ECONOMIA - STELLANTIS, TAV, AEROPORTO

  • Tommaso Villa

Quando c’è una crisi industriale, i sindaci si riuniscono. È accaduto anche stavolta, con la vertenza legata a Stellantis e all’indotto del Cassinate. Foto, tavoli istituzionali, richieste di incontro, appelli al Ministero. Tutto corretto. Tutto doveroso.

Ma il punto non è se sia giusto mobilitarsi. Il punto è un altro: perché questa unità si manifesta quasi esclusivamente quando c’è un’emergenza che dipende da un consiglio di amministrazione e non quando si tratta di decisioni che competono direttamente alla politica?

Stellantis è una multinazionale. Le scelte industriali si prendono altrove. La pressione istituzionale può incidere, ma fino a un certo punto. È una battaglia difensiva.

Per le infrastrutture ferroviarie, invece, non le decide un CDA. L’aeroporto di Frosinone non dipende da un manager internazionale. Il rilancio dei distretti industriali è materia di Regione e Governo. L’architettura della legge 36 è politica pura.

L’utilizzo dei fondi PNRR è responsabilità amministrativa. La riqualificazione urbana non si fa a Detroit o a Parigi, ma nei consigli comunali.

Eppure su questi dossier non si vede la stessa compattezza.

  • Non si vede un fronte trasversale dei sindaci che salga in Regione a pretendere una programmazione ferroviaria seria.
  • Non si vede una posizione unitaria e permanente sull’aeroporto.
  • Non si vede una cabina di regia territoriale stabile per i distretti industriali.
  • Non si vede un’azione coordinata sull’uso strategico dei fondi europei.
  • Non si vede un tavolo permanente sulla rigenerazione urbana come leva economica.

Si vede, invece, una mobilitazione episodica quando il gigante industriale tossisce. Il rischio è che la politica locale si abitui a fare la parte dell’osservatore preoccupato. Convocare riunioni è semplice. Incidere sulle scelte strutturali è più difficile. Richiede unità vera, capacità di superare appartenenze, disponibilità a mettere in discussione equilibri. Il problema non è Stellantis. Il problema è la postura del territorio. Un territorio che si muove solo quando perde qualcosa è un territorio che non guida mai la partita. Un territorio che pretende infrastrutture, investimenti, pianificazione industriale, invece, impone agenda.

La domanda allora è semplice: la Ciociaria vuole continuare a sedersi al capezzale delle crisi o vuole cominciare a costruire condizioni strutturali perché le crisi pesino meno?

Se i sindaci riescono a fare fronte comune contro una multinazionale, possono farlo anche davanti alla Regione. Se possono convocarsi per difendere l’esistente, possono compattarsi per costruire il futuro.

Il resto sono riunioni, post social, titoli sui giornali ...