SORA CALCIO - RINASCERE MA CON I SORANI

  • Tommaso Villa

La fine del Sora Calcio ha lasciato una ferita profonda. Una di quelle che non appartengono soltanto allo sport, ma all'identità stessa di una comunità. Centodiciannove anni di storia non possono essere cancellati senza lasciare rabbia, amarezza e un inevitabile bisogno di individuare delle responsabilità.

Proprio nei momenti di maggiore sofferenza, però, si misura la maturità di una città. Nelle ultime ore qualcuno ha tentato di trasformare il fallimento del Sora Calcio in un processo esclusivamente politico contro il sindaco, individuando nell'amministrazione comunale il principale bersaglio della protesta. Un'operazione che, osservando la reazione della piazza, non sembra aver prodotto l'effetto sperato.

È accaduto qualcosa di significativo. I commenti dei cittadini non si sono concentrati sulle accuse rivolte al primo cittadino. Al contrario, il dibattito si è rapidamente spostato su chi quelle accuse le aveva formulate. Molti hanno ricordato il ruolo ricoperto negli anni passati, altri hanno contestato il tempismo dell'intervento, altri ancora hanno parlato apertamente di un tentativo di strumentalizzare una tragedia sportiva per finalità politiche.

Questo non significa che i sorani ritengano il Comune esente da ogni responsabilità. Significa, piuttosto, che la città rifiuta letture semplicistiche e non è disposta ad accettare che una vicenda tanto complessa venga ridotta a uno scontro tra maggioranza e opposizione.

La scomparsa del Sora Calcio è il risultato di una storia lunga e articolata. Una vicenda fatta di proprietà che si sono succedute, promesse rimaste tali, difficoltà economiche, occasioni perdute, imprenditoria che non è riuscita a fare sistema e decisioni che, nel corso degli anni, hanno accompagnato il club verso un epilogo drammatico.

Ridurre tutto a uno slogan politico non rende giustizia alla verità dei fatti. Ed è questo il messaggio che sembra emergere con forza dalla discussione pubblica. La rabbia c'è. Il dolore è autentico. La delusione è enorme. Ma tutto questo non è bastato a convincere la città ad accettare ricostruzioni parziali o dettate dalla convenienza del momento.

Paradossalmente, proprio nel momento di maggiore fragilità emotiva, Sora ha dimostrato una notevole lucidità. I cittadini hanno chiesto responsabilità diffuse, non un capro espiatorio. Hanno ricordato che la storia del Sora Calcio non inizia ieri e che chiunque abbia avuto un ruolo, diretto o indiretto, dovrebbe interrogarsi prima di puntare il dito contro gli altri.

È un segnale politico tutt'altro che secondario. Perché il consenso non si conquista semplicemente intercettando il malcontento. Occorrono credibilità, coerenza e memoria. Ora, però, è il momento di voltare pagina. Le polemiche passeranno. Le responsabilità saranno giudicate dalla storia, dai tifosi e, se necessario, da chi ne avrà il compito. Ma Sora non può permettersi di restare prigioniera del proprio passato.

Oggi serve una rifondazione vera. Per troppo tempo il destino del Sora Calcio è stato affidato a un singolo imprenditore, spesso considerato il salvatore della patria. Un modello che ha mostrato tutti i suoi limiti. Quando il futuro di una società dipende esclusivamente da una persona, inevitabilmente il futuro della squadra finisce per coincidere con quello del suo proprietario.

Forse è arrivato il momento di cambiare paradigma. L'idea di un azionariato popolare merita una riflessione seria. Una società partecipata dai tifosi, dalle famiglie, dalle imprese del territorio, dai professionisti, dagli ex calciatori e da tutti coloro che hanno a cuore i colori bianconeri potrebbe rappresentare una base più solida e più legata all'identità della città.

Questo non significa rinunciare agli imprenditori. Significa, piuttosto, affiancarli a una struttura partecipata e trasparente, capace di garantire continuità e impedire che il patrimonio sportivo di Sora possa dipendere ancora una volta dalle decisioni di un solo uomo.

Il primo obiettivo deve essere la nascita di una società credibile, con conti in ordine, una governance moderna e una programmazione pluriennale. Ma c'è un patrimonio che non può assolutamente andare disperso.

Il settore giovanile. Per decenni il vivaio del Sora Calcio ha rappresentato un motivo di orgoglio per l'intero territorio. Ha formato giovani atleti, educato generazioni attraverso i valori dello sport e contribuito a costruire l'identità calcistica della città.

Perdere questo patrimonio significherebbe infliggere una seconda sconfitta a Sora. La rifondazione deve partire proprio da lì: dalle scuole calcio, dai ragazzi, dagli allenatori, dalle famiglie e da tutti coloro che hanno continuato a credere nel calcio anche nei momenti più difficili.

Servirà il sostegno delle istituzioni, delle imprese, delle associazioni e dei tifosi. Servirà mettere da parte gli interessi personali per costruire un progetto condiviso. La categoria dalla quale si ripartirà conterà relativamente.

Ciò che farà davvero la differenza sarà la qualità del progetto. Perché le promozioni si conquistano sul campo, ma la fiducia si conquista con la trasparenza, con la programmazione e con il rispetto della propria comunità.

Il Sora Calcio può rinascere. Ma questa volta dovrà rinascere appartenendo davvero ai sorani.