AMBIENTE - IL LIRI, I CONSORZI E LE FOTO DELLE RUSPE
- Tommaso Villa
Ogni tanto basta una ruspa per cambiare il racconto di un territorio. Succede quando un tratto di fiume viene ripulito, quando vengono tagliate le canne lungo un argine o rimossi alcuni accumuli di vegetazione. Le immagini fanno il giro dei social, arrivano le dichiarazioni di soddisfazione e si costruisce rapidamente una narrazione fatta di efficienza, interventi risolutivi e ritorni di centralità istituzionale. E durante il periodo estivo ne vedremo di queste immagini.
Ma il Liri merita qualcosa di più di una narrazione. Merita chiarezza. Perché il rischio, quando si parla di ambiente e gestione del territorio, è sempre lo stesso: confondere i meriti, nascondere le responsabilità e lasciare ai cittadini una visione distorta di come funzionano davvero le istituzioni.
Da anni il fiume Liri è al centro del dibattito pubblico. Lo è per la qualità delle sue acque, per la questione della depurazione, per la manutenzione degli alvei, per gli scarichi, per gli episodi di sofferenza ambientale e per il crescente impatto dei cambiamenti climatici. Pensare che tutto questo possa essere ridotto ad una telefonata o ad un intervento di pulizia significa non comprendere la complessità del problema.
La prima domanda che dovremmo porci non è chi ha chiamato le ruspe. La prima domanda dovrebbe essere: chi è responsabile di cosa? I sindaci rappresentano il territorio e hanno il dovere di segnalare criticità, sollecitare interventi e tutelare gli interessi delle proprie comunità. Sono spesso il primo riferimento per i cittadini e svolgono un ruolo fondamentale nelle emergenze.
Ma non sono loro a monitorare scientificamente la qualità delle acque. Non sono loro a gestire la depurazione. Non sono loro a programmare gli interventi strutturali sui corsi d'acqua. Esistono enti specificamente preposti a queste funzioni.
Esistono organismi incaricati del monitoraggio ambientale, soggetti responsabili della depurazione, strutture regionali che pianificano gli investimenti e Consorzi di Bonifica che hanno compiti ben precisi nella gestione delle opere idrauliche e della sicurezza del territorio.
Ed è proprio qui che emerge il tema più interessante. Per decenni i Consorzi di Bonifica sono stati associati nell'immaginario collettivo alle bonifiche, ai fossi, ai canali e alla manutenzione degli argini. Non è un caso. La loro storia nasce proprio da queste esigenze.
Oggi però qualcosa sta cambiando. La Regione Lazio, come molte altre regioni italiane, sta accompagnando un'evoluzione del ruolo dei Consorzi. Non più soltanto manutenzione idraulica tradizionale ma anche gestione delle risorse idriche, irrigazione, contrasto alla siccità, adattamento ai cambiamenti climatici e difesa integrata del territorio.
Si tratta di un passaggio importante. Le estati sempre più calde e le precipitazioni sempre più irregolari impongono una gestione dell'acqua diversa da quella del passato. La sfida non è più soltanto evitare le esondazioni ma anche garantire la disponibilità della risorsa idrica nei periodi di carenza.
È una trasformazione che può avere una sua logica. Ma proprio perché i Consorzi stanno assumendo un ruolo più ampio, è necessario evitare equivoci. Ampliare le competenze significa ampliare le responsabilità.
Se il Consorzio diventa sempre più centrale nella gestione dell'acqua, allora dovrà essere valutato per la sua capacità di programmare, prevenire, garantire efficienza e sicurezza. Non soltanto per un singolo intervento di pulizia. E non a carico dei Consorziati.
Allo stesso modo non si possono attribuire ai sindaci responsabilità che appartengono ad altri enti, così come non si possono attribuire ad altri enti meriti che spettano alle amministrazioni locali.
La chiarezza istituzionale non è una questione burocratica. È una questione democratica. Perché il cittadino ha il diritto di sapere chi controlla, chi decide, chi interviene e chi risponde dei risultati ottenuti.
Il Liri non ha bisogno di propaganda. Non ha bisogno di eroi del giorno. Ha bisogno di manutenzione costante, di monitoraggi credibili, di depurazione efficiente, di programmazione, di investimenti e di una gestione seria della risorsa acqua.
Ha bisogno soprattutto che ogni istituzione si assuma fino in fondo le proprie responsabilità. Perché le fotografie delle ruspe durano un giorno. La salute di un fiume, invece, si misura negli anni.