REGIONE - RIGHINI ILLUSTRA IL BILANCIO

  • Tommaso Villa

Nel Consiglio regionale del Lazio si è tenuta ieri la discussione sulla manovra di bilancio per il triennio 2026-2028. Una manovra che arriva in un momento tutt’altro che neutro e che, al di là delle cifre, prova a segnare un cambio di passo rispetto al recente passato. A illustrarla in Aula è stato l’assessore al Bilancio Giancarlo Righini (nella foto), che ha parlato di rigore, responsabilità e visione, parole spesso abusate ma che questa volta trovano un riscontro abbastanza chiaro nei numeri.

Il dato più rilevante riguarda il debito regionale. Dopo anni in cui il Lazio è stato appesantito da anticipazioni di liquidità e vincoli ereditati, il bilancio 2026 fotografa una riduzione netta dello stock di debito finanziario, che scende sotto gli 8 miliardi di euro. Parliamo di un crollo rispetto ai circa 20 miliardi che gravavano sui conti regionali solo pochi anni fa. Un’operazione resa possibile soprattutto dalla cancellazione delle anticipazioni statali, ma che produce effetti molto concreti: meno interessi da pagare, più margini di manovra, più credibilità sui mercati e nei confronti delle istituzioni.

Dentro questo nuovo spazio finanziario si inserisce uno degli elementi politicamente più significativi della manovra: circa 486 milioni di euro vengono recuperati e destinati agli investimenti, in gran parte rivolti ai Comuni. Non è un dettaglio. Significa riportare risorse sui territori, dare ossigeno agli enti locali, spesso costretti negli ultimi anni a fare i conti con bilanci sempre più compressi e con una crescente difficoltà a programmare interventi strutturali.

La manovra conferma anche la linea di alleggerimento della pressione fiscale. L’addizionale regionale IRPEF resta ridotta all’1,73% per i redditi fino a 28 mila euro, una soglia che riguarda una platea ampia di lavoratori e famiglie. Sul fronte delle imprese viene mantenuta la riduzione dell’IRAP e introdotta l’esenzione totale per le attività con sede nei Comuni montani, una scelta che guarda in modo esplicito alle aree interne e a quei territori che più soffrono spopolamento e marginalità economica.

Accanto al risanamento dei conti e al fisco, la Regione rivendica la volontà di garantire i servizi fondamentali. La sanità continua ad assorbire la quota più rilevante del bilancio, con risorse destinate anche a riconoscere indennità aggiuntive al personale dei pronto soccorso, uno dei nodi più critici del sistema. Proseguono inoltre gli interventi sul fronte del sociale e dell’edilizia residenziale pubblica, con il risanamento delle ATER e il tentativo di rimettere ordine in un settore che per anni ha accumulato ritardi e criticità.

Non manca, nella manovra, uno sguardo che va oltre l’ordinaria amministrazione. Cultura, turismo e grandi eventi entrano stabilmente nella programmazione economica regionale. Sono previsti fondi per iniziative legate all’audiovisivo, con uno stanziamento di circa 2 milioni di euro annui per un festival dedicato alle serie TV, risorse per la valorizzazione dei territori coinvolti nella Capitale italiana della Cultura 2026 e investimenti mirati su filiere come l’enoturismo e l’oleoturismo. Scelte che raccontano un’idea di sviluppo non solo industriale, ma anche identitaria.

Nel suo complesso, il bilancio regionale 2026-2028 si muove lungo una linea precisa: mettere in sicurezza i conti senza bloccare la Regione, ridurre il debito senza tagliare i servizi, investire senza tornare a indebitarsi. È un equilibrio delicato, che sulla carta tiene, ma che ora dovrà misurarsi con la realtà dell’attuazione, dei tempi amministrativi e della capacità di trasformare le cifre in cantieri, servizi e opportunità reali.

Il messaggio politico che emerge dall’Aula è chiaro. Il Lazio prova a lasciarsi alle spalle la stagione dell’emergenza permanente e a tornare a ragionare da Regione “normale”, capace di programmare e di scegliere. Se questo percorso sarà davvero mantenuto, lo diranno i prossimi anni. Ma una cosa è certa: questa manovra segna un punto di discontinuità che vale la pena osservare con attenzione, senza pregiudizi ma anche senza sconti.