SORA - PIAZZA SAN DOMENICO, UN'OCCASIONE PERSA
- Tommaso Villa
I lavori per la rigenerazione urbana dell'area di Piazza San Domenico, a cavallo tra i Comuni di Sora e Isola del Liri, oggi dominata dal traffico veicolare e dal parcheggio disordinato davanti all'Abbazia di San Domenico Abate (XI secolo, sorta sull'area della villa di Cicerone) procedomo speditamente.
Come spesso accade in questi casi è scattata una grande operazione di commenti, giudizi, idee e proposte. A molti la nuova piazza piace a tanti altri no. Noi di Penna e Spada abbiamo la pessima abitudine di andare a leggere le carte. Il progetto che si sta realizzando non è quello che ha vinto il bando ma quello che, per tempi e risorse disponibili, è l'unico fattibile. Insomma, non si poteva fare diversamente.
Tutto ciò tenendo conto che i tecnici che hanno vinto il bando hanno formalmente rinunciato. Ma se hanno vinto: cosa volevano fare? quale era la loro idea per San Domenico? Non siamo tecnici ma abbiamo provato comunque a leggere la relazione.
La meravigliosa idea di fondo era quella di restituire la piazza ai cittadini, spostando il traffico e ricucendo il tessuto urbano circostante.
I due interventi principali erano:
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- Nuova bretella con ponte sul fiume Liri – una strada di 270 m con nuovo ponte in acciaio di circa 40 metri di luce, dal profilo sobrio a semiellisse, e due rotatorie (viale dell'Industria e "Bruni Mobili"). Serviva a intercettare il traffico che oggi transita davanti alla basilica.
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- Pedonalizzazione della piazza – un disegno minimalista che proiettava a terra il rosone della facciata e una direttrice a croce in asse con l'ingresso principale. La piazza si articolava su due livelli (uno "sacro" e rigoroso, uno più morbido verso il verde e il fiume), con sedute monolitiche, un grande ulivo, pavimentazioni in pietra a doppia tessitura, muretti che richiamavano i resti romani accanto alla chiesa e dissuasori a scomparsa per l'accesso dei soli mezzi autorizzati.
A questi si aggiungevano: tre nuovi parcheggi (73 stalli, circa 2.200 mq), oltre 15.500 mq di nuovo verde con più di 115 alberi, la riconnessione delle piste ciclopedonali esistenti verso Isola del Liri e il Fibreno, la riqualificazione delle aree della Fiera e dell'ex Cartiera Romana, e dotazioni "smart" (illuminazione LED, Wi-Fi 7 pubblico, panchine fotovoltaiche con ricarica USB, colonnine per veicoli elettrici, irrigazione a goccia con sensori, videosorveglianza collegata alla polizia municipale).
I punti forti Il rispetto del "genius loci". La scelta più convincente era aver fondato tutto il disegno della piazza sulla sacralità e sulla geometria della chiesa: il rosone e l'asse della facciata diventano la matrice compositiva. È un intervento volutamente sobrio, che non "ruba la scena" all'Abbazia e punta su proporzioni classiche e materiali durevoli, evitando l'estetizzazione modaiola che invecchia male — una consapevolezza dichiarata esplicitamente nella relazione.
La soluzione radicale al traffico, ma pragmatica. Invece di ritocchi poco convincenti alla rotatoria esistente, il progetto sposta fisicamente i flussi con la bretella e il nuovo ponte, rendendo davvero pedonale la piazza. Al tempo stesso lascia aperta una visione futura (una seconda bretella in accordo con Isola del Liri per la pedonalizzazione totale), distinguendo con onestà ciò che è oggetto del progetto da ciò che è scenario auspicabile.
La visione territoriale ampia. Non è solo una piazza: il progetto tiene insieme viabilità, parco fluviale (23.150 mq riconnessi), area giochi (1.210 mq), verde attorno all'ex Cartiera (~14.000 mq), ciclopedonali fino al Lago di Posta Fibreno, e la sinergia istituzionale tra i due Comuni. La piazza è il perno su cui tutto si incernia.
L'accessibilità come tema progettuale serio. Piazza a zero barriere architettoniche, ma pensata anche per non vedenti (percorsi tattili, segnaletica Braille, fontanelle per cani guida, informazioni audio via Bluetooth) e non udenti (segnali luminosi, display, alfabeto LIS nell'arredo). È un livello di dettaglio raro in questa fase progettuale.
Sostenibilità concreta. Materiali riciclati e locali (calcestruzzo riciclato, pietra calcarea, acciaio riciclato, legno certificato FSC/PEFC), specie arboree autoctone scelte per trattenere polveri sottili, ombreggiamento dei parcheggi contro le isole di calore, raffrescamento naturale tramite corridoi di ventilazione vegetale.
In sostanza: il progetto aveva vinto perché coniugava un gesto architettonico pulito e rispettoso della storia con una risposta strutturale al problema del traffico, il tutto inserito in una strategia territoriale di lungo periodo e supportato da una solida impalcatura tecnica e procedurale.
Solo per completezza di informazioni, queste idee sono della RTP - Studio Carini Srl, con mandanti gli ingegneri Bartolomucci e Mosticone.
