CASSINO - RICORDATI GROSSI E PELLECCHIA
- Tommaso Villa
Siè tenuta l'altra mattina a Cassino la cerimonia di scoprimento della targa in omaggio al preside Peppino Grossi e al prof. Fausto Pellecchia. La targa è stata apposta sulla panchina di piazza Diaz, alla presenza di familiari, amici, cittadini e stampa locale.
Nell'occasione il sindaco Enzo Salera ha detto: “Cultura, sensibilità, intelligenza, ma anche umanità. Peppino Grossi e Fausto Pellecchia hanno rappresentato la parte migliore della nostra Cassino. Uomini di scuola dal grande spessore intellettuale, ma sempre disponibili a dialogare con chiunque. Con loro non contava né il titolo di studio, né la professione, tantomeno l’appartenenza sociale. Fausto e Peppino parlavano con tutti. E a simboleggiare questo rapporto vivo, verace, unico con la città, con la comunità cassinate, non poteva che esserci una panchina. La “loro panchina”. Quella di piazza Diaz, quella dove si davano appuntamento per trascorrere ore parlando di grandi temi, di attualità, ovvio, ma anche di temi leggeri, divertenti. E chiunque poteva sedersi accanto a loro e diventare parte di quei momenti speciali che si consumavano su una semplice panchina sulla quale, da questa mattina, spicca una targa in loro ricordo, con la frase con cui, solitamente, in cassinese, Peppino Grossi era solito accogliere il suo interlocutore: “Mo arriv’! Asset’t…”. Chi ha avuto l’onore di conoscerli, passando davanti alla “loro panchina”, non potrà non ricordare i loro volti sorridenti e la loro “grandezza”. Chi non ha avuto modo di conoscere Peppino e Fausto, invece, leggendo la targa, si chiederà chi fossero costoro. E di sicuro, un passante, potrà raccontare una delle tante, mille storie, legate a questi due grandi nostri concittadini”.
Queste, invece, le parole del collega e professore Mario Costa: "Non solo per chi ha avuto il privilegio della loro amicizia e se n’è sentito onorato, ma per tanti concittadini la targa sulla panchina di piazza Diaz in memoria di Peppino Grossi e di Fausto Pellecchia racchiude con una semplicità disarmante l’essenza di loro due. Quell’invito in dialetto cassinate, “Mo arriv! Asset’t…”, non era solo un modo di dire, ma un gesto di accoglienza, un richiamo alla convivialità e al tempo lento della riflessione che entrambi amavano. Ripensare a loro seduti lì, significa recuperare il valore dell’amicizia autentica, quella che si nutre di confronti intellettuali, ma anche di sguardi e silenzi complici, di battute schiette, di risatine genuine. In un mondo che corre freneticamente, questa targa ci ricorda che la vera eredità di figure come loro non sta solo nei libri o nelle cattedre, ma nel segno indelebile che hanno lasciato nelle persone che hanno avuto la fortuna di incrociare il loro cammino.
Ricordando due intellettuali tanto amati, celebriamo non l’autorità, ma l’autorevolezza di chi, con la propria presenza discreta ed illuminata, ha dato lustro alla nostra città. Un esempio anche per le nuove generazioni? Certamente. Per chi passerà di qui, magari senza aver conosciuto personalmente Peppino e Fausto, questa panchina diventerà un interrogativo: “ Chi erano?”. E’ in quel momento che la memoria diventa attiva. La targa invita a fermarsi, a interrogarsi sulla bellezza di legami amicali così profondi e sul valore dell’impegno intellettuale vissuto con semplicità. “Qui si custodivano amicizie e idee che vivono nel tempo”.
Quest’altra frase trasforma quel piccolo spazio in un rifugio per chiunque vorrà fermarsi a riflettere. Peppino e Fausto non ci sono più fisicamente, ma quella panchina resta un invito a non dimenticare il valore profondo di un legame che, superando il tempo e la distanza, continua a parlarci di cultura, umanità e di quell’affetto che non conosce fine. Per chi passerà davanti alla “loro” panchina, il ricordo sarà anche quello di due uomini che non hanno mai guardato nessuno dall’alto in basso. Hanno camminato, passeggiato per le strade della nostra città portando con sé il dono di un’intelligenza che non si isolava, ma si diffondeva in ogni incontro, in ogni stretta di mano, in ogni conversazione schietta. Sono stati la prova che l’intelletto, se accompagnato da un sentire buono, non separa, ma unisce. Peppino e Fausto erano amati e rispettati non per un titolo o un ruolo, ma per la loro capacità di riconoscere la dignità in ogni persona che incontravano.
La targa non è solo un omaggio a due grandi intellettuali, ma il sigillo visibile di un’amicizia che la morte ha avuto la forza di interrompere, ma non di spezzare. Quell’invito, “Mo arriv! Asset’t…”, non è più, infatti, soltanto un ricordo del passato, ma è un ponte. Oggi quella panchina custodisce non solo le idee che Peppino Grossi e Fausto Pellecchia hanno generosamente seminato, ma anche, se non soprattutto, il vuoto che hanno lasciato, trasformandolo in un sentimento collettivo di vicinanza. Il rimpianto per la loro assenza fisica si placa, in parte, nell’aver dato un luogo ad un legame che, pur nel silenzio dell’assenza, continua a vivere, a parlarci e a insegnarci la profondità di un affetto che resta impresso nel tempo. Sedersi su quella panchina significa oggi onorare due persone che non ci sono più, ma che in quel posto, insieme, hanno intrecciato pensieri e umanità, lasciando a noi il compito di custodire la loro eredità umana e la testimonianza di una amicizia che, per fortuna, non conosce fine”.