ECONOMIA - LA CIOCIARIA COME PERIFERIA DI ROMA
- Tommaso Villa
In questi giorni la politica regionale celebrerà il nuovo rapporto della Banca d'Italia. Il Lazio cresce dello 0,6% quindi di più rispetto alla media italiana. Le esportazioni aumentano. Gli investimenti tengono. L'occupazione resiste. Tutto vero. Ma c'è una domanda che nessuno sembra voler fare.
Ma chi sta crescendo davvero? Perché dietro quel numero esiste un Lazio che corre e un altro che aspetta ancora alla fermata. Il primo si chiama Roma. Il secondo comprende gran parte delle province, compresa Frosinone. La stessa Banca d'Italia evidenzia che una parte importante degli investimenti pubblici è legata al PNRR e alle opere del Giubileo. Tradotto: una quota rilevante della spesa si concentra inevitabilmente sulla Capitale, dove si gioca la partita internazionale dell'Anno Santo. Nel frattempo, in Ciociaria, il quadro è ben diverso. Qui convivono due realtà opposte.
Da una parte c'è una provincia strategica per il Lazio. Una provincia che ospita uno dei poli farmaceutici più importanti d'Italia. Una provincia che produce ricchezza, esportazioni e occupazione qualificata. Una provincia che si trova al centro dell'asse Roma-Napoli e che potrebbe diventare uno dei motori logistici dell'Italia centrale.
Dall'altra c'è una provincia che continua a fare i conti con la crisi dell'automotive, con il declino di intere aree industriali, con giovani costretti a partire e con un Sito di Interesse Nazionale, quello della Valle del Sacco, che da oltre vent'anni rappresenta una gigantesca ipoteca sul futuro. Eppure, quando si parla di Frosinone, sembra che il dibattito regionale si concentri sempre sugli stessi temi. I rifiuti. Le discariche. Gli impianti. Le emergenze.
Negli ultimi mesi il ruolo della provincia all'interno delle strategie regionali è diventato sempre più evidente. La partita SAF, il dibattito sui flussi dei rifiuti, la prospettiva di nuovi impianti, il tema della discarica di Roccasecca, le modifiche normative che consentono una maggiore movimentazione dei rifiuti tra province raccontano una realtà che nessuno può ignorare. La domanda è semplice. La Regione Lazio sta costruendo una strategia di sviluppo per la provincia di Frosinone oppure sta costruendo una strategia regionale che utilizza la provincia di Frosinone?
Non è la stessa cosa. Perché se una provincia diventa centrale soltanto quando si tratta di ospitare impianti, trattare rifiuti, accogliere infrastrutture o assorbire funzioni che altrove nessuno vuole, allora non si parla di sviluppo. Si parla di utilizzo del territorio. Il nord della provincia con il SIN, il sud della provincia con il distretto dei rifiuti. Pronti per la prossima bomba ecologica.
E qui la politica dovrebbe avere il coraggio di essere chiara. Perché il consenso si costruisce con le risposte, non con le fotografie. E mentre si discute di rifiuti, impianti e programmazione regionale, resta sul tavolo un'altra partita gigantesca: quella della Valle del Sacco. Da anni assistiamo a uno scaricabarile tra enti, governi e livelli istituzionali.
Lo Stato guarda alla Regione. La Regione guarda a Roma. I territori aspettano. Le imprese aspettano. Gli agricoltori aspettano. E il tempo continua a passare. Se davvero il Lazio sta crescendo, allora questo è il momento di dimostrarlo. Non con i comunicati. Non con le statistiche aggregate. Non con le conferenze stampa.
Ma attraverso una scelta politica precisa: decidere se la provincia di Frosinone debba essere considerata una periferia funzionale della Capitale oppure uno dei pilastri dello sviluppo regionale ma uno sviluppo buono, moderno, in sintonia con l’ambiente e il benessere dei cittadini. Un ruolo che pian piano la provincia di Latina ci sta soffiando sotto il naso.