ECONOMIA/STORIA - LA COLTIVAZIONE DEL TABACCO

  • Tommaso Villa

Quando si pensa alla storia industriale della provincia di Frosinone vengono subito alla mente la carta di Isola Liri, le lanerie di Arpino o le attività sorte intorno al Cassinate. Molto meno conosciuta è invece un'altra storia, profondamente legata alla terra: quella del tabacco. Una coltivazione che per generazioni ha dato lavoro a centinaia di famiglie e che ebbe in Pontecorvo il suo centro principale, senza però rimanere confinata entro i limiti di quel comune. Le origini ci riportano all'inizio dell'Ottocento, quando Pontecorvo aveva una condizione politica davvero particolare.

Era una enclave dello Stato Pontificio circondata dal Regno di Napoli. Ed è proprio questa posizione di frontiera a intrecciarsi fin dall'inizio con la storia del tabacco. Le fonti collocano l'introduzione della coltura nell'agro pontecorvese negli anni della Restaurazione: viene generalmente indicato il 1815, mentre una convenzione tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie del 1819, seguita da disposizioni del 1820, regolamentò espressamente produzione e commercio di tabacchi a Pontecorvo e Benevento.

Gusto Tabacco Non si trattava soltanto di agricoltura. Il tabacco era un prodotto sottoposto a rigidi controlli fiscali e commerciali e Pontecorvo, proprio perché pontificia ma geograficamente immersa nel Regno borbonico, diventò inevitabilmente anche terra di dogane e contrabbando. Documenti conservati nell'Archivio di Stato di Frosinone testimoniano già nella prima metà dell'Ottocento sequestri e controlli alla frontiera: nel 1845 persino un militare pontificio fu fermato alla dogana della Melfa perché trasportava una piccola quantità di tabacco.

Con il passare dei decenni la coltura si consolidò. Le fonti agronomiche ricordano che il tabacco era coltivato a Pontecorvo almeno dal 1815 e che nel 1871 vi fu introdotta la varietà Brasile Beneventano. All'inizio del Novecento arrivò poi una varietà destinata a legare definitivamente il proprio nome alla città: il Moro di Pontecorvo. La letteratura specializzata lo descrive come un ibrido sviluppato per contrastare una malattia radicale e introdotto intorno al 1911 nell'area di Pontecorvo, Cassino ed Esperia, diffondendosi successivamente nella Valle del Liri e nelle valli del medio e basso Sacco. Rivista di Agraria.org Ed è proprio qui che occorre correggere un'immagine troppo semplicistica: il tabacco non era soltanto “il tabacco di Pontecorvo”.

Pontecorvo rappresentava il principale riferimento produttivo e commerciale, ma la coltura apparteneva a un territorio più ampio. Nel 1932 l'Enciclopedia Italiana, descrivendo l'economia della giovanissima Provincia di Frosinone, segnalava espressamente come «notevoli» le coltivazioni di tabacco nei comuni di Pontecorvo ed Esperia. Le fonti agronomiche allargano inoltre l'area a Cassino e, nel tempo, ad altre zone della Valle del Liri e del Sacco. Treccani

Attorno alla coltivazione nacque progressivamente una vera economia. A Pontecorvo operò l'Agenzia dei Tabacchi, legata all'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, dove il prodotto agricolo veniva conferito e sottoposto alle prime lavorazioni. Non erano soltanto gli agricoltori a vivere di questa attività: c'erano trasportatori, addetti alla selezione e soprattutto numerose donne, le tabacchine, che entrarono a far parte della memoria sociale della città. Il Museo della Cultura Agricola e Popolare del Tabacco di Pontecorvo conserva ancora macchinari, attrezzi, registri, abiti da lavoro e documentazione sull'Agenzia. Una parte del percorso è dedicata proprio alle tabacchine, un'altra ai contrabbandieri: due mondi apparentemente lontani che raccontano invece le due facce della stessa economia. comune.

Quanto fosse ampia questa filiera è documentato anche molti decenni dopo. Nel 1988, in un disegno di legge presentato al Senato relativo alla realizzazione della nuova Agenzia di Pontecorvo, il territorio veniva definito un «comprensorio agricolo ad intensa coltivazione di tabacco». Nella Valle del Liri risultavano coltivati Burley, Kentucky e Havanna su oltre mille ettari, per una produzione indicata tra 25 e 30 mila quintali. Il documento ricordava inoltre che lo stabilimento dei Monopoli di Pontecorvo operava fin dagli inizi del Novecento. Sono dati molto posteriori al periodo tra le due guerre, e quindi non possono essere trasferiti automaticamente al passato, ma mostrano quanto a lungo quella coltura sia rimasta strutturale nell'economia della valle. senato.it

La seconda guerra mondiale sconvolse completamente questo sistema produttivo. Pontecorvo, Cassino e gran parte della Valle del Liri si trovarono lungo uno dei fronti più devastanti d'Europa. Campagne distrutte, vie di comunicazione interrotte, attività ferme e popolazioni ridotte alla fame cambiarono anche il destino del tabacco. Ed è proprio qui che questa storia ne incontra un'altra. Una ricerca dedicata alla ricostruzione sociale del Cassinate nel dopoguerra, richiamando gli studi dello storico Antonio Martini, racconta che da Pontecorvo il tabacco arrivava a Isola del Liri, dove nelle cartiere erano rimaste grandi disponibilità di carta.

Tra il 1944 e il 1946 quell'incontro tra tabacco e tradizione cartaria avrebbe alimentato una produzione clandestina di sigarette, utilizzate anche come merce di scambio per procurarsi viveri. È una storia nella storia: la terra della Valle del Liri forniva il tabacco e la città delle cartiere possedeva la carta e il sapere industriale necessario per trasformarlo. Ma questa è un'altra puntata. La prossima ci porta direttamente a Isola del Liri, tra il 1944 e il 1946, quando, dalle macerie della guerra, nacque quella che le stesse autorità dell'epoca arrivarono a definire una vera industria clandestina delle sigarette.