RIFIUTI - TUTELARE L'AMBIENTE E PREVENIRE GLI INCENDI

  • Tommaso Villa

Quando si verifica un incendio in un impianto che tratta rifiuti, la prima vittima è quasi sempre la fiducia dei cittadini. È quello che sta accadendo anche dopo il rogo che ha colpito la REMAT di San Giorgio a Liri. Da giorni si susseguono comunicati, prese di posizione e richieste di chiarimento, mentre cresce la preoccupazione di chi vive e lavora nel territorio.

Su una cosa non ci sono dubbi: l'incendio è realmente avvenuto, la Procura della Repubblica ha aperto un'indagine e gli enti competenti sono intervenuti con i monitoraggi ambientali. ARPA Lazio ha effettuato le analisi previste, rilevando la presenza di diossine nei campionamenti successivi al rogo, circostanza che ha portato i sindaci ad adottare ordinanze precauzionali per la tutela della salute pubblica.

Fin qui parlano gli atti ufficiali. Da questo punto in avanti, però, occorre distinguere con chiarezza tra ciò che è accertato e ciò che rappresenta ancora un'ipotesi. Le cause dell'incendio non sono state ancora stabilite. Saranno gli investigatori e la magistratura a chiarire se si sia trattato di un evento accidentale, di un comportamento colposo oppure di un'azione dolosa. Attribuire oggi responsabilità sarebbe prematuro e rischierebbe di compromettere quel principio di equilibrio che dovrebbe guidare ogni informazione.

Questo, tuttavia, non significa che i cittadini debbano limitarsi ad attendere in silenzio. Le richieste avanzate dal Comitato e da Europa Verde – maggiore trasparenza, pubblicazione dei dati ambientali, monitoraggi costanti e verifiche sulle autorizzazioni dell'impianto – sono domande che meritano risposte puntuali. La fiducia si ricostruisce solo mettendo a disposizione dei cittadini tutte le informazioni utili, senza omissioni e senza alimentare inutili allarmismi.

Ma c'è una riflessione più ampia che riguarda l'intera provincia di Frosinone. Negli ultimi decenni questo territorio ha sopportato un peso ambientale importante tra industrie, impianti di trattamento rifiuti, crisi della Valle del Sacco e numerose emergenze che hanno lasciato un segno nella memoria collettiva. Per questo ogni nuovo episodio viene inevitabilmente vissuto con maggiore apprensione rispetto ad altre realtà. È proprio per questa ragione che la trasparenza non può essere considerata una concessione, bensì un dovere istituzionale.

Oltre all'inchiesta giudiziaria, sarebbe opportuno rendere pubblici gli esiti dei controlli effettuati negli ultimi anni sull'impianto, le prescrizioni eventualmente impartite dagli enti competenti, gli interventi di adeguamento realizzati e lo stato delle autorizzazioni ambientali. Non per alimentare processi mediatici, ma per consentire ai cittadini di conoscere i fatti e valutare con cognizione di causa.

L'emergenza finirà. Le fiamme si spegneranno. Ma resterà una domanda alla quale istituzioni, enti di controllo e gestori dovranno rispondere: il sistema di prevenzione è davvero adeguato? E, soprattutto, cosa si farà affinché episodi simili non si ripetano?

Perché la tutela dell'ambiente non si misura soltanto quando scoppia un incendio. Si misura soprattutto nei controlli effettuati prima che quell'incendio possa verificarsi.