IL PARERE - LA PASTA ASCIUTTA E IL COCOMERO
- Tommaso Villa
Il problema non è la pasta. Non è nemmeno la memoria storica dei Fratelli Cervi, che appartiene alla storia della Repubblica italiana e rappresenta una delle pagine simboliche dell’antifascismo italiano.
Il problema nasce quando una manifestazione che affonda le proprie radici nella memoria storica viene progressivamente trasformata in qualcosa di diverso: un contenitore politico contemporaneo che affronta temi destinati a dividere profondamente l’opinione pubblica. È quello che sta accadendo anche a Isola del Liri.
La manifestazione organizzata per oggi il 2 giugno, con il patrocinio del Comune, unisce infatti la tradizionale “Pasta Asciutta Antifascista” a una raccolta fondi per Gaza e all’adesione alla rete nazionale “100 Porti • 100 Città”, una campagna di mobilitazione a sostegno della causa palestinese.
Ed è proprio qui che nasce il dibattito. Perché una cosa è ricordare una pagina della storia italiana. Un’altra è collegare quella memoria a battaglie politiche e geopolitiche dell’attualità. Naturalmente nessuno mette in discussione il diritto degli organizzatori di esprimere le proprie idee. In democrazia quel diritto è sacrosanto. Così come qualcuno, sempre da Isola Liri, oggi, veste con orgoglio la divisa e sfila ai Fori Imperiali in un ruolo prettamente istituzionale.
Ma istituzionale è anche lo stemma del Comune che compare sulla locandina della Pastasciutta Antifascista. Quindi l’iniziativa deve essere percepita non soltanto come evento associativo. Assume inevitabilmente una dimensione pubblica e istituzionale. E allora diventa legittimo chiedersi dove finisca la commemorazione storica e dove inizi lo schieramento politico. La vicenda di Isola del Liri, tra l’altro, non rappresenta un caso isolato.
Negli ultimi anni le Pastasciutte Antifasciste si sono moltiplicate in tutta Italia, spesso con il patrocinio delle amministrazioni comunali. A Capannori, Induno Olona, Limbiate, Milano, Bologna, Ciriè e in molte altre città questi eventi vengono organizzati con il sostegno diretto o indiretto delle istituzioni locali.
Ma osservando i programmi emerge un elemento che non può essere ignorato. Sempre più spesso accanto al ricordo dei Fratelli Cervi compaiono raccolte fondi per Gaza, interventi di rappresentanti palestinesi, banchetti di Emergency, campagne contro la guerra e iniziative legate all’attualità internazionale.
A Induno Olona, ad esempio, l’evento patrocinato dal Comune prevedeva un incontro dal titolo “La Palestina: nel ricordo e nel presente” e una raccolta fondi pro Gaza. A Palo del Colle erano presenti raccolte fondi per le attività sanitarie a Gaza. A Ciriè veniva evidenziato il sostegno all’ospedale di Emergency nella Striscia di Gaza. Questo significa che la percezione di molti cittadini non nasce da una semplice impressione. Esiste una trasformazione evidente di queste manifestazioni, che da commemorazioni storiche diventano sempre più spesso luoghi di mobilitazione politica e umanitaria contemporanea.
E proprio questa evoluzione sta generando polemiche in varie parti d’Italia. A Viareggio è esploso uno scontro politico dopo il mancato via libera comunale a una pastasciuttata antifascista richiesta dal Partito Democratico. A Piossasco il patrocinio concesso dal Comune ha provocato forti contestazioni da parte del centrodestra, che ha definito l’iniziativa un evento di parte. A Orbetello una vicenda analoga è arrivata addirittura fino al Ministero dell’Interno dopo tensioni sulle autorizzazioni e sull’utilizzo degli spazi pubblici.
Per questo Isola del Liri non sta vivendo una semplice polemica locale. Sta entrando dentro una discussione nazionale. Da una parte c’è chi considera naturale che i valori dell’antifascismo vengano collegati alle battaglie umanitarie contemporanee e alla solidarietà verso Gaza.
Dall’altra c’è chi ritiene che una parte della sinistra stia progressivamente utilizzando ricorrenze pubbliche, celebrazioni storiche e feste nazionali per rilanciare temi politici attuali, trasformando momenti che dovrebbero unire in occasioni di contrapposