REGIONE - ECCO IL PIANO TURISTICO TRIENNALE

  • Tommaso Villa

Una sessantina di pagine di strategia, sei mesi di discussioni tra uffici, commissioni, operatori e territori, e poi quel silenzio un po’ sospeso che accompagna sempre i documenti importanti quando stanno per diventare realtà. A novembre, finalmente, la Regione Lazio ha dato il via libera definitivo al Piano Turistico Triennale 2025-2027. Un atto che molti, forse, non hanno notato nel rumore della politica quotidiana, ma che per chi vive e lavora nei territori significa una sola cosa: si parte davvero.

Il Piano era già stato presentato a febbraio, quasi un anno fa. Una sorta di manifesto di buone intenzioni: promuovere il Lazio fuori da Roma, sostenere i borghi, dare struttura alle DMO, spingere sulla digitalizzazione, costruire un’identità unica che tenga insieme mare, montagna, città d’arte e aree interne. Tutto giusto, tutto necessario. Ma senza soldi e senza l’atto operativo, sarebbe rimasto un opuscolo da scaffale.

A novembre, invece, arriva la svolta: la Regione approva anche il piano dei flussi di cassa 2025. Tradotto: risorse attivabili, capitoli finanziari aperti, possibilità concreta di avviare interventi e bandi. Non è un semplice passaggio tecnico, è il momento in cui la politica passa la palla ai territori e dice “bene, adesso tocca a voi”.

Il Lazio, piaccia o no, ha un enorme paradosso: Roma da sola traina l’intera regione, mentre il resto arranca, pur avendo potenziali che molti territori del Nord si sognano. Mare, terme, borghi, archeologia industriale, enogastronomia, storia antica e moderna intrecciata in ogni paese. Eppure non decolla. Da anni. Il Piano prova a rimettere ordine e costruire un percorso nuovo, che faccia lavorare insieme chi finora ha camminato ognuno per conto proprio.

Ora, però, serve concretezza. Le DMO, nate con entusiasmo ma ancora acerbe, dovranno dimostrare di essere più di un esperimento. I Comuni dovranno passare dalla promozione spot alla programmazione. Le imprese dovranno capire che il turismo non è un favore che cade dall’alto, ma un pezzo della loro stessa economia. E la Regione dovrà stringere tempi, coordinare, vigilare. Non basteranno brochure colorate: servirà un gioco di squadra vero.

Perché i territori del Lazio hanno smesso da tempo di chiedere miracoli: chiedono semplicemente che venga data loro la possibilità di competere. E se il Piano funzionerà davvero, questa possibilità potrebbe finalmente arrivare.

Il via libera di novembre è un inizio. Adesso tocca ai territori dimostrare che il Lazio non è solo Roma, ma un insieme di comunità capaci di raccontarsi, organizzarsi e farsi scegliere. E, nel nostro piccolo, ci auguriamo che questa sia la volta buona.