IL RICORDO - EMMA BONINO: IL CORPO E LA BATTAGLIA

  • Tommaso Villa

Al corpo che ha messo a disposizione degli altri e delle proprie idee, rischiando arresti, rischiando problemi fisici durante i tanti scioperi della fame, rischiando la fine di rapporti umani. Non è una metafora: nel 1975 si autodenunciò per procurato aborto, dopo aver contribuito a garantire interruzioni di gravidanza a donne che non potevano permettersi di andare all'estero. Fu arrestata. Lo fece perché il corpo — il proprio, quello delle altre — fosse il terreno concreto su cui misurare la distanza tra le leggi dello Stato e la vita reale delle persone. Quell'aborto clandestino vissuto in prima persona, segnato dalla paura e dalla solitudine, fu l'origine di tutto: da lì la scelta di non permettere che accadesse più a nessuna.

Dopo ogni una vittoria ma soprattutto dopo le tante sconfitte è ripartita mille volte, ancora più convinta che quanto vissuto fosse solo un istante di un percorso più lungo e più difficile, che bypassa i confini nazionali. Novant'anni di storia repubblicana italiana passano anche da lì: dal Partito Radicale di Marco Pannella alla Camera nel 1976, dal Parlamento europeo alla Commissione europea, dal ministero degli Esteri nel governo Letta fino alla creazione di +Europa. Anche negli ultimi mesi, anche in ospedale, non aveva smesso di essere quello che era sempre stata: una voce lucida, scomoda, instancabile.

Oggi che sono altre le parole d'ordine, oggi che in tutto il mondo si vorrebbe cancellare un'intera stagione politica e di diritti conquistati, oggi che che chi lotta per le stesse cose per cui lottava Emma Bonino, viene accusato di occuparsi di cose inutili dietro l'etichetta sprezzante di "cultura woke" che è diventato quasi un insulto, vale la pena tornare alle grandi battaglie di civiltà degli anni Sessanta e Settanta. Quelle che hanno portato l'Italia e gli altri paesi occidentali a livelli di civiltà mai raggiunti prima: il divorzio, il diritto all'aborto, la lotta contro i razzismi, le prime battaglie ambientaliste, Emma Bonino c'era, spesso in prima fila, spesso da sola contro tutti.

Le stesse persone che allora si opposero a quei diritti, oggi ne incensano la figura — come spesso accade quando una vita si chiude e diventa più comodo ricordarla che discuterla. Ma la sua è stata una figura divisiva ed è bene ribadirlo con forza, come lo è stata quella di Papa Francesco. Ed è significativo che le loro strade si siano incrociate: il 5 novembre 2024 Papa Francesco le fece visita a sorpresa nella sua casa romana, poco dopo le sue dimissioni dall'ospedale. Ne restò una fotografia diventata quasi un'icona — i due, uno di fronte all'altra, seduti sulle sedie a rotelle sulla terrazza di casa Bonino, al sole. Due corpi segnati dalla malattia e dal tempo, due percorsi di vita lontanissimi per fede e per storia, uniti da un rispetto e una coerenza di vita che andava oltre le distanze.

Le persone divisive non sono buone per tutte le stagioni. Ma proprio per questo devono indicarci la via. Oggi è una via di resistenza al dramma di regimi pronti a chiudere frontiere e offuscare i pensieri, ma soprattutto pronti a rinchiudere i corpi nelle carceri o dentro le proprie case, di fronte a schermi ed algoritmi guidati da poteri sempre più influenti.

Emma Bonino oggi ci indica la via di chi lotta per la libertà e le libertà. Le proprie ma soprattutto di coloro che non hanno la forza per difendersi con la propria voce ed il proprio corpo.

Danilo Grossi