LUTTO - ALATRI PIANGE IL PROFESSOR MANTOVANI
- Tommaso Villa
Si terranno domani (venerdì 29 maggio) i funerali del professor Giovanni Battista Mantovani, già preside del Liceo Classico Conti Gentili. "Il preside" è morto il ieri (27 maggio) all'età di 96 anni presso la propria abitazione in Alatri. Nato a Roccabianca (Parma) fu preside del liceo Conti Gentili dal 1976 al 1993.
Nel 2008 durante il mandato del sindaco Costantino Magliocca e quando era assessore alla cultura Giulio Rossi gli fu conferita la cittadinanza onoraria di Alatri. Questa la motivazione: "Al Preside Giovan Battista Matovani per aver dedicato la sua vita all'educazione dei nostri studenti con competenze straordinarie e passione inarrivabile. La Città di Alatri desidera annoverare con gioia tra i suoi cittadini più illustri ringraziandolo per tutto quello che ha dato e continua a dare al nostro patrimonio culturale e sociale con i suoi studi e le sue pubblicazioni. Grazie Preside per aver scelto Alatri come sua dimora e per averla amata così tanto".
Una testimonianza del dottor Giulio Rossi: " Il Preside, lo ho avuto come preside e qualche volta come insegnante quando c'era da coprire qualche defezione dei nostri insegnanti, ricordo le sue lezioni, un vero e proprio percorso straordinario sulla filosofia, ricordi indelebili, una cultura sovrumana, una persona di una umiltà straordinaria: Poi dal 1982 sono stato il suo medico e amico fraterno di Giancarlo che era in classe con me e Roberto (i figli del professor Mantovani ndr) l'ho seguito fino al 2022 quando sono andato in pensione e ricordo le mie visite svolte nel suo studio una immensa biblioteca ed i nostri discorsi su tutto: dalla politica alla letteratura, storia, filosofia, ai consigli di lettura:
E' stata per me esperienza bellissima, spesso gli portavo i saluti di ex compagni di classe lontani e lui era felicissimo, e poi gli inviti alle conferenze in biblioteca, il suo intervento al Seminario sulle mura poligonali. Rimanevo sempre sbalordito della immensa cultura che aveva. Mi raccontava di quando studente di filosofia attraversava la linea Gustav per andare a sentire Benedetto Croce. Ha dato tantissimo a questa città, ha coltivato generazioni di studenti che arrivavano all'università già pronti agli studi di filosofia, era stimatissimo anche in ambito universitario. Una volta mi disse che era stato invitato in Abruzzo a parlare di tossicodipendenza prima di iniziare si accorse che lì il problema era l'alcolismo e di punto in bianco tenne una conferenza sull'alcolismo. Altri tempi,altra cultura, altro spessore".
Giulio Molella, nipote di Sor Valerio Molella: "non ho ricordi personali del preside Mantovani ma so che era affezionato a mio nonno. A lui dedicò un premio letterario e una borsa di studio in memoria del mio caro nonno".
Giovanni Zomparelli: "Il Preside", come non ricordarlo con questo appellativo.Sono stato compagno di giochi e di classe del figlio Roberto dalla primina alla maturità, pertanto frequentavo casa Mantovani.Lo vedo innamoratissimo della moglie, seduto alla scrivania a studiare, sommerso dai suoi libri. Era un piacere parlare con lui; aveva sempre una risposta a qualsiasi quesito.La pipa o il sigaro toscano fumante, difficilmente si alterava e sempre disposto ad elargire perle di saggezza e cultura. Amante di Alatri, pur non essendovi nato ma profondo conoscitore della sua storia. Passava da un argomento all'altro con una facilità estrema, lo definivo da studentello, l'uomo dai voli pindarici. Ho un rammarico (e a quanto pare anche altri ce l'hanno) non aver potuto parlare con lui negli ultimi anni, ma chiedevo notizie di lui. Mi piaceva ricordarlo seduto a leggere e a fumare la sua pipa".
Il professor Raffaele Manica: "Barlozzini e Mantovani, Mantovani e Barlozzini i nomi di questi leggendari professori rispettivamente di lettere e filosofia erano come un ritornello per noi che ci accingevamo ad iscriverci al Liceo Ginnasio Conti Gentili verso la fine degli anni settanta. Di Barlozzini (comunista e già azionista), di Mantovani (crociano e liberale) si dicevano meraviglie. Ma già quando arrivai al ginnasio nel 1972 erano andati via entrambi. Ma nel 1976 Mantovani ricomparve come preside. Qualche lezione di supplenza che non ho mai dimenticato, le più belle che io abbia mai ascoltato. Fissava un punto lontano e ci era vicinissimo. Grande Giobatta. Mi invitò a parlare del mio primo libro nell' aula Magna del Liceo, venne a sentire alcune mie conferenze. Gli ho voluto bene da lontano. Il più antico dei miei amici, Tarcisio Tarquini ( che sta svolgendo una ricerca su Barlozzini) mi ha informato della sua morte. Ci sono cose che contano nella nostra vita assai più di quanto non crediamo e possiamo accertare. Perciò voglio salutarti pubblicamente, professor Mantovani. Spero che il saluto non ti distragga, mentre parli con Croce. Anzi, salutalo per me".
