SICUREZZA SUL LAVORO - UNA STRAGE INACCETTABILE
- Tommaso Villa
L'ennesima tragedia spezza una vita e riapre una ferita drammatica nel nostro territorio. Si chiamava Davide Di Scala, aveva solo 38 anni ed era un operaio dell'impresa edile Itri Appalti e Servizi. È deceduto all'ospedale "Fabrizio Spaziani" di Frosinone a causa delle gravi ferite riportate giovedì mattina della scorsa settimana, dopo essere precipitato dal tetto della palestra della scuola primaria "Amedeo Maiuri" (Comprensivo IV) del capoluogo ciociaro, dove era impegnato nei lavori di rifacimento e consolidamento del solaio. Il dato ancora più stridente e amaro è che questo tragico incidente si è verificato proprio durante la Settimana della Prevenzione, l'iniziativa promossa da ASL, sindacati e organizzazioni datoriali per sensibilizzare sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. I morti sul lavoro non sono numeri, ma hanno dei nomi, sono persone. Davide è solo l'ultimo nome che va ad allungare una lista intollerabile. I dati elaborati sui recenti report dell’Inail fotografano un’accelerazione drammatica degli incidenti nel Lazio e nelle nostre province. In provincia di Latina si assiste a un vero e proprio picco nei primi otto mesi dell'anno, con le denunce con esito mortale salite da 7 a 10 (pari a oltre il 16% dei decessi dell'intero Lazio, una media di una vittima ogni 24 giorni) e le denunce totali di infortunio aumentate del 6,6%, superando quota 2.400.
In provincia di Frosinone le denunce crescono del 3,3%, confermando un trend in continua salita che già nel primo semestre vedeva un indice di incidenza di 22,7 morti ogni milione di occupati a fronte di una media nazionale di 14,5. A livello regionale, l'aumento delle denunce di infortunio tocca l'8,1% con 62 morti complessive (+17%), registrando un'autentica "estate di sangue" tra giugno e agosto con 24 vittime (+26% rispetto al 2025), dovuta anche all'esposizione al rischio nei periodi di caldo estremo. Numeri drammatici che impongono alle istituzioni e alla politica di smettere una volta per tutte di parlare di "morti bianche" o di tragiche fatalità. Quando la sicurezza viene considerata un costo da comprimere, la vita delle lavoratrici e dei lavoratori viene colpevolmente messa in secondo piano. Non possiamo accettare che ci si indigni solo durante le ricorrenze o le giornate di sensibilizzazione, mentre nei cantieri e nelle fabbriche si continua a morire. Come Europa Verde chiediamo un cambio di passo immediato e concreto. Servono innanzitutto il rafforzamento dei controlli e dei servizi di prevenzione delle ASL, con un piano straordinario di ispezioni dell'Ispettorato del Lavoro nei settori più a rischio come edilizia, manifattura e trasporti. È indispensabile poi una netta stretta su appalti e subappalti a cascata, che frammentano le responsabilità, comprimono le tutele e scaricano sui lavoratori la corsa al massimo profitto. Infine, occorre l'introduzione a livello nazionale del reato di omicidio sul lavoro, una fattispecie specifica per sanzionare chi mette consapevolmente a rischio la vita dei dipendenti violando le norme di tutela. La sicurezza sul lavoro non è un costo marginale e neanche un optional: è un diritto costituzionale fondante e una priorità politica assoluta. Come Europa Verde continueremo a batterci in ogni sede per più prevenzione, più controlli e più diritti, affinché non ci siano più famiglie a piangere chi è uscito di casa solo per svolgere il proprio lavoro. Coordinamento Provinciale Latina Europa Verde
Coordinamento Provinciale Frosinone Europa Verde