RIFIUTI - PROVINCE VIRTUOSE, ROMA ARRANCA
- Tommaso Villa
Con due nuovi ambiti territoriali non si risolve il problema dello smaltimento dei rifuti nel Lazio. Ancora una volta si è cercato di dare una botta al cerchio e una alla botte per cercare di rendere meno evidente, malamente, la differente caratterizzazione del ciclo dei rifiuti tra le province, virtuose, e la capitale che arranca ad allinearsi al trend regionale.
Pertanto, le province dovranno, ancora una volta, pagare costi economici, ambientali e sociali fortemente impattanti. E' evidente che una regione a due velocità con Roma che fagocita risorse e i cui rifiuti gravano su tutto il territorio regionale, con il territorio viterbese ancora una volta sacrificato, non può essere più tollerata. Nel basso Lazio, le città di Roccasecca e Aprilia pagheranno un conto salatissimo in fatto di qualità della vita, di ambiente e anche in termini economici, evidenziando per l'ennesima volta la distanza del governo regionale dal territorio.
Bene fanno i comitati cittadini, a cui manifesto massima solidarietà, nell'esprimere dubbi, perplessità sulla gestione proposta con questa nuova riforma fortemente opinabile nei metodi e nelle finalità. Oggi Roma è a meno del 50% nella raccolta differenziata a fronte di un dignitoso 65% circa delle altre province, questo a pari popolazione tra i due Ato previsti. Dati che fanno riflettere e che avrebbero dovuto spingere il governatore ad attuare un diverso piano di gestione dei rifiuti con la premialità della prossimità territoriale, cosa nemmeno lontanamente messa in cantiere.
Ancora una volta, ci si ostina a sodomizzare le solite zone chiedendo sacrifici inopportuni. Per essere chiari, proporre l'ampliamento del bacino V della discarica a Roccasecca con 450.000 metri cubi di ampliamento comporterà una serie ripercussioni che un territorio già martoriato difficilmente potrà sopportare; ad Aprilia la situazione è addirittura più agghiacciante con la realizzazione di una nuova discarica dalla volumetria più del doppio di quella ciociara. Si guarda al problema dei rifiuti ancora con una visione dirigistica e obsoleta. Siamo ancorati al d. lgs 152 del 2006 che oltre ad essere superato è stato solo parzialmente applicato, come le stesse direttive europee quasi sempre disattese. In questo piano proposto da Rocca manca prospettiva.
Si va avanti a tentoni e a luce spenta convinti che l'unica soluzione è, aprioristicamente, interrare e bruciare. Mentre altri stati puntano allo zero waste to landfill da noi esiste ancora la filiera contorta dello smaltimento tout cour del rifiuto come scarto e non come vettore economico di economia circolare. Se a questa visione piatta, bidimensionale associamo un rigido dirigismo ne viene fuori una pericolosa traiettoria che penalizzerà sistematicamente territori già allo stremo, in primis la Ciociaria e il Pontino alle prese con vertenze, quasi sempre ascrivibili alla miopia politica di chi ha operato per finalità meramente opportunistiche e non per il territorio, la cui soluzione tarda ad arrivare.
Lo scempio di via Le Lame o di Borgo Montello è li a perenne memoria, usato pedissequamente come spot elettorale solo quando conviene. Del resto, da un governo che non ha saputo in questi anni dare risposte convincenti in materia di lavoro, in materia di tutela e difesa sociale, in materia di sanità non ci si poteva attendere qualcosa di epocale per la gestione di un problema importante come quello dei rifiuti.
Lorenzo fiorini Psi