Tarcisio Tarquini: "Ci fu un attimo di sospensione, quando perfettamente in sincrono, come sempre, con lo squillare della campanella, pronunciò le ultime parole dell'ultima lezione che concludeva il triennio liceale della classe di cui facevo parte. Si coglieva, in quella sospensione, l'imminenza di un applauso con il quale avremmo voluto salutarlo e ringraziarlo del tanto che ci aveva insegnato e, soprattutto, di quello che aveva saputo trasmetterci, con il suo entusiasmo di ogni giorno: la passione per la ricerca, l'amore per libri, che correvamo a comprare quando li citava senza bisogno che ce lo raccomandasse, il valore del dialogo intellettuale, il senso della politica come attività alta, sempre accompagnata dallo studio.
Non applaudimmo, perché allora non si usava, forse pensammo che potesse disturbarlo e quell'applauso che avremmo dovuto concedergli allora, anche qui in sincronia con la sua uscita dall'aula, e non gli concedemmo, l'ho sempre sentito come un atto mancato, una piccola codardìa, un affievolimento di coscienza per non aver avuto il coraggio di manifestare la gratitudine che tutti sentivamo, nel momento in cui terminando il liceo avremmo preso ciascuno la nostra strada, sapendo che non ci sarebbe stata l'occasione di riparare.
Il rimorso di quel mancato applauso, in realtà, molti anni dopo l'ho confidato a Lui stesso, al Professor Mantovani, quando il comune di Alatri gli conferì la cittadinanza onoraria riconoscendo, anche con un atto istituzionale celebrato nell'aula consiliare, l'importanza del ruolo che aveva svolto nella nostra comunità e il valore di un magistero speso interamente per gli studenti del nostro Liceo Classico Conti Gentili. Sono stato un suo alunno, intimidito dal nitore della sua autorevolezza intellettuale, ma ho continuato a cercare la sua approvazione anche dopo, quando gli mandavo quello che pubblicavo e quando mi facevo promotore di iniziative culturali, chiedendo la sua partecipazione, che finché ha potuto non è mai mancata.
L'ultima volta è accaduto nel febbraio del 2020 per un convegno su Padre Luigi Pietrobono, nel sessantesimo della morte; gli proposi di tenere il discorso inaugurale (dieci e venti anni prima aveva promosso lui l'iniziativa di ricordare il grande dantista, che chiamava “Maestro” – i suoi interventi nei due seminari di studio si possono leggere nei preziosi volumetti che ne raccolsero gli atti). Disse di sì, per cortesia, ma ormai non era più nelle condizioni di mantenere l'impegno e non se ne fece nulla. Ricordo con un brivido, ancora adesso, le sue lezioni sulla rivoluzione francese, letta e spiegata con la guida dei maestri della storiografia novecentesca, o quelle sul Manzoni degli “Sposi Promessi” e le letture di Luigi Russo, Attilio Momigliano, Federico Chabod, il venerato Benedetto Croce (ma anche Antonio Gramsci e Piero Gobetti), il suo racconto del pensiero dei grandi filosofi, fino a quel l'imperativo kantiano che, pronunciato da lui, ci illuminò nella confusione delle nostre adolescenze: “il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”. Andando a rileggerlo dopo, questo sovrano ammonimento, là dove Kant l'aveva scritto, mi parve, addirittura, un po' deludente: forse perché privo, sulla carta stampata, della voce e della passione di chi ce lo aveva, per primo, insegnato. Grazie Professore, spero che dove si trova adesso, possa sentire la mia devozione, il mio commosso, riconoscente, anche se tardivo, applauso".
Patrizio Cittadini: " E' stato il mio professore di storia e filosofia al liceo.Non solo un insegnante ma un maestro di vita perché le sue lezioni non erano solo necessarie per conoscere la materia ma attraverso di esse ti dava una visione di conoscenza del passato riconducibile al presente e proiettata al futuro. Potevi chiedergli di spiegare la storia ma anche e soprattutto l'attualità del momento non esclusa la politica, senza indottrinamento ma solo per incitarti alla lettura per approfondire l'argomento e farti un'idea. A tutti noi ha insegnato come studiare e perché fosse così importante non il voto ma la conoscenza. E' stato un professore con il quale potevi parlare e discutere di tutto".
Bruno Gatta