ISOLA LIRI - ASCOLTARE NON ATTACCARE, NON BANNARE, NON TACERE
- Tommaso Villa
Nella Città di Isola Liri si è superata una soglia. Non tanto per una singola decisione, quanto per il modo in cui si continua a rispondere a un malessere che ormai non è più negabile. Davanti a una città che fatica, a un centro che si svuota, a commercianti che a fine giornata fanno i conti con cassetti vuoti, l’amministrazione non sceglie la strada dell’autocritica. Sceglie quella dell’attacco.
Invece di analizzare ciò che non funziona e che sta progressivamente mettendo in ginocchio il tessuto economico e sociale, si preferisce colpire chi evidenzia questi problemi. Non importa che lo faccia sui social, sulla stampa o in modo pubblico e argomentato: chi racconta ciò che non va viene trasformato in un problema, non in una voce da ascoltare.
Ormai il vero diktat dell’amministrazione è uno solo: il silenzio. Un silenzio imposto, cercato, preteso. Il bavaglio passa dai social, con commenti chiusi o filtrati, e si accompagna a una narrazione ripetuta come una formula difensiva: chi critica “danneggia l’immagine della città”. In questa logica rovesciata, il problema non sono più le scelte compiute, ma chi le mette in discussione. Non l’errore, ma chi lo segnala. È una strategia comoda, perché sposta il fuoco: dalle responsabilità di chi governa al fastidio per chi parla.
Eppure qui non si discute di sensazioni personali o di percezioni soggettive. I segnali sono oggettivi: attività che chiudono, difficoltà quotidiane, un centro che perde attrattività. Anche la minoranza consiliare, ormai, lo denuncia apertamente, parlando di scelte che non portano a risultati concreti, se non a nuovi debiti e a finalità sempre più lontane dai bisogni reali dei cittadini. Ma la risposta continua a essere la stessa: negazione, irrigidimento, difesa d’ufficio.
Nel frattempo la narrazione ufficiale procede su un binario parallelo, fatto di slogan e dichiarazioni che sembrano riferirsi a un’altra città. Un’Isola Liri che non coincide con quella vissuta ogni giorno da chi lavora, investe, resta. Viene il dubbio che chi amministra non viva davvero questa realtà, o che finisca per confondere la città con i luoghi che frequenta altrove.
Ciò che invece appare chiaro è il timore per il giudizio pubblico. Non tanto per la critica in sé, quanto per la sua diffusione. Meno voci, meno domande. È una tentazione antica, che però non ha mai risolto i problemi di una comunità. La città, in realtà, non chiede miracoli. Chiede verifiche. Chiede di capire se le scelte adottate funzionano davvero o se, al contrario, stanno aggravando una situazione già fragile. Chiede ascolto, non propaganda.
In questo quadro si inserisce la vicenda della festa del Crocifisso “itinerante”. Una decisione non spiegata, non condivisa, non discussa. Annunciata. Il punto non è solo dove si svolgerà la festa, ma cosa rappresenta. Non si può andare sistematicamente contro tradizioni, cultura e abitudini di una comunità senza creare una frattura profonda. L’identità di Isola Liri è stata già ampiamente stravolta. Molto di ciò che era, oggi non è più. Proprio per questo certi simboli andrebbero trattati con maggiore rispetto.
Una città non chiede di essere difesa dal racconto. Chiede di essere governata nella realtà. Il silenzio imposto non migliora l’immagine di un luogo: la congela, la chiude, la impoverisce. Mettere il bavaglio a chi parla non cancella i problemi, li rende soltanto più profondi.
Isola Liri non sta vivendo una stagione di attacchi, ma una stagione di domande. E quando un’amministrazione risponde alle domande con il silenzio o con l’accusa, significa che ha smesso di ascoltare prima ancora di governare. La città non chiede applausi obbligatori né narrazioni addomesticate. Chiede di essere vista per quello che è, non per quello che fa comodo raccontare. E se oggi l’unico ordine è tacere, allora il problema non è chi parla. Il problema è chi, davanti alla realtà, ha scelto di non rispondere più.
ZAC
(Nella foto il sindaco Massimiliano Quadrini)