ALATRI - INTITOLARE UNA STRADA AD ARTIGIANI E COMMERCIANTI
- Tommaso Villa
Non avranno mai (ne siamo certi) e forse non vedranno una strada a loro intitolata. Stiamo parlando degli artigiani e dei commercianti. Eppure hanno avuto negli anni ed hanno (anche se ormai ridotti al lumicino) svolto un ruolo importante per la nostra cara Alatri.
Certamente negli anni "in cui berta filava" rappresentarono la spina dorsale dell'economia, adesso, invece, complici dapprima i centri commerciali e poi le vendite online hanno un ruolo abbastanza marginale.
Chi non ricorda quei piccoli negozi di pochi metri quadri dove soprattutto i botteganti vendevano di tutto. In quegli anni esisteva un rapporto diretto con la gente,e quando non si avevano i soldi potevi sempre segnare sul quaderno con la fodera nera, tanto poi il 27 si sistemava tutto, anche se qualcuno dimenticava di saldare il conto.
L'amico, nonché studioso della vita cittadina e degli usi e costumi Guido Santachiara ha elaborato un piccolo studio: "Fine anni 60 e tutto il 70 e oltre - spiega Guido - nel tratto di strada che va tra le porte San Pietro e San Francesco insistevano 13 botteghe di generi alimentari, 10 macellerie, sette osterie e 7 barberie. senza contare le attività commerciali miste e quelle artigianali. Il tutto in un tratto di strada di nemmeno 300 metri".
Certamente il comparto del commercio e l'artigianato negli anni ha avuto un rapporto connesso anche all'andamento amministrativo della Città,agli eventi e ad alcuni avvenimenti, tra questi la soppressione del Trenino, dell'Ufficio delle Imposte, della Diocesi e poi cronologicamente il trasferimento di alcuni plessi scolastici, dell'ospedale, del mercato settimanale.
Nonché l'atavico problema dei parcheggi, della scarsa igiene cittadina, dell'abbandono di alcuni monumenti e altri fattori tra cui la necessità delle chiusure e delle aperture settimanali e nei giorni festivi.
Nel 1978 il corrispondente de Il Tempo Peppinuccio Fiorletta pubblicò una serie di servizi. Negli anni 70 ma anche qualche anno prima il turista della domenica trovava solo una città morta, si sentiva il bisogno di un rilancio dell'economia cittadina, e allora perché non aprire anche nei giorni festivi?
Tra gli intervistati, tutti scomparsi, Ignazio Sarandrea ( di cui ci occuperemo in un altro articolo) che aveva un negozio di generi alimentari, famoso per la sua pizza ma anche per la sua idea politica legata al Ventennio: "Sono sempre stato contrario alla chiusura domenicale, Alatri è una città morta (Ignazio fu intervistato anche una ventina di anni prima e rilasciò la stessa testimonianza)".
Il dottor Giulio Rossi: Non sarebbe male come iniziativa, considerando che la tradizione alatrense nel campo! Pippetto Galuppi, falegname e restauratore, con un'esperienza da pizzettaro: "Per noi artigiani l'apertura andrebbe bene, i nostri articoli di artigianato andrebbero venduti ai turisti".
Guido Del Vescovo, meglio conosciuto come Il Mago del gelato: Sono favorevole ai turni di apertura di domenica, anzi che aprano tutti i negozi di Alatri". Il collega Franco Scaccia di Bar Giuliana: Favorevole ai turni, ma anche per meccanici, elettrauti... se un turista rimane in panne come fa?".
Lo storico edicolante Mario Cicerchia: l'apertura per uscire dalla crisi e per trasformare finalmente Alatri città turistica". L'orafo Amerigo Ceci: i commercianti di Alatri sono tra i più disorganizzati, ognuno fa i propri interessi, ci vuole unità tra noi". Mario De Santis, Criccozz era favorevole all'apertura mentre il celeberrimo Satore che ha regalato sorrisi ad intere generazioni di bambini e di cui non sveleremo la tipologia commerciale, era contrario, voleva rimanere chiuso perché sentiva l'esigenza di andarsene in giro.
Giovanni Minnucci gestore di un aimentari al Trivio era favorevole ma chiedeva all'Amministrazione comunale di fare la propria parte. Luigi De SAntis, un altro dei Criccozz favorevole ma chiedeva che i problemi del commercio andavano discussi in seno alle associazioni di categoria.
Benito Colella, fotografo e pittore: Noi fotografi siamo i più colpiti dalla chiusura domenicale, i turisti trovano chiuso e vanno altrove, perché i fiorai stanno aperti e noi no? Queste le testimonianze di questi artigiani e commercianti che hanno lasciato un segno tangibile e che credo nessuno abbia dimenticato. Nel nostro sondaggio-inchiesta abbiamo voluto porre qualche domanda ad alcuni amici, conoscenti, figli e nipoti di artigiani e commercianti ma anche a gente comune.
Abbiamo scoperto comunque che ad Alatri sono in tantissimi a far parte di queste famiglie.Abbiamo chiesto loro se sono d'accordo di titolare uno slargo, un luogo, una salla agli artigiani ed ai commercianti. Massimo Daranghi, ispettore di polizia ed ex amministratore: "Un ottima idea anche perché ad Alatri pure al topo hanno intitolato una strada".
Domenico Lattanzi conosciuto come Mimmo il caramellaio che ha reso felice centinaia di bambini è d'accordo. Dello stesso avviso Roberto Fanella. "papà era macellaio, ha chiuso nel 1990 quando ad Alatri era pieno di negozi. Mi mancano quegli anni, Alatri è rimasta spoglia, che tristezza uscire nel centro dal lunedì al giovedì".
Gianfranco Caporilli è felice e ricorda una persona che le nuove generazioni non hanno conosciuto, ma che ricorderanno quelli nati all'inizio degli anni 60. Stiamo Parlando di Sisto De Santis meglio conosciuto come Zuregli. Faceva il calzolaio ed aveva un negozietto in corso Garibaldi, quartiere Piagge, prima della Catena.
In quel negozietto vendeva di tutto e di più, cose che avrebbe fatto felice un dentista ed angustiare un nutrizionista. Zuregli vendeva palline, piccoli oggetti, caramelle, liquirizie, gelati zucchero. Quelli che abitavano alle Piagge ed ora hanno più di 60 anni non possono non ricordarlo con affetto. Sono d'accordo con la proposta dell'intitolazione gli amici Angelo Della Morte, Vittorio Sisto, Massimiliano Pistilli, Bruno Galuppi, l'assessore alla Pubblica Istruzione Simona Pelorossi. nipote di Fernando il Barbiere e figlia di Pino commerciante di calzature: "Sarebbe bello un' intitolazione agli artigiani e commercianti, hanno rappresentato la storia del nostro paese".
Favorevole l'amico Ennio Latini che ha dedicato una pubblicazione dell' Alatri che fu arricchita proprio con il ricordo di artigiani e commercianti con gli odori, i profumi delle loro attività. Roberto Di Vico, razza Peppalitt, ristoratore affermato e nipote e figlio di macellai è d'accordo. L'amico Tonino Colella, fotografo e figlio dell'indimenticato Benito: Come potrei non essere d'accordo!
Non potevo non chiedere un parere a mio cugino Fabio Gatta: Noi Gatta- Fanfarillo abbiamo avuto Nonno Angeluccio il bombolaro di via Matteotti e Nonno Amerigo Fanfarillo dapprima con un sale e tabacchi epoi con il celeberrimo negozio di abbigliamento poi passato a mio cugino Stefano D'Alatri (Scomparso recentemente), fratello di Giovanni D'Alatri (Il mitico portiere dell'Alatri Gianni Pennellone) che ci ha rilasciato questo commento: "Sono d'accordo con questa proposta anche perché provengo da una famiglia, sia da parte materna che paterna che del commercio hanno fatto la propria esistenza. Da parte paterna nonno Giovannino e nonna Celeste, e poi zio Raffaele e Quirino (Testaccia). Mio padre - continua Giovanni D'Alatri - iniziò come ambulante con mia madre Maria, poi un negozio di vendita di televisori con un amico che era anche elettrauto. Ricordo che da bambino mio padre mi portava con lui a montare le prime antenne per la televisione, e non solo ad Alatri ma anche a Frosinone ed i paesetti vicino ad Alatri.
Favorevole alla mia proposta anche l'onorevole Antonello Iannarilli, figlio di un noto e bravo falegname con attività in via Trento e Trieste. Luigi Mangiapelo, figlio di Alfio, razza "Padron". Papà ci racconta Luigi . mi diceva che da bambino seguiva mio nonno con il carretto a vendere merce in campagna. Anch'io ho iniziato a fare l'ambulante e poi ho aperto un negozio di abbigliamento a Roma".
Il già sindaco Patrizio Cittadini: "queste attività dovrebbero essere valorizzate con una forte attenzione dell'amministrazione comunale". Secondo Leonardo Di Bono sarebbe un riconoscimento morale per queste categorie dimenticate ma cha hanno contribuito notevolmente allo sviluppo socio-economico della nostra Alatri".Iniziativa interessante ci ha confessato Ornello Tofani della omonima tipografia. Giù alla trinità c'è via dei Macellai, ci ricorda. Una buona idea secondo Marco Macciocca, Patrizio Minnucci, Marco Coccia e Carmine Tucci (nipote di Pupetta Malandrucco) dello storico bar del capoluogo, residente a Frosinone ma con origini alatrensi di cui va fiero: Sono d'accordo, a loro non pensa mai nessuno, sono lasciati al loro destino. Pierfrancesco Folchi non ha bisogno di alcuna presentazione, il papà Alberto per anni ha gestito un'attività di prodotti in pelle e cuoio e altro nel centro storicocittadino e poi una valida azienda di produzione di abbigliamento sportivo: Un 'intitolazione seppur generica a queste categorie che sarebbe una riconoscenza verso chi ha rappresentato per anni la spina dorsale economica del paese.
Francesco Pasotti barbiere e figlio di Adriano favorevole all'iniziativa ma che critica la commissione toponomastica. Un plauso anche da Felice Rolletta, della storica attività di pasta all'uovo. Non tutti, comunque sono d'accordo con la proposta di intitolare un qualcosa ad artigiani e commercianti, nella prossima puntata, ovviamente verrà dato spazio a coloro che, non sono in disaccordo a priori dell'iniziativa, ma vogliono enunciare dei distinguo.
Bruno Gatta