ELEZIONI PROVINCIALI - ECCO COME FUNZIONANO E CHI VINCE
- Tommaso Villa
Con la presentazione delle ultime liste, si è aperta ufficialmente la campagna elettorale per le provinciali. Ed è già partito il “toto provinciali”. Un gioco legittimo, ma che ha senso solo se si parte da una premessa che spesso sfugge anche a chi la politica la mastica ogni giorno: quella dell’8 marzo non è un’elezione politica nel senso classico, è prima di tutto un’elezione aritmetica. E nell’aritmetica delle provinciali contano due variabili più di tutte: chi vota e quanto pesa quel voto.
Domenica 8 marzo 2026 si rinnovano i 12 seggi del Consiglio provinciale di Frosinone. Alle urne, purtroppo, non andranno i cittadini ma 1.131 grandi elettori, cioè 90 sindaci e 1.041 consiglieri comunali. Già questo restringe il campo: non consenso popolare diffuso, ma consenso tra amministratori locali, fatto di rapporti personali, equilibri nei consigli comunali, dinamiche territoriali. A questo si aggiunge un’assenza non irrilevante: Boville Ernica, commissariato, resta fuori dal voto e quindi non contribuisce alla massa ponderata.
Il cuore del sistema è il voto ponderato previsto dalla legge Delrio. Quei 1.131 voti non valgono tutti uguale: il voto di un consigliere di un Comune grande pesa più di quello di un consigliere di un Comune piccolo. Il risultato finale non è la semplice somma dei voti “uno a uno”, ma la somma dei voti pesati per indice demografico. È qui che la politica, volente o nolente, si trasforma in matematica.
La fotografia 2026 della ponderazione è ormai definita. La fascia più pesante, quella tra 30.000 e 100.000 abitanti, comprende Frosinone e Cassino: 58 grandi elettori complessivi (2 sindaci e 56 consiglieri), indice 315, per un totale di 18.270 voti ponderati. Due soli Comuni che, di fatto, valgono quanto decine di centri minori.
La vera fascia decisiva è però quella tra 10.000 e 30.000 abitanti: dieci Comuni — Alatri, Anagni, Ceccano, Ferentino, Fiuggi, Isola del Liri, Monte San Giovanni Campano, Pontecorvo, Sora, Veroli — 170 grandi elettori, indice 205, per 34.850 voti ponderati. È la cintura dove, più che altrove, si vince o si perde. Chi controlla stabilmente questo blocco parte in vantaggio; chi lo sottovaluta, spesso resta fuori dai giochi.
Sotto troviamo la fascia 5.000–10.000 abitanti: 117 elettori, indice 135, per 15.795 voti ponderati. Poi la 3.000–5.000: 207 elettori, indice 68, 14.076 voti. Infine i Comuni sotto i 3.000 abitanti: 579 elettori, indice 31, 17.949 voti ponderati. La somma porta a 100.940 voti ponderati complessivi. Tradotto in modo diretto: andare forte nei piccoli Comuni serve, ma senza incidere nella fascia dei Comuni medi difficilmente si trasformano i voti in seggi.
Per fare previsioni serie serve guardare al precedente. Nel 2023, con cinque liste, il risultato fu chirurgico: Fratelli d’Italia 22.466 voti ponderati e 3 seggi; Lega 17.721 e 2 seggi; Forza Italia 13.070 e 1 seggio; Provincia in Comune 7.005 e 1 seggio; La Provincia dei Cittadini 32.827 e 5 seggi. Dodici seggi totali. Il dato interessante non è solo chi vinse, ma come: una lista ottenne un seggio con poco più di 7.000 voti ponderati, un’altra ne ottenne uno con quasi il doppio. Questo perché il riparto avviene con il metodo dei quozienti: non esiste una regola lineare del tipo “tot voti uguale tot seggi”.
Il 2026 cambia il quadro. Le liste sono sei: Fratelli d’Italia, Partito Democratico, Lega, Forza Italia, Provincia in Comune, Progetto Futuro. La lettura superficiale porta a dire due liste di area sinistra, tre di area centrodestra e una civica trasversale. Ma alle provinciali le coalizioni non si sommano automaticamente: ogni lista corre per sé e i voti non sono trasferibili.
La differenza più rilevante rispetto al 2023 è l’assenza di una grande lista unitaria di area centrosinistra come “La Provincia dei Cittadini”, che allora da sola raccolse il 35% e portò a casa 5 seggi. Oggi quell’area è più spezzata. Questo non significa automaticamente perdere, ma cambia la dinamica dei quozienti: il voto si distribuisce e i seggi possono frammentarsi.
Da qui nasce lo scenario che molti evocano: un Consiglio diviso, per esempio 3 seggi PD, 2 Provincia in Comune, 3 FdI, 2 Lega, 1 FI e 1 a Progetto Futuro. È uno scenario plausibile non per suggestione politica, ma per logica numerica. Se il blocco che nel 2023 valeva oltre 32.000 voti ponderati si divide tra più liste, è probabile che nessuna faccia il pieno ma che più liste entrino in Consiglio.
La fascia dei Comuni medi, con i suoi 34.850 voti ponderati, resta la miniera principale. Qui non conta l’etichetta generale ma la composizione reale dei consigli comunali. Un Comune come Sora, ad esempio, non può essere assegnato a tavolino: se l’amministrazione è di area sinistra ma il consiglio è articolato, i voti possono distribuirsi. Bastano due o tre Comuni medi che non “seguono la bandiera” per spostare un seggio.
Poi c’è la variabile civica. Progetto Futuro, legato a una figura riconoscibile sul territorio come Quadrini, può puntare a quel pacchetto di 7–9 mila voti ponderati che storicamente è stato sufficiente per trasformarsi in seggio. Non serve essere primo partito, serve superare la soglia implicita dei quozienti.
Un dato utile per orientarsi è il valore medio grezzo: 100.940 voti ponderati diviso 12 seggi fa circa 8.400 punti-seggio. Non è una soglia reale, ma dà l’ordine di grandezza. Significa che i seggi si giocano su poche migliaia di voti ponderati, cioè su pacchetti limitati di grandi elettori nei Comuni che pesano davvero.
Da qui derivano tre scenari realistici. Il primo è una minima differenza, con un equilibrio quasi perfetto e una lista civica decisiva: in quel caso il consigliere civico diventa centrale nelle votazioni su deleghe, vicepresidenza e indirizzi.
Il secondo è un sorpasso di misura del centrodestra: se FdI tiene i numeri del 2023 e Lega e Forza Italia non arretrano troppo, i 7 seggi sono aritmeticamente possibili.
Il terzo è la tenuta del centrosinistra attraverso i Comuni medi: se PD e civiche si spartiscono bene quella fascia e difendono Frosinone e Cassino, una maggioranza alternativa può nascere.
Tutto ciò senza dimenticare i vari progetti di riforma, per adesso naufragati, e il ritorno al voto popolare.