TURISMO - DESTINAZIONE CIOCIARIA
- Tommaso Villa
Sta passando un po’ sotto traccia, ma dentro il nuovo Piano Turistico della Regione Lazio c’è una rivoluzione che rischia di cambiare il modo in cui guardiamo il nostro territorio. Non si parlerà più di turismo per province, di confini amministrativi, di quelle vecchie mappe che per anni non hanno raccontato davvero nulla. D’ora in avanti il Lazio ragionerà per “destinazioni”, cioè per quelle aree che il turista vive come esperienze coerenti, organiche, riconoscibili. È un cambio di prospettiva che sembra tecnico, ma in realtà sposta tutto: dalle strategie di marketing ai fondi regionali, fino all’identità stessa dei territori.
Dentro questo nuovo impianto arrivano le DMO, le Destination Management Organization. Nome complicato, funzione semplice: sono le strutture che dovranno governare il turismo come se una destinazione fosse un’unica azienda. Promozione, prodotti turistici, cammini, borghi, eventi, accoglienza, comunicazione: tutto dovrà muoversi in modo coordinato, senza più iniziative sparse, senza più sovrapposizioni. È la fine del “ognuno per sé” che per anni ha rallentato lo sviluppo della nostra provincia.
Il punto centrale è che la Regione ha individuato nove destinazioni ufficiali. Roma, la Tuscia, i Castelli Romani, il Litorale, la Sabina, i Simbruini, la Valle del Tevere, l’Agro Pontino. E poi c’è lei: la Ciociaria. E qui succede qualcosa di interessante, quasi unico nel Lazio. Perché mentre gli altri ambiti sono mescolati, frammentati, costruiti di confini che tagliano e ricuciono, la Ciociaria coincide praticamente con tutto il nostro territorio provinciale. In altre parole: siamo l’unica destinazione che ha una coerenza geografica, culturale e amministrativa. Per una volta, almeno sulla carta, partiamo avvantaggiati.
Questo non significa che siamo già pronti. Anzi. Oggi in Ciociaria esistono diverse DMO: Stay Ciociaria, Terra dei Cammini, l’Alta Ciociaria, la Valle di Comino. Realtà attive, importanti, ma separate tra loro. Ognuna fa un pezzo, spesso anche bene, ma resta un mosaico di iniziative che raramente si toccano davvero. Il Piano regionale invece chiede chiaramente che ogni destinazione abbia una governance unica, forte, rappresentativa. E negli ultimi mesi sta emergendo qualcosa che potrebbe diventare finalmente la risposta a questa esigenza: Destinazione Ciociaria.
Non è un nome inventato al tavolo di un bar. È un progetto che esiste già, che sta prendendo forma concreta e che, soprattutto, potrebbe essere l’ombrello sotto cui far confluire tutte le esperienze esistenti. Qualcuno parla di rete, qualcuno di fusione. La verità è che siamo davanti alla prima occasione reale per creare una DMO unica, capace di parlare con una sola voce alla Regione, di costruire prodotti turistici integrati, di presentarsi finalmente come una meta riconoscibile anche fuori dai nostri confini. Una Ciociaria dei cammini, delle terme, dei borghi, della gastronomia, degli eventi, della natura, raccontata non a pezzi ma come un sistema.
Certo, ci vorrà coraggio. Fare sistema non è uno slogan da conferenza stampa: è un mestiere difficile, lento, fatto di pazienza e compromessi. Vuol dire sedersi allo stesso tavolo, rinunciare a qualcosa, condividere idee e risorse. Ma se non lo facciamo adesso rischiamo di rimanere indietro mentre il resto del Lazio corre. Perché il Piano è chiaro: i fondi, i bandi, le strategie andranno alle destinazioni che sapranno organizzarsi, non a quelle che resteranno frammentate.
La Ciociaria ha una possibilità che non aveva mai avuto: diventare davvero una destinazione unica, riconosciuta, credibile. Abbiamo una storia, un’identità, un’immagine forte. Ci mancano solo le strutture per raccontarla bene. E oggi, finalmente, quelle strutture possiamo costruirle. L’occasione si chiama Destinazione Ciociaria. Dipende da noi decidere se coglierla o lasciarla andare, come troppe altre volte abbiamo fatto.