettura.
Mentre nel Lazio gli addetti del commercio crescono del 26,9%, in provincia di Frosinone aumentano appena del 10,1%. Tradotto: il nostro territorio perde negozi ma non riesce nemmeno a costruire una nuova economia commerciale abbastanza forte da sostituire quella che scompare. È questo il vero nodo.
Roma chiude botteghe ma concentra occupazione nelle grandi strutture, nei servizi organizzati, nelle catene e nei nuovi modelli commerciali. In Ciociaria invece sembra consumarsi una lenta riduzione del tessuto economico senza una vera trasformazione compensativa.
E il rischio di un territorio che si riduce lentamente è molto più pericoloso di quello di un territorio che cambia velocemente. Poi c’è forse il dato più clamoroso dell’intero report Nomisma: a Frosinone il valore degli immobili commerciali cala del 2,7%, ma gli affitti salgono del 15,9%.
È un paradosso enorme. Significa che fare commercio costa sempre di più, mentre il valore reale dell’attività non cresce nella stessa misura. In pratica il rischio resta sulle spalle del commerciante. Bollette, Personale, Concorrenza online, Pressione fiscale, Margini ridotti, Consumi deboli. E nel frattempo gli affitti aumentano.
Così resistono soltanto le attività più strutturate o quelle che riescono a lavorare con volumi elevati. Gli altri arrancano. E molti si fermano. Ma attenzione: qui non si tratta di nostalgia per “i bei tempi andati”. Il commercio cambia ovunque. È inevitabile. Il problema della Ciociaria è un altro: la trasformazione appare troppo debole per generare nuova forza economica.
Dietro questi numeri si intravede infatti un fenomeno ancora più profondo: redditi bassi, giovani che se ne vanno, popolazione che invecchia, consumi che rallentano, piccoli comuni che perdono centralità. Ed è qui che la desertificazione commerciale smette di essere soltanto una questione economica.
Perché quando chiude un negozio in una grande città spesso nessuno se ne accorge. Quando chiude in un piccolo centro della Ciociaria cambia il volto stesso della comunità. Si svuota una piazza. Si spegne una strada. Diminuisce la percezione di sicurezza. Cala il valore sociale di un quartiere. Si perde relazione umana. Gli immobili perdono valore. E lentamente il territorio smette di vivere. La verità è che oggi la provincia di Frosinone si trova davanti a un bivio storico.
Può limitarsi a subire il cambiamento, lasciando che tutto venga assorbito da grandi poli commerciali, piattaforme online e consumo impersonale. Oppure può iniziare finalmente a costruire un modello nuovo, capace di integrare: commercio di prossimità, innovazione, identità territoriale, servizi, turismo, digitalizzazione, comunità.
Perché il piccolo commercio del futuro non sopravvivrà soltanto vendendo prodotti. Sopravvivrà vendendo esperienza, fiducia, territorio, relazione umana. E forse è proprio questa la domanda che la Ciociaria dovrebbe iniziare a porsi adesso: vogliamo continuare a essere una terra viva… oppure diventare lentamente un territorio di serrande abbassate e luci spente?
Questo deprimente scenario riaccende il dibattito sull'inutile ruolo delle Camere di Commercio. Per i piccoli negozi sono solo un costo, una tassa annuale. Per chi le governa e per i politici uno stumento per organizzare passerelle.