MONTE - SAN BENEDETTO, TRA STORIA E FUTURO

  • Tommaso Villa

La splendida sala consiliare del Comune di Monte San Giovanni Campano, ricca di decorazioni e dominata dall'effigie di San Tommaso d'Aquino, santo patrono della Città, ha ospitato sabato 6 giugno il convegno scientifico "La Regola di San Benedetto da Norcia: tra storia e attualità", promosso dall'Associazione Via Benedicti APS-ETS in collaborazione con il Comune di Monte San Giovanni Campano, davanti a un pubblico numeroso e partecipe.

L'iniziativa ha riunito studiosi, rappresentanti delle istituzioni civili e religiose, associazioni culturali e cittadini in una riflessione condivisa sull'eredità spirituale, giuridica e culturale del patriarca del monachesimo occidentale, in vista dell'Anno Giubilare Benedettino del 2029. Ad aprire i lavori è stato il sindaco di Monte San Giovanni Campano, Emiliano Cinelli, che ha portato il saluto dell'Amministrazione comunale, sottolineando il profondo legame del territorio con la tradizione benedettina e l'importanza di iniziative capaci di coniugare ricerca storica, cultura e partecipazione civica.

Nel suo intervento introduttivo, Rita Padovano, dell'Associazione Via Benedicti, ha ricordato come San Benedetto abbia saputo rispondere a una delle più profonde crisi della storia europea attraverso la costruzione di comunità fondate sull'equilibrio tra preghiera, lavoro e responsabilità.

"Possiamo affermare che Benedetto abbia contribuito a immaginare l'Europa prima ancora che essa esistesse", è stato osservato nel corso dell'introduzione, richiamando il ruolo svolto dai monasteri nella conservazione del sapere, nella trasmissione della cultura e nella costruzione dell'identità europea.

Particolarmente apprezzata è stata la relazione del professor Giovanni Minnucci, professore emerito dell'Università di Siena e presidente del Comitato tecnico-scientifico di Via Benedicti, che ha illustrato i risultati delle sue recenti ricerche sul capitolo 64 della Regola, dedicato all'elezione dell'abate.

Secondo lo studioso, la procedura elettiva descritta da San Benedetto presenta significative affinità con una Novella dell'imperatore Giustiniano emanata nel 546: una tesi sostenuta da una rigorosa lettura comparata delle fonti e dall'analisi della successiva tradizione giuridica. "L'analisi comparata dei testi mostra elementi di grande interesse che meritano ulteriori approfondimenti", ha spiegato Minnucci, evidenziando come la Regola benedettina rappresenti non soltanto un testo spirituale, ma anche una straordinaria testimonianza della cultura giuridica del suo tempo.

La seconda sessione del convegno, coordinata dal presidente dell'Associazione Via Benedicti, Francesco Rabotti, ha affrontato il tema dell'attualità della Regola benedettina nell'epoca delle trasformazioni digitali e dell'intelligenza artificiale. Dom Luca Fallica, abate di Montecassino, ha richiamato il valore dell'ascolto, categoria fondante della spiritualità benedettina, quale antidoto alla frammentazione e alla velocità che caratterizzano la società contemporanea.

"La Regola di San Benedetto continua a parlare all'uomo di oggi perché pone al centro la persona e le relazioni", ha sottolineato l'abate, evidenziando come la tradizione monastica possa ancora offrire criteri di discernimento per affrontare le sfide del presente. Dom Loreto Camilli, abate di Casamari, ha invece richiamato il ruolo dei monasteri come luoghi di formazione umana e spirituale, capaci di testimoniare ancora oggi un modello di vita comunitaria fondato sulla responsabilità reciproca, sulla condivisione e sulla ricerca del bene comune.

Nel suo intervento, don Stefano Di Mario, in rappresentanza di S.E. Santo Marcianò, arcivescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri, ha posto l'accento sulla necessità di una formazione integrale della persona nell'era digitale, sottolineando come la tecnologia non possa sostituire il pensiero critico, la libertà di giudizio e la responsabilità etica. Tra i temi più suggestivi emersi nel dibattito vi è stato quello dello scriptorium come metafora del nostro tempo.

"I monaci non si limitavano a copiare i testi: li studiavano, li interpretavano e li trasmettevano alle generazioni future. Oggi siamo chiamati a fare qualcosa di analogo con le nuove tecnologie", è stato osservato nel corso della riflessione conclusiva. Da qui la proposta di immaginare uno "scriptorium diffuso" del XXI secolo, nel quale l'intelligenza artificiale possa diventare uno strumento al servizio della dignità della persona, della scuola, della cultura, della ricerca e della cittadinanza europea.

Dopo la conclusione dell'incontro, si è sviluppato un vivace confronto con il pubblico, segno dell'interesse suscitato da San Benedetto che, a quasi quindici secoli dalla sua morte, continua a offrire preziose chiavi di lettura per comprendere il presente e progettare il futuro. Il successo dell'iniziativa conferma l'importanza del percorso promosso dall'Associazione Via Benedicti per il riconoscimento della Via Benedicti quale Itinerario Culturale del Consiglio d'Europa, valorizzando una rete di luoghi, comunità e testimonianze che attraversa la Ciociaria e l'intero continente europeo.

In chiusura, il presidente Francesco Rabotti ha espresso un sentito ringraziamento ai relatori, alle istituzioni e al numeroso pubblico presente: "Oggi abbiamo potuto constatare come la tradizione benedettina continui a essere un patrimonio vivo e fecondo, capace di mettere in dialogo storia e contemporaneità, spiritualità e cittadinanza, memoria e innovazione. La straordinaria partecipazione del pubblico dimostra che il messaggio di San Benedetto è ancora profondamente radicato nella memoria e nell'identità di questa terra e che i suoi valori rappresentano, per l'Europa, una preziosa eredità di umanesimo e di speranza per il futuro."

Associazione Via Benedicti APS-ETS