ESPLOSIONE DI COLLEFERRO - E' SOLO UN INCIDENTE?
- Tommaso Villa
L’esplosione del 13 agosto alla KNDS Ammo Italy di Colleferro potrebbe essere soltanto un grave incidente industriale. Anzi, al momento gli elementi raccolti sembrano portare proprio in questa direzione. Ma ci sono alcune coincidenze che hanno spinto investigatori, politica e intelligence a guardare la vicenda con un’attenzione che va oltre il semplice boato sentito per chilometri.
Tutto è partito da un incendio nel reparto Pressatura Polveri dello stabilimento che produce munizioni di medio e grosso calibro, anche destinate all’Ucraina. Poi la violentissima esplosione. Fortunatamente nessuno dei 24 lavoratori presenti è rimasto ferito. La Procura di Velletri ha aperto un’inchiesta per ricostruire dinamica e responsabilità.
A rendere il quadro più curioso c’è però quello che era accaduto appena tre giorni prima. Il 10 agosto, a Belitsa, in Bulgaria, un incendio aveva raggiunto un deposito di munizioni della EMCO, provocando una serie di esplosioni e l’evacuazione di circa 300 persone. Secondo le prime ricostruzioni bulgare, tutto sarebbe iniziato dall’incendio di un camion impegnato nel rifornimento di carburante. Anche in quel caso nessuna vittima.
Colleferro il 13 agosto. Bulgaria il 10. Due stabilimenti legati alla produzione di munizioni, due incendi seguiti da esplosioni, a distanza di appena tre giorni. Una coincidenza che di per sé non dimostra assolutamente nulla, ma che gli inquirenti italiani non hanno ignorato: Repubblica ha riferito che la Procura sta verificando anche eventuali collegamenti con quanto accaduto nell'impianto bulgaro. A questo si aggiunge un altro elemento. La notizia dell’esplosione italiana ha trovato immediatamente grande spazio nell’informazione russa e sui circuiti filorussi. ANSA riferisce che le televisioni di Mosca hanno dato ampio risalto alla vicenda.
Il caso è arrivato così anche all’attenzione del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, che secondo quanto riferito da Adnkronos sta seguendo gli sviluppi della vicenda.
Ma a raffreddare decisamente la cosiddetta “pista russa” è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto. «Non risulta a nessuno che si possa trattare di qualcosa di diverso da un problema interno», ha dichiarato. E ha aggiunto un concetto forse ancora più significativo: «Non c'è bisogno di inventare colpe per chi già ogni giorno, da anni, conduce una pericolosa guerra ibrida».
Tradotto: che la guerra ibrida russa contro l'Occidente esista è un problema reale; che dietro l'esplosione di Colleferro ci sia Mosca, invece, oggi non è dimostrato. Ed è probabilmente questo il punto. Bulgaria, Colleferro, l’eco immediata sui canali russi e l’attenzione del Copasir sono elementi sufficienti per fare domande. Non sono sufficienti per dare risposte. A quelle dovranno pensare le indagini.