SORA - IL MONUMENTO NATURALE DI ROCCA SORELLA

  • Tommaso Villa

C’è un punto, sopra Sora, dove la città cambia prospettiva: sali, ti giri, e capisci perché quel colle è più di una cartolina. Rocca Sorella e il Castello di San Casto non sono solo “un posto bello”: sono identità, paesaggio, storia, e anche una potenziale leva turistica concreta, se gestita con serietà.

Eppure, quando un’area viene riconosciuta come Monumento Naturale, una cosa dovrebbe vedersi: la tutela. Segnaletica, manutenzione minima, gestione degli accessi, un’idea di fruizione, un piano essenziale contro il degrado e l’abbandono. Se non si vede nulla, il cittadino fa una domanda semplice, quasi inevitabile: “Ok, ma quindi… chi se ne sta occupando?”.

La domanda non nasce dal gusto della polemica. Nasce dal fatto che, nero su bianco, dentro i documenti di programmazione del Comune, quell’area non risulta affatto dimenticata. Al contrario: risulta inserita in un portafoglio di interventi che, almeno sulla carta, è rilevante.

Nei documenti di programmazione collegati al bilancio 2024–2026 del Comune di Sora, infatti, compare un intervento indicato come “PNRR valorizzazione dell’area Monumento Naturale di Rocca Sorella – Castello di San Casto”, con una previsione di 1.000.000 euro nel 2025 e 1.000.000 euro nel 2026. Due milioni complessivi programmati su due anni non sono una cifra simbolica: sono risorse che, se tradotte in progetto, atti e lavori, possono cambiare davvero volto e fruibilità dell’area.

Non è tutto. Sempre nella stessa programmazione appare un altro intervento che merita attenzione: un “Parco naturalistico archeologico nell’area del Colle San Casto e Cassio”, indicato come finanziamento regionale, per 650.000 euro. Qui si apre un tema di governance tutt’altro che secondario: si tratta di un progetto coordinato con la valorizzazione del Monumento Naturale oppure di un binario separato? Perché coordinare significa evitare doppioni, incastrare le priorità e costruire una visione unica, non pezzi scollegati.

Poi c’è la partita che spesso resta sullo sfondo, ma che è determinante: la sicurezza del versante e la gestione del rischio. Nella stessa cornice programmatoria compaiono infatti interventi collegati alla mitigazione del dissesto in località San Casto, con importi importanti, oltre a una specifica voce riferita a dissesto gravitativo nell’area del Castello di San Casto, legata a crolli e criticità.

A questo punto la fotografia è chiara: nei documenti esiste un “piano di volo” economico e programmatorio. Ma sul terreno, per molti, non si percepisce una regia operativa. È come avere un business plan scritto bene e un punto vendita con la serranda abbassata: il potenziale c’è, ma non è chiaro a che punto sia l’esecuzione.

Ed è qui che serve un passaggio di maturità istituzionale: la trasparenza non come obbligo burocratico, ma come leva di fiducia. Perché un Monumento Naturale non può rimanere soltanto un titolo nobile. O diventa tutela e fruizione, oppure resta una definizione formale che non cambia la realtà.

Allora la domanda che facciamo, pubblicamente e con rispetto, è semplice: qual è lo stato di avanzamento reale di questi interventi? Qual è, oggi, il progetto legato alla “valorizzazione PNRR” del Monumento Naturale? Cosa comprende, concretamente: sentieri, accessi, segnaletica, messa in sicurezza di punti critici, servizi minimi di fruizione, manutenzione programmata? Esiste un cronoprogramma pubblico, anche sintetico, che dica ai cittadini quando vedranno i primi passi?

E ancora: il “Parco naturalistico archeologico” sul Colle San Casto e Cassio è coordinato con l’intervento sul Monumento Naturale o viaggia per conto proprio? Chi tiene insieme i pezzi, e con quale visione?

Infine: come si incastra la valorizzazione con la partita della mitigazione del dissesto? Perché senza sicurezza la fruizione resta fragile. E senza fruizione, la valorizzazione si riduce a una parola elegante nei documenti.

Non stiamo chiedendo annunci. Stiamo chiedendo un cruscotto minimo, da amministrazione moderna: poche righe, ma chiare. Un quadro pubblico che dica: intervento A, a che fase è (progettazione, affidamento, esecuzione), chi è responsabile, quali tempi indicativi. È gestione di base, non fantascienza.

Perché la tutela, quando c’è, si vede. E quando si vede, trascina tutto il resto: turismo, decoro, sicurezza, orgoglio locale. Qui non serve un miracolo: serve un passo avanti concreto e comunicato bene. E sì, magari anche una segnaletica fatta come si deve: così, tanto per far capire che il Monumento non è solo “nei documenti”, ma anche sul territorio, dove camminano le persone.