STELLANTIS - URSO REGALA CASSINO PLANT AI CINESI

  • Tommaso Villa

Il recente intervento, alla camera dei deputati, del Ministro Urso su Stellantis è sconcertante. Il ministro del made in Italy ha fatto capire da quale parte è il governo Meloni: non dalla parte dei lavoratori italiani. Stellantis ha avuto, pubblicamente, il lasciapassare per liberarsi dello stabilimento di Cassino Plant e cederlo alla concorrenza cinese.

Se ne va in fumo, con un miserrimo colpo di spugna, la gloriosa storia dell’impianto cassinate e il futuro dell’automotive nel Lazio. Migliaia di lavoratori dovranno reinventarsi un futuro e, tanto per cambiare, un territorio già in crisi dovrà far fronte all’ennesima vertenza lavorativa dalle forti ripercussioni sociali.

Ancora una volta non si è avuto il coraggio di dire un NO chiaro e netto al comportamento opportunistico di una holding internazionale, ancora una volta si è preferito stendere un tappeto rosso a chi invece di investire e credere nel territorio decide di scappare, ancora una volta il governo Meloni è venuto meno alle tante peregrine promesse elettorali, dimostrando manifesta incapacità nella gestione delle tante vertenze complesse (non ultima ex ilva Taranto).

Può essere credibile un governo, pseudo patriota, che non sa esercitare l’autorità di difendere il made in Italy? Dopo decenni e decenni di aiuti di stato, di agevolazioni di ogni sorta, fiscale e previdenziale, dopo cinquant’anni di palesi tutele politiche, mestamente, si concede la via di fuga a chi non è stato in grado di fare impresa, di fare ricerca, di confrontarsi con i mercati e si offre, su un vassoio d’argento, a concorrenti che rappresentano realtà storiche e politiche a noi non prossime, se non antagoniste, asset industriali perni della nostra economia.

Basterebbe solo questo per chiedere l’immediato ritorno alle urne. Sia ben chiaro l'orizzonte cinese, per Cassino, ad oggi, rappresenta un magro contentino dato solo per non generare immediate tensioni sociali che però non tarderanno a scoppiare. Le nostre tutele sindacali mal si conciliano con una cultura del lavoro orientale che ha altri regimi e altri standard.

Lo stabilimento BYD in Ungheria, situato a Szeged ne è l’esempio lampante. Nato con l’intento di dare lavoro alle maestranze magiare si è rivelato un boomerang per il governo patriota di Orban. Lo stesso China Labor Watch, in report dettagliati, ha segnalato condizioni di lavoro estreme nel cantiere della fabbrica ungherese, tanto che le autorità europee hanno posto sotto osservazione internazionale la gestione operativa per presunte violazioni delle norme sul lavoro europee.

Le accuse includono turni di oltre 12-14 ore al giorno per 7 giorni a settimana. Il sito con grande delusione dei magiari pur producendo, a regime, 200.000 auto annue, impiegherà esigua forza lavoro ungherese perché la catena di produzione è fortemente automatizzata e robotizzata. Cui prodest? Solo ai cinesi che così agirano i dazi europei sulle importazioni di veicoli elettrici cinesi e accorciano le catene di approvvigionamento.

Secondo Urso Cassino avrà un futuro diverso? Chi si ne farà garante? La patriota Meloni, amica del patriota Orban? Si addensano nubi fosche sulla tenuta dell’economia italiana e l’azione di questo governo, in un momento storico molto complesso, manca di prospettiva, di vigore e soprattutto di credibilità politica. Così non si va da nessuna parte

Lorenzo Fiorini - Psi