LAZIO - ROMA CORRE, LE PROVINCE FRENANO
- Tommaso Villa
Da anni raccontiamo un Lazio che corre a due velocità. Da una parte Roma, dall’altra le province. Lo abbiamo scritto, spiegato, denunciato, spesso controcorrente, spesso liquidati come pessimisti, come quelli che “vedono sempre il bicchiere mezzo vuoto”. Oggi quel bicchiere non è più un’opinione: è una misurazione ufficiale.
Il rapporto BesT 2025 dell’Istat certifica ciò che Penna e Spada ripete da tempo: il Lazio non cresce in modo armonico, cresce dividendo. Roma avanza, concentra reddito, servizi, opportunità, innovazione. Le province restano indietro, intrappolate in un equilibrio fragile fatto di salari bassi, occupazione debole, fuga dei giovani e scarsa capacità di attrarre investimenti. Non è una fotografia improvvisa, è la conferma di un processo lungo, costante, strutturale.
La vera notizia, infatti, non è il contenuto del report. Chi vive e lavora nei territori lo conosce bene. La vera notizia è che ora non si può più fingere che sia una percezione locale, una lamentela di provincia o una lettura politicizzata. A dirlo non è un editoriale, non è un sindaco, non è un imprenditore o un comitato civico. A dirlo è l’Istat, con numeri, indicatori e confronti nazionali.
Il BesT 2025 non parla di un Lazio in difficoltà nel suo insieme, ma di un Lazio profondamente sbilanciato. È questo il passaggio chiave. Non siamo di fronte a una regione che “va piano”, ma a una regione che ha scelto, di fatto, di concentrare tutto in un solo polo, lasciando il resto a galleggiare. Le province non sono più parte di un progetto di sviluppo: sono territori di compensazione, utili a tenere bassi i costi sociali, non a generare futuro.
E qui cade l’ultimo alibi. Perché quando un divario dura anni, attraversa governi diversi, colori politici opposti e stagioni economiche differenti, non è più colpa di qualcuno. È responsabilità di tutti. Il PNRR, che avrebbe dovuto ridurre le distanze, nei dati provinciali non lascia tracce significative. Nessuna inversione di tendenza, nessun recupero strutturale. Il solco non si restringe: si consolida. In questo scenario, le province del Lazio mostrano paradossalmente una tenuta sul piano della sicurezza e della coesione sociale. È l’ultimo argine. Ma è anche un segnale pericoloso: si regge perché le comunità stringono i denti, non perché il sistema funzioni. E un territorio non può vivere solo di resilienza.
Per questo il BesT 2025 non è una scoperta. È una sentenza. Una certificazione ufficiale di ciò che nei territori si sa da tempo e che Penna e Spada ha raccontato con ostinazione. Ora la domanda non è più se il problema esista, ma se qualcuno abbia davvero intenzione di affrontarlo. Perché continuare a far finta di niente, da oggi, non è più distrazione. È scelta. Siamo stufi dei personaggi che si riempiono la bocca. Stufi delle dichiarazioni rituali, delle conferenze stampa, dei post indignati a intermittenza. Le parole sono finite. Non perché manchino, ma perché sono state consumate male. Oggi servono i fatti, e servono strutture che li rendano possibili.
Se la Regione Lazio vuole dimostrare di aver compreso il messaggio che arriva dai numeri dell’Istat, allora il primo atto non può essere l’ennesimo annuncio, ma l’istituzione di un tavolo permanente dedicato alle province del basso Lazio. Un luogo stabile, operativo, non simbolico. Un tavolo dove non si vada a spiegare cosa si farà, ma ad ascoltare ciò che è stato già proposto. Perché le proposte esistono. Da anni. Vengono dal mondo produttivo, dagli amministratori locali, dalle associazioni, dai professionisti, da chi vive ogni giorno il territorio. Idee su infrastrutture, lavoro, formazione, sanità, logistica, aree industriali, servizi. Idee spesso ignorate, archiviate, rimandate. Non perché sbagliate, ma perché provenienti dalla periferia del sistema.
È arrivato il momento di ribaltare il paradigma. La politica deve smettere di pretendere di essere ascoltata e iniziare ad ascoltare. Deve accettare che i numeri parlano una lingua diversa da quella dei comunicati. E quella lingua dice che il modello attuale non funziona, che il divario non si riduce, che le province non possono più essere considerate una variabile secondaria.
Il BesT 2025 dell’Istat non lascia spazio a interpretazioni creative. È una chiamata alla responsabilità. O si prende atto che il basso Lazio ha bisogno di politiche dedicate, mirate, strutturali, oppure si ammetta, con onestà, che si è scelto di convivere con il declino. Ma almeno senza più raccontare che va tutto bene. Penna e Spada continuerà a fare ciò che ha sempre fatto: osservare, raccontare, mettere in fila i fatti. Oggi però una cosa è chiara più di prima: non siamo davanti a un’emergenza improvvisa, ma a una questione che riguarda la dignità dei territori. E su questo, davvero, non bastano più le parole.