ALATRI CALCIO - QUANDO I CALCIATORI MINACCIARONO LO SCIOPERO
- Tommaso Villa
Era la stagione 1979-70 del campionato di serie D e l'Alatri calcio non passava proprio un bel periodo. Due anni prima nella stagione 67-68 i verderosa da due anni in quarta serie si erano posizionati al quarto posto, posizione migliore nella sua seppur breve militanza nel calcio semiprofessionistico, nel 68-69, invece aveva disputato un campionato anonimo classificandosi al tredicesimo posto in classifica.
Stagione 1969-70 Giovanni Cella oltre ad essere uno dei pilastri della difesa è anche allenatore. Le prime due partite sono da dimenticare, poi la vittoria sul Frosinone da una boccata di ossigeno. Alla fine del campionato la squadra finirà al tredicesimo posto. Ma nel girone di ritorno sopraggiungono problemi economici per il club verderosa.
Dopo la sconfitta con l'Almas per 2-0 i calciatori sono in agitazione perché non gli vengono corrisposti gli stipendi di due mesi ed i premi partita.La seconda giornata di ritorno l'Alatri ospita il Civitavecchia, non si può perdere ed infatti i ragazzi allenati da Giovannino Cella vincono 3-0 con due reti di Mauro Scerrato e una di Boldrini. Ma la vigilia è tesa, è il giorno dell'allenamento e Cella non ha potuto far allenare i suoi: ci sono due versioni, manca l'acqua per fare la doccia e, appunto, un insolvenza della società.
I ragazzi minacciano di non giocare, i tifosi sono amareggiati per la sconfitta di domenica scorsa, il presidente Francesco Priorini afferma che Cella non si tocca e promette un incontro con Franco Evangelisti (quello che portava i soldi alla società), ma tutti i responsabili della società vogliono parlare con l'illustre concittadino e sapere che intenzioni ha. Altrimenti i soldi vanno cercati altrove. I ragazzi, comunque, dimostrano attaccamento alla casacca verderosa allenandosi e fornendo una prova convincente contro il Civitavecchia. Ma quanto costava in quegli anni un campionato di serie D per una squadra come l'Alatri?
Nel campionato 1968-69 circa 28 milioni di lire, con un introito di circa 13 con gli incassi, ed i restanti 15, la sottoscrizione poteva portare due milioni, ed il resto? e soprattutto chi avrebbe pagato i debiti? Chissà come andò a finire!
Lo abbiamo chiesto a qualche protagonista di quell'anno. Gianni D' Alatri storico portiere detto Pennellone: Lo scioperò fu un fiaschetto, pensa che noi di Alatri non avevano uno stipendio come i nostri amici "stranieri" diciamo così. a noi alatrensi davano un paio di stipendi, poi arrivederci al prossimo anno. Anche i premi partita, con il contagocce. Però si giocava per conto del nostro paese, che soddisfazione! Noi locali eravamo solidali con chi veniva da fuori. Ma quanto guadagnava un calciatore di serie D in quegli anni? L'amico Adelmo Rossi qualche anno fa mi mostrò il contratto del fratello Giancarlo scomparso da qualche anno. Nel campionato semiprofessionistico nella stagione 1966-67 Giancarlo Rossi avrebbe dovuto percepire 15mila lire al mese. 2000 lire per il pareggio in casa, 4000 lire per la vittoria in casa, 3000 lire per il pareggio in trasferta e 6000 lire per la vittoria fuori casa. L'eventuale indennizzo di sede e di famiglia, invece ammontava a 40mila lire. Insomma da quello che si è capito c'era sempre il problema economico in seno alla società I problemi sorgevano alla vigilia delle partite in Sardegna, fino all'ultimo non si sapeva se si poteva andare a giocare contro l'Iglesias, la Nuorese, la Tharros, il Calangianus.
La società scelse la soluzione interna dell'allenatore giocatore nella persona di Cella, che si dimostro' all'altezza - racconta Antonio Piccirilli, un altro ex verderosa. Il problema economico si palesò subito, dal momento che gli stipendi erano altissimi, tranne che per noi giovani che dovevamo accontentarci di premi partita davvero esigui. Dopo qualche tempo di "impuntatura" da parte dei "senatori" la società in qualche modo riuscì a far fronte agli impegni anche se non completamente.
Ricordo che al termine di una partita, giocata in casa, andai da Riziero Cerica per chiedere qualcosa che mi avevano promesso e mi diede 50 mila lire, che erano rimaste dell'incasso. A noi giovani, però, interessava giocare per la squadra della nostra Città e per me fu gratificante partire addirittura titolare in quella stagione tranne il fatto che nella partita di Civitavecchia un brutto infortunio mi costrinse a stare fermo tre mesi. Ricordo che, a fine campionato, al momento di firmare il contratto per il successivo, il segretario della società mi disse che poteva darmi 100 mila lire quale attaccamento ai colori sociali, e che fossero sufficienti per prendere qualche aranciata. Naturalmente firmai e, pero', sottolineai: ma come, al di là del fatto che mi sono rotta una gamba, qui c'è gente che con i soldi che prende può pasteggiare a Champagne". Da quest'altro commento si evince che i calciatori locali giocavano per divertirsi e perché era forte il richiamo della terra e della Città di Alatri.
Bruno Gatta