ECONOMIA - BRUSCOLINI, NOCCIOLINE E ZLS
- Tommaso Villa
Ci prendono in giro e sperano che non ce ne accorgiamo. Si vantano per averci dopo un po' di bruscolini e quanche nocciolina e fanno finta di dimenticare che ci hanno negato la ZES. Unico, vero strumento per rilanciare il nostro disastrato territorio. Oggi parte la ZLS: un biscottino.
Il fatto. Da oggi prende forma la Zona Logistica Semplificata del Lazio: un biscottino. Uno strumento che sulla carta promette molto, ma che nella pratica dirà tutto nei prossimi sessanta giorni. Perché è lì, nella finestra che si apre fino al 30 maggio, che si gioca la prima partita vera: quella del credito d’imposta da 100 milioni di euro destinato alle imprese.
La ZLS non è un’infrastruttura fisica, non è un cantiere. È una piccola leva. Una leva amministrativa e fiscale che punta a rendere più veloce ciò che oggi è lento e più conveniente ciò che oggi spesso non lo è. Meno passaggi burocratici, un unico sportello per le autorizzazioni, tempi ridotti. E poi l’altro pilastro: il credito d’imposta sugli investimenti produttivi.
La geografia scelta non è casuale. I Comuni coinvolti sono 64 in totale, distribuiti su cinque province: 16 nell’area metropolitana di Roma, 22 in provincia di Frosinone, 15 a Latina, 7 a Rieti e 4 a Viterbo. Una mappa costruita non per coprire tutto, ma per concentrare gli effetti. La legge nazionale impone un limite preciso di superficie e la Regione ha dovuto ridimensionare i progetti precedenti, lasciando fuori territori che inizialmente erano stati inclusi.
Nel Frusinate, cuore industriale e logistico del Lazio meridionale, i Comuni coinvolti sono ventidue:
- Anagni
- Cassino
- Ceccano
- Ceprano
- Ferentino
- Frosinone
- Isola del Liri
- Sora
- Patrica
- Piedimonte San Germano
- Roccasecca
- Pignataro Interamna
- San Giorgio a Liri
- San Vittore del Lazio
- Sant’Ambrogio sul Garigliano
- Sant’Andrea del Garigliano
- Sant’Apollinare
- Villa Santa Lucia
- Ausonia
- Castelnuovo Parano
- Coreno Ausonio
- Esperia.
Non è un elenco neutro. È una direttrice precisa: l’asse Cassino–Frosinone–Sora, connesso ai poli industriali e ai corridoi logistici verso il Tirreno. Qui si concentra già oggi una parte importante della capacità produttiva regionale. La ZLS non crea da zero, accelera ciò che esiste.
Nei prossimi giorni si capirà quanto questa accelerazione sarà reale. Il calendario è già fissato: il 13 aprile è previsto un primo tavolo tecnico con associazioni e camere di commercio, mentre il 21 aprile si terrà la prima riunione operativa guidata dalla Regione. Attorno a quel tavolo siederanno i rappresentanti delle principali organizzazioni imprenditoriali – Unindustria, FederLazio, Confapi – insieme al sistema camerale. Non saranno incontri formali. Da lì passeranno le regole applicative, le priorità, i criteri operativi che tradurranno la ZLS da annuncio politico a strumento concreto.
Il tema centrale resta il credito d’imposta. I 100 milioni stanziati per il 2026 rappresentano una leva importante, ma non infinita. Non è un contributo automatico. È un plafond che verrà richiesto dalle imprese e, se la domanda supererà la disponibilità, sarà ridotto proporzionalmente. In altre parole, non tutti prenderanno tutto. E soprattutto non lo prenderà chi resta fermo.
Il credito riguarda investimenti veri: macchinari, impianti, logistica, strutture produttive. Non la gestione ordinaria, non il commercio fine a sé stesso. È pensato per chi decide di crescere, non per chi si limita a resistere. Ed è qui che si misura la differenza tra misura annunciata e impatto reale. Se le imprese investono, la ZLS può produrre effetti concreti: riduzione dei costi logistici, attrazione di nuove attività, rafforzamento delle filiere locali, aumento dell’occupazione. Se non accade, resta una buona intenzione.
C’è poi un elemento politico che segna una discontinuità rispetto al passato. Il modello precedente, costruito negli anni della giunta Zingaretti, immaginava una ZLS molto più ampia. Ma quella impostazione si scontrava con i limiti della normativa nazionale, che impone un perimetro massimo. Il risultato è stato un ridimensionamento deciso dall’attuale amministrazione, che ha dovuto fare scelte, includere alcuni territori ed escluderne altri. Una selezione che oggi diventa anche una linea di confine tra chi può accedere alle agevolazioni e chi no.
La verità è che la ZLS non è un punto di arrivo, ma un inizio. Da oggi esiste sulla carta. Nei prossimi mesi si capirà se esisterà davvero nei fatti. Perché gli strumenti ci sono: semplificazione, credito fiscale, governance. Ma come sempre accade, non sarà la norma a fare la differenza. Sarà l’uso che se ne farà. E la ZES resta un miraggio.