GIOVANI - CIAO CIOCIARIA, MA SEMBRA UN ADDIO

  • Tommaso Villa

I giovani se ne vanno dalla Ciociaria e ciò che preoccupa è la qualità di questa perdita. Nell'ultimo periodo, la fascia tra i 18 e i 34 anni si è ridotta in modo marcato, mentre l’età media ha superato i 45 anni, in linea con un indice di vecchiaia tra i più alti del Lazio.

E qui entra il secondo fattore. Nel 2023, sempre secondo ISTAT, in Italia sono nati 379.000 bambini, il minimo storico dall’Unità. Nelle province interne, come Frosinone, il calo è ancora più evidente: meno nascite ogni anno, meno iscrizioni nelle scuole, meno nuove famiglie. E mentre nascono meno figli, quelli che crescono fanno una scelta precisa.

PARTONO. I dati sui trasferimenti di residenza mostrano che, tra il 2019 e il 2023, migliaia di giovani hanno lasciato la provincia per spostarsi verso aree più dinamiche o all’estero. Un flusso continuo, non episodico. Un’emorragia lenta e inesorabile.

E allora la scena è sempre la stessa. Un ragazzo che studia, che si impegna, che magari prova anche a restare. Poi guarda le offerte, confronta le possibilità, pesa le prospettive. E capisce che, per andare avanti, deve andare via.

Non è una fuga. È una rinuncia. Perché partire significa lasciare affetti, abitudini, identità. Significa rinunciare a un pezzo di sé per costruirne un altro altrove. E questa è la ferita più grande. Non per chi parte. Ma per chi resta. Perché mentre un figlio prende un treno, qui resta un territorio che perde forza.

Secondo il sistema informativo Excelsior di Unioncamere, nel 2023 oltre il 40% delle imprese segnala difficoltà nel reperire personale qualificato. Non perché i giovani non esistano. Ma perché non sono più qui.

Nel frattempo, il reddito disponibile pro capite nella provincia di Frosinone si attesta intorno ai 16.000 euro annui, inferiore rispetto alla media nazionale, come evidenziato dalle analisi del Centro Studi Tagliacarne.

E il tasso di occupazione giovanile nelle aree non metropolitane resta sensibilmente più basso, secondo il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. È un incastro perfetto. Meno opportunità → più partenze → meno giovani → meno sviluppo → ancora meno opportunità.

E dentro questo meccanismo c’è un altro dato, forse il più crudele. Non ci sono abbastanza nuovi nati per compensare chi se ne va. Questo significa che il territorio non si sta solo svuotando. Sta invecchiando. Anno dopo anno, cresce la quota di popolazione anziana. Diminuisce quella attiva. Si restringe la base su cui costruire economia, servizi, comunità. È una trasformazione silenziosa. Ma reale. E, se non governata, irreversibile.

E allora la domanda cambia tono. Non è più solo economica. Diventa umana. Quanti figli ancora dovranno partire per realizzarsi? Quante famiglie dovranno abituarsi a salutare invece che accompagnare? Quanti paesi dovranno riempirsi di ricordi invece che di voci? Perché il punto non è impedire ai giovani di andare. Il punto è non costringerli a farlo. Un territorio sano offre una scelta. Un territorio in difficoltà offre una direzione obbligata. Oggi, troppo spesso, la direzione è una sola. E porta lontano da casa.

CIAO CIOCIARIA ma sembra sempre più un ADDIO.