REGIONE - IL DEBITO RESTA A CARICO DEI CITTADINI

  • Tommaso Villa

Alla fine, con buona pace di tutti, è stato approvato il rendiconto generale per l'anno di esercizio 2025. Atto necessario ed eneludibile per dare continuità all'azione politica ed amministrativa della regione. Il dato eclatante, apparentemente, è l'attivo di 322 milioni circa al 31 12 2025.

Nel 2024, sempre con Rocca al timone, l'esercizio della regione si chiudeva con un perentorio -13.048.513.539,9 euro, non diversamente il 2023, sempre a guida Rocca, presentava un pesante e rotondo –13.462.101.422,58 raccogliendo in eredità da Zingaretti un non proprio rubicondo -13.717.591.322,52 maturato nel 2022.

Al bando trionfalisimi, sterili ed inopportuni, è evidente il consolidamento della passività negli anni e il disavanzo, pur conoscendo un flebile miglioramento, non si è schiodato mai da un allarmante profondo rosso. Segno questo che l'azione programmatica dei governi regionali succedutisi negli anni è stata blanda, incerta e farraginosa. Il che induce ad osservare che l'istituto Regione, mal declinato dal titolo V della costituzione, non è l'ente intermedio capace di garantire omnia welfare e benessere.

Ma questa è una vecchia storia e un cavallo di battaglia di noi socialisti da sempre contrari alla centralità regionale a discapito dei territori, per i quali chiediamo autonomia decisionale e diretta disponibilità delle risorse.

Ciò detto, pongo ai lettori la domanda dalle cento pistole: come si è passati da un profondo rosso di 13 e passa miliardi di euro ad un attivo di 320 milioni e spiccioli in un solo anno pur rimanendo inviariate, più o meno, entrate e uscite ordinarie? Merito dell'amministrazione Rocca che in un anno si è miracolasemente superata rispetto agli andamenti degli anni precedenti?

No, non è così. L'exploit 2025 è frutto solo di una alchimia politica del governo Meloni che a ottobre 2025 nella conferenza Stato Regione si impegnava a sobbarcarsi 31 miliardi di debiti contratti da tutte le regioni a statuto ordinario a fronte di una pluriennale linea di debito regioni-stato, con le regioni a statuto ordinario impegnate a rifondere quanto stornato con la legge 199/25, dal 2026 fino al 2051.

Quindi, lo stato italiano si accolla 31 miliardi di euro di debito delle regioni a statuto ordinario, quasi tutti di natura sanitaria, e di questi 31 miliardi il 41% sono debiti della regione Lazio: 13 miliardi (l'Emilia Romagna poco più di 700 milioni, a voi le riflessioni del caso).

C'è da festeggiare? Secondo noi socialisti c'è più da preoccuparsi perchè poco ci convincono i tempi e le finalità dell'operazione. Per inciso, le regioni dovranno, per garantire la sostenibilità dell’operazione, continuare a versare allo Stato, fino al 2051, sottolineo 2051, gli stessi importi delle attuali rate trasformate in contributi alla finanza pubblica. Che significa questo?

Che il debito lo spostano di capitolo ma rimane totalmente a carico di noi cittadini italiani e che da oggi al 2051, quindi per 26 anni, lo stesso debito lo verseremo noi allo stato, con interessi e ricalcoli del caso che, da oggi al 2051, i futuri governi decideranno.

Domanda, fra 25 anni, alla fine della fiera, gli abitanti del Lazio avranno ridato ridato solo 13 miliardi? Purtroppo, è stata firmata con eccessiva baldanza, una cambiale in bianco per conto di noi cittadini esponendoci a gravosi carichi fiscali ad oggi non noti, non valutati e tantomeno calcolati.

Tutto questo per mettere alle regioni di generare altro debito, di accedere a linee finanziarie di credito che produrranno ulteriore deficit al fronte di servizi sempre meno in linea con le risorse spese e con la incapacità marcata di arginare il divario sempre più evidente tra quello che i territori chiedono e quello che la regione riconosce.

Spiace farlo notare ma, oggi, questo divario è ancora più acuito dalla forte tensione sociale in essere, gravata da tante vertenze che minano la tenuta e la stabilità della nostra società, a cui questo governo regionale non sa dare risposta e porre rimedio.

Lorenzo Fiorini - Psi