CASSINO CAPITALE DELLA CULTURA - BATTAGLIA SENZA STECCATI E... GUFI DA TASTIERA

  • Tommaso Villa

Dopo quelle che l’hanno preceduta nei giorni scorsi, in ordine di tempo l’ultima dichiarazione di sostegno alla candidatura di Cassino al titolo di “Capitale italiana della Cultura 2029”, è arrivata da Giuseppe Sacco, sindaco di Roccasecca, di fresca nomina presidente di “LAZIOcrea S.p.A.”. A lui intanto, cogliendo l’occasione, vanno pubblicamente le congratulazioni e gli auguri di buon lavoro per il nuovo prestigioso incarico.

Qualche incomprensione politica del passato non gli ha impedito di cogliere l’importanza di unire la sua a quella di altre voci autorevoli ( e di ciò gli va dato merito). Voci indubbiamente ancor più significative dal punto di vista politico proprio perché provenienti anche dal versante di centrodestra.

Insieme, quindi, per una battaglia comune, uniti, al di là degli steccati, per il valore strategico che riveste questo impegnativo percorso per il nostro territorio e per l’intera Provincia, non solo per la “città martire”. E’ una battaglia da combattere con convinzione, con spirito solidaristico, utilizzando la candidatura non come una semplice celebrazione del passato, ma come una opportunità di rilancio economico, sociale e morale attraverso la cultura, l’abbazia, l’università.

Da affrontare mediante un piano – come è stato ipotizzato - che mira a creare un nuovo modello di sviluppo basato sulla cooperazione e sulle competenze (ispirato alla regola benedettina dell’ ora et labora), coinvolgendo attivamente i giovani e le comunità migranti per ridefinire il concetto di comunità e rispondere alla crisi della disoccupazione. A tal proposito, per dare concretezza a questa visione di rilancio, il professor Paolo Verri, nel suo intervento di presentazione del progetto, la scorsa settimana in sala Restagno ha tracciato alcune direttrici e modelli molto chiari, basati sulla sua esperienza ( come il successo di Matera 2019).

Cose serie, forse troppo per quei “lanzichenecchi” che hanno snobbato l’incontro in una affollatissima sala Restagno, ma non hanno puntualmente fatto mancare le loro critiche via social. Eppure la cornice dell’evento di presentazione della candidatura, a dire il vero, era quella delle grandi occasioni. A presiedere, vicino al prof. Verri, il sindaco Salera e le altre massime istituzioni del territorio: l’Abate di Montecassino a rappresentare lo spirito e i quindici secoli di storia dell’Abbazia; il Rettore dell’Università a farsi garante di quella “città degli studi” che accoglie migliaia di ragazzi di cui tantissimi stranieri; il Presidente della Banca Popolare del Cassinate immancabile polmone finanziario e culturale delle imprese locali.

Invece, nemmeno il tempo di archiviare i flash di Michele Di Lonardo che sui social è scattata l’inevitabile levata di scudi, mossa da quell’ironia tagliente che – bisogna ammetterlo – fa un po’ parte del Dna di chi questa città la vive e la critica ogni giorno, salvo non riuscire a lasciarla quasi mai. Neppure per andare a prendere altrove una boccata d’aria diversa per alcuni giorni.

Tre fondamentalmente i grandi filoni da tastiera entrati subito in azione. Il primo, il più diffuso. Per molti l’operazione “Cassino 2029” non sarebbe altro che un modo per distogliere lo sguardo dalle buche sull’asfalto, dalla villa comunale accessibile solo in minima parte, dalla incerta sorte di Stellantis, per proiettare i cittadini in un futuro radioso, mentre si combatte con l’ordinaria amministrazione del presente.

Il secondo. Si tratterebbe di una aspirazione velleitaria, di un vestito troppo grande per le spalle di questa città. Il terzo, infine, dipinge l’iniziativa come una fiammata passeggera, un evento da vetrina destinato a spegnarsi il giorno dopo i festeggiamenti dei 1500 anni della fondazione, lasciando il territorio esattamente com’era prima.

La sfida del 2029, ironicamente, comincia proprio da qui: dimostrare ai gufi da tastiera che la cultura non è una astrazione da salotto, ma, forse, l’unica vera infrastruttura capace di rimettere in moto un territorio e una città che, per sua stessa natura, è abituata a rinascere (Succisa virescit) smentendo tutti.

Mario Costa