EDITORIALE - QUADRINI E IL DECLINO DI ISOLA LIRI
- Tommaso Villa
La Città di Isola Liri vive da anni un declino lento, costante, quasi silenzioso. Non un crollo improvviso, ma un progressivo svuotamento che si manifesta nelle serrande abbassate, nel centro storico sempre meno attraversato, nelle attività che resistono a fatica o vengono messe in vendita.
Un processo che non può più essere spiegato con la crisi generale o con la sfortuna. Quando una città scivola per oltre vent’anni nella stessa direzione, la causa non è il destino: è la politica.
Parliamo di un lungo periodo di continuità amministrativa riconducibile alla famiglia Quadrini. Un tempo più che sufficiente per misurare risultati, visione e capacità di governo. E il bilancio, oggi, è sotto gli occhi di tutti. Patrimonio pubblico alienato, pressione fiscale elevata, scelte urbanistiche e commerciali discutibili, un sistema di mobilità che invece di accompagnare la vita cittadina spesso la ostacola. La ZTL, da strumento potenzialmente utile, è diventata il simbolo di una città che scoraggia l’accesso invece di incentivare la permanenza.
E una città che non viene vissuta, inevitabilmente, si spegne.
Dopo così tanto tempo, le responsabilità non possono più essere rinviate o diluite. Sono responsabilità politiche, piene, e riguardano una classe dirigente che ha governato a lungo senza riuscire — o senza voler — invertire la rotta. Isola Liri non aveva bisogno di amministrazione ordinaria, ma di visione. Non di galleggiamento, ma di guida.
E quando manca una strategia complessiva, anche le singole decisioni finiscono per apparire scollegate, talvolta persino dannose.
A rendere il quadro ancora più contraddittorio è la linea seguita oggi sul fronte dei conti pubblici. Il nuovo sponsor politico di Isola Liri, il potentissimo Righini, ha costruito il proprio profilo regionale su un mantra chiaro: niente nuovi debiti, rigore, tagli per rientrare dai disavanzi. Una narrazione presentata come responsabile e necessaria. Eppure, a Isola Liri si va in direzione opposta: si accende un nuovo debito per la caserma dei Carabinieri, come se questa fosse la priorità strategica assoluta della città.
E poi c’è un’altra responsabilità, spesso taciuta. Quella degli yes-man dell’amministrazione. Di coloro che si raccontano di non essere complici, ma semplici esecutori, tecnici, fedeli alla linea. La verità è più scomoda: non sono spettatori, sono parte attiva del processo. Ogni silenzio, ogni voto automatico, ogni scelta difesa per appartenenza e non per merito ha contribuito allo stato attuale delle cose. Le città non si svuotano da sole. Si consumano quando chi potrebbe dire “no” sceglie la comodità del “sì”.
Un giorno, quando il tempo avrà fatto il suo lavoro e le giustificazioni non serviranno più, la storia non distinguerà tra chi decideva e chi eseguiva. Ricorderà chi c’era. E ricorderà che Isola Liri, un tempo definita il salotto della Ciociaria, è stata progressivamente smontata senza una vera opposizione interna, senza un argine, senza una visione alternativa. Isola del Liri non è destinata al declino per natura. Lo è diventata per miopia collettiva e per una classe politica incapace — o non interessata — a immaginare un futuro diverso. La storia non giudica le intenzioni, ma gli effetti. E rischia di consegnarci l’immagine di una città svenduta per pochi denari, pezzo dopo pezzo, senza una prospettiva condivisa.
C’è infine un dato che non può essere ignorato. È la stessa classe politica che oggi governa Isola Liri a coltivare ambizioni che vanno oltre il perimetro del proprio Comune. La stessa classe politica che guarda a incarichi superiori, a palcoscenici più ampi, a carriere costruite raccontando risultati che, sul territorio, faticano a essere riconosciuti. E c’è persino chi vorrebbe premiarla per il proprio operato, come se il declino di una città potesse diventare titolo di merito.
Questa classe politica, per ciò che ha prodotto a Isola del Liri, non merita promozioni, né avanzamenti, né nuovi livelli di potere. Perché il merito non si proclama. Si dimostra.
E a chi oggi ci accusa di essere disfattisti, una sola risposta: il conto si sta presentando, ed è molto salato.
(Foto di archivio di Massimiliano Quadrini con Francesco De Angelis - Pd)