CASSINO - CHE IL GARANTE SIA DAVVERO UNA MANO TESA AI DISABILI

  • Tommaso Villa

In questi giorni è stata annunciata in modo trionfale la nomina del Garante per la tutela delle persone con disabilità, ma purtroppo su questo tema tra le strade della nostra città la realtà parla una lingua diversa e il tono è tutt’altro che trionfale. Parla la lingua dei marciapiedi interrotti, dei trasporti pubblici che sembrano un terno al lotto e di una burocrazia sanitaria che logora chi già deve affrontare battaglie quotidiane ben più pesanti.

Chiedo a me stessa e a voi: ma abbiamo davvero bisogno di un altro ufficio, di un’altra poltrona o dell’ennesimo incarico politico, o avremmo semplicemente bisogno di diritti esigibili e servizi che funzionano?

L’istituzione di un Garante, sulla carta, dovrebbe essere una tutela. Eppure, per molti, suona come il paradosso di un sistema che prima crea l’ostacolo e poi nomina qualcuno per “garantire” che quell’ostacolo venga attenzionato e superato. La dignità di una persona con disabilità dovrebbe essere scolpita nell’efficienza di un ospedale, nell’accessibilità di una scuola e nella civiltà di una strada.

Il timore è che il Garante diventi un altro fardello e limite burocratico. Senza considerare che, per quanti sforzi possa fare, parliamo di un ufficio con sede a Roma, distante dalla nostra realtà e lontano dalle criticità del Basso Lazio. Sarà davvero questa la strada per sbloccare le attese infinite alla ASL di Frosinone o per un decisivo intervento per la rimozione delle barriere architettoniche?

Siamo davvero diventati il Paese in cui è necessario creare un ufficio per concedere ciò che è dovuto?

Non abbiamo bisogno di protocolli d’intesa o di convegni sulle pari opportunità. Le persone che vivono sulla loro pelle la disabilità hanno bisogno di assistenza domiciliare garantita, di insegnanti di sostegno dal primo giorno di scuola e di città dove muoversi non sia un atto di eroismo.

Al nuovo Garante, che è legata particolarmente al nostro territorio, diciamo allora che non servono proclami. Venga a Cassino, provi a mettersi su una sedia a rotelle e provi a vivere la giornata di un cittadino con disabilità tra le strade della nostra città. Forse allora capirà che quella di chi vive la disabilità non è una richiesta di garanzia, ma un grido di libertà. La dignità non si delega a un ufficio, si rispetta con i fatti.

Quando si affrontano tematiche come quella della disabilità, non si può continuare a parlare di commi e leggi, di burocrazia e di uffici a cui rivolgersi che poi, puntualmente, rimandano ad altri uffici, ma è necessario iniziare a mettere mano alla vita vera e al ritardo burocratico, che pesa come un macigno sulle spalle di chi vive la disabilità.

Troppo spesso il disabile che ha un bisogno o una esigenza si scontra con un silenzio che fa rumore, quello delle istituzioni. Per chi vive già una condizione di difficoltà, per chi ogni giorno deve conquistarsi già solo l’opportunità di avere lo stesso punto di partenza degli altri, è indispensabile che la prima istituzione a loro più vicina risponda immediatamente con delle soluzioni e non con un rimando alle responsabilità di altri.

Le persone con disabilità e le loro famiglie spesso si trovano a combattere contro la burocrazia. Abbiamo un Garante, abbiamo uffici, abbiamo moduli. Eppure, ci ritroviamo sommersi da incartamenti che sembrano servire solo a giustificare l’esistenza di chi li richiede, non a risolvere la vita di chi li compila.

L’amarezza non nasce dalla difficoltà della disabilità in sé, ma dalla sensazione di essere invisibili. Ogni giorno passato ad aspettare una risposta che non arriva è un giorno di terapia perso, un diritto calpestato, un pezzetto di futuro che si sgretola. Il tempo lungo della politica non coincide mai con il “tempo urgente” di un figlio con disabilità che cresce.

Il mondo della disabilità è fatto di persone che, nonostante la rabbia e la stanchezza, non si arrendono, ma non è accettabile che la speranza debba essere che, tra le mille scrivanie polverose, ci sia un funzionario che decida di essere umano prima che burocrate.

L’augurio che si rivolge, allora, è che il Garante non sia solo un titolo su una porta, ma una mano tesa capace di abbattere quel muro di gomma. Chiediamo poco: non privilegi, ma giustizia. Non carità, ma dignità. Perché dietro ogni “pratica in attesa” c’è un cuore che batte, una famiglia che spera e un diritto che non può più aspettare. Una persona disabile spesso non ha il tempo che lo Stato si concede.

Mentre una pratica giace immobile sulla scrivania di un ufficio climatizzato, la vita di una persona più fragile non si ferma. Non si ferma il bisogno di assistenza, non si ferma la regressione, non si ferma la fatica di un genitore che la notte non dorme perché deve farsi carico di ciò che la legge scrive, ma la realtà dimentica.

Speriamo allora di non assistere ad un ennesimo incarico vuoto o meramente politico, ma che davvero possa fare qualcosa per dare voce alle persone con disabilità nella vita vera e nelle difficoltà quotidiane. Questa figura ci auguriamo che non sia un nuovo scudo per non affrontare riforme strutturali.

Se il Garante serve solo a fare convegni e non a far installare un ascensore in una stazione ferroviaria per garantire a tutti la mobilità, allora alle persone diversamente abili non serve.

Maria Palumbo Referente per la disabilità del PRC Frosinone