ISOLA LIRI - LA FRUTTA, I MARCIAPIEDI E I CONTROLLI

  • Tommaso Villa

Nelle ultime settimane, a Isola Liri, è tornata al centro dell’attenzione una situazione che non riguarda soltanto il decoro urbano, ma investe direttamente la tutela della salute pubblica, la sicurezza dei cittadini e l’uso corretto degli spazi comuni.

Il caso riguarda un punto vendita di frutta che espone la merce all’esterno del locale, occupando il marciapiede di Via Napoli, una delle arterie più trafficate della città. L’esposizione avviene in modo stabile, riducendo lo spazio destinato alla circolazione pedonale e costringendo spesso i passanti a muoversi a ridosso della carreggiata.

A questo si aggiunge un elemento segnalato da più residenti: quel tratto di marciapiede risulta frequentemente bagnato, con evidenti ricadute sulla sicurezza, soprattutto per anziani, persone con difficoltà motorie e famiglie con passeggini.

Secondo quanto riferito, la merce non viene soltanto esposta durante l’orario di apertura, ma rimane all’esterno anche nelle ore notturne, semplicemente coperta da un telo. Una circostanza che introduce ulteriori profili di criticità, perché il mantenimento degli alimenti su suolo pubblico al di fuori dell’orario di vendita li espone per tempi prolungati a polveri, umidità, agenti inquinanti e possibili contaminazioni, senza le garanzie di un ambiente controllato.

Dal punto di vista normativo, il quadro è definito.

La Legge 283 del 1962 vieta la vendita di alimenti esposti a contaminazioni ambientali o conservati in condizioni tali da comprometterne l’igiene e la salubrità. La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha chiarito in più occasioni che l’esposizione all’aperto di prodotti alimentari non è vietata in astratto, ma diventa illegittima quando avviene senza adeguate protezioni e in contesti che aumentano il rischio di contaminazione. La prossimità a una strada ad alto traffico, con presenza costante di gas di scarico e polveri, rappresenta in questo senso un elemento rilevante.

Un principio altrettanto consolidato riguarda la collocazione della merce rispetto al suolo. Gli alimenti non dovrebbero mai essere posti direttamente a terra o a un’altezza tale da esporli a schizzi, animali o contaminazioni indirette. Le linee guida sanitarie e le prassi ispettive richiedono che la merce sia sollevata e adeguatamente protetta, soprattutto quando l’esposizione avviene all’esterno del punto vendita e, a maggior ragione, quando si prolunga anche al di fuori dell’orario di apertura.

Accanto al profilo sanitario emerge con forza anche quello legato alla sicurezza urbana. L’occupazione del marciapiede, se priva di regolare autorizzazione o eccedente i limiti concessi, non rappresenta soltanto un’irregolarità amministrativa, ma incide sul diritto dei cittadini a muoversi in sicurezza. Un passaggio ristretto e costantemente bagnato non è un dettaglio marginale, ma un potenziale fattore di rischio che coinvolge direttamente la responsabilità dell’amministrazione.

Ed è qui che si colloca un punto spesso dato per scontato, ma giuridicamente centrale. Il Sindaco è pienamente dentro la partita. Non solo come rappresentante politico dell’ente, ma come autorità sanitaria locale. È garante della salute pubblica, della sicurezza urbana e dell’uso corretto dello spazio pubblico. Non è un dettaglio. È il cuore della responsabilità amministrativa.

Il Sindaco non svolge materialmente i controlli, che competono alla Polizia Locale per quanto riguarda l’occupazione di suolo pubblico e all’ASL per gli aspetti igienico-sanitari, ma ha il dovere di attivare, coordinare e sollecitare le verifiche quando emergono situazioni potenzialmente lesive per la salute e la sicurezza dei cittadini. In presenza di condizioni visibili, reiterate e segnalate, l’assenza di interventi non può essere considerata neutra.

È bene chiarirlo con nettezza. Non si tratta di una questione personale né, tantomeno, di origine o nazionalità. Le regole valgono per tutti e servono a tutelare l’interesse collettivo, oltre a garantire concorrenza leale tra operatori economici. Tollerare pratiche irregolari significa penalizzare chi rispetta le norme e abbassare il livello di tutela complessiva.

La domanda, quindi, non è se una certa pratica sia diventata consuetudine, ma se sia conforme alle norme e compatibile con la sicurezza e la salute pubblica. In questi casi, la verifica non è un atto ostile, ma un dovere amministrativo. E quando in gioco ci sono alimenti, marciapiedi e cittadini, non può essere rimandata né lasciata al silenzio.

(Foto volutamente sfuocata)