AMARCORD - ALATRI NON HA DIMENTICATO FRANCO REA
- Tommaso Villa
Non nutrivo dubbio alcuno che il ricordo del dottor Franco Rea fosse rimasto immutato a distanza di 44 anni dalla prematura scomparsa. Tanto che alcuni amici hanno voluto lasciare altre testimonianze non soltanto sulla sua figura di medico e di sportivo ma anche l'aspetto umano. Dario Ceci ha un ricordo commovente: "
Eccezionale uomo e medico. Poco prima che morisse - non lo finiro' mai di ringraziare pregando per lui e non mancando mai di visitare la sua tomba ogni volta che vado al cimitero ,all'entrata a sinistra in fondo al muro di cinta - nell'aprile del 1981 diagnosticò un tumore a mia madre (la dolcissima signora Flaviuccia che tanti ad Alatri ricordano con affetto) , che aveva 56 anni , laddove altri medici non avevano capito nulla. Le salvò la vita, "regalando "a noi nostra madre per altri 25 anni . Piansi molto quando morì il giorno di San Francesco di quello stesso anno. Era tutto per i poveri".
Il Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica professor Giovanni Minnucci, Rettore dell'Opera della Metropolitana di Siena dopo aver letto il nostro articolo: "Grazie. Bellissimo ricordo. Mi viene in mente che nel febbraio del '73 lo incontrai qui a Siena (forse ci veniva per la scuola di specializzazione, ma non ne sono sicurissimo) e siccome il giorno dopo tornava ad Alatri un macchina mi dette un graditissimo passaggio, così facendomi risparmiare un viaggio in treno che durava circa 7 ore. Erano le vacanze di carnevale ed io che ero una matricola universitaria ebbi così l'occasione di una chiacchierata di 4 ore circa con un medico gia' tanto apprezzato nella nostra Alatri. Se n'è andato troppo presto!".
Giuseppe Fanfarillo, invece lo ricorda sia per essere stato uno dei tanti ragazzi che si avvicinarono all'Hockey su prato, disciplina che il compianto Franco Rea "portò" ad Alatri dopo aver degnamente praticato questo sport a Roma. Prima di parlare della mia esperienza con l'Hockey su prato vorrei ricordare Franco, un grande amico di mio cognato Vittorino, sono stato ospite a casa sua a Pomigliano d'Arco, l'ho conosciuto dapprima nel vecchio San Benedetto e poi durante la sua malattia.
Mi sono avvicinato a questo sport a 20 anni quando dopo una crisi societaria ci furono alcuni imprenditori di Altri che vollero ridare forza a questa società sportiva. Mio cognato Vittorino Coladarci mi chiamò e mi disse se volevo provare a giocare. Mi presentai un pomeriggio al campo sportivo di Alatri e dissi di volere provare. L'allenatore era il dottor Tonino Pisani, mi chiese subito se giocavo a calcio e in che ruolo io gli spiegai che giocavo ala sinistra. Dopo avermi spiegato le varie regole più o meno, iniziammo una partita. Mi schierò a sinistra e in quel momento rimasero tutti meravigliati: io toccavo la palla con il bastone come se avessi sempre giocato ad Hockey.
La partita giocata che ricordo di più è quella che giocammo alle Tre Fontane a Roma. Iniziammo la partita e mister Pisani mi mise a marcare l'allora nazionale Renzo Pupatti, mi disse di stargli vicino e fare una marcatura asfissiante anche con qualche fallo. Risultato che dopo circa 20 minuti il fortissimo Pupatti aveva segnato 4 gol. Chiamai il mister e mi feci sostituire ma non cambiò molto ne segno altri tre di reti. Ci rivedemmo con Pupatti quando divenne il nostro allenatore l'anno dopo. In quello stesso anno facemmo anche il quadrangolare in Jugoslavia: giocai la prima partita e poi mi infortunai. Fu una bellissima esperienza". Sono ancora in molti che lo ricordano come un ottimo medico e una persona meravigliosa".
Bruno Gatta