REGIONE - LA DEMOCRAZIA E' COMMISSARIATA
- Tommaso Villa
In questi giorni dalla Regione sono arrivate nuove nomine. Alcune conferme, altre proroghe. Commissari rinnovati, incarichi estesi, gestioni straordinarie che proseguono da anni.
Non è un fatto eclatante. Non apre i telegiornali. Ma è un segnale. Una grave carenza di democrazia. Nel Lazio, la figura del commissario non è più un’eccezione occasionale. È diventata una presenza stabile nel governo degli enti intermedi: Comunità Montane in liquidazione, Consorzi di bonifica in fase di riordino, pianificazione industriale accentrata in un ente unico regionale. Le motivazioni formali sono chiare: riforme da completare, accorpamenti da gestire, continuità amministrativa da garantire.
Il commissariamento, per sua natura, è uno strumento straordinario. Serve quando la macchina istituzionale si inceppa o quando bisogna traghettare un ente verso un nuovo assetto. È un ponte, non una destinazione. Ma ogni proroga di un ponte pone una domanda: dall’altra parte, cosa c’è?
Le conferme di questi giorni non raccontano uno scandalo. Raccontano una normalizzazione della straordinarietà. Raccontano un sistema che si abitua alla gestione tecnica e centralizzata come modalità ordinaria di governo. Raccontano una grave carenza di democrazia. Raccontano le nomine degli amici degli amici. Di partito e non solo.
Un commissario decide. Ha pieni poteri amministrativi. Risponde all’autorità che lo ha nominato. E basta. Non risponde a un’assemblea eletta, non rappresenta un territorio nel senso politico del termine. Non si SFIDUCIA. La centralizzazione può avere vantaggi: maggiore rapidità, minori conflitti interni, controllo più diretto. In una fase di riordino può essere persino necessaria.
Ma la DEMOCRAZIA territoriale non è solo efficienza. È anche partecipazione, rappresentanza, responsabilità condivisa. Non puo' essere sospesa per anni. Quando gli organismi intermedi restano a lungo nel limbo, il territorio perde spazi di decisione autonoma. Perde democrazia. Non perché qualcuno li abbia sottratti con un atto traumatico, ma perché progressivamente si spostano verso l’alto. Verso gli amici degli amici.
È un processo silenzioso. E proprio per questo merita attenzione. Il Lazio sta vivendo una fase temporanea di ristrutturazione istituzionale, oppure sta consolidando un modello più verticale di governance?
La differenza non è formale. È sostanziale. Se siamo in una transizione, occorre indicare una meta chiara. Se invece il modello cambia, va dichiarato apertamente. Perché la straordinarietà non può diventare consuetudine senza una riflessione pubblica.
Le nomine di questi giorni non sono solo atti amministrativi. Sono un segnale di continuità. E la vera domanda resta sospesa. Esiste un punto di ritorno alla normalità? Se esiste, va detto. Se non esiste, allora siamo già dentro un nuovo equilibrio istituzionale. E ogni equilibrio, prima o poi, chiede di essere spiegato.
Quando ai Consorzi di bonifica i consorziati, gli agricoltori, le famiglie, le imprese potranno tornare a decidere chi e come li deve amministrare? Siamo di fronte ad una grave carenza di democrazia e a gestioni che spesso fanno male, molto male gli interessi della gente. Ad esempio tassando le case.
E mo basta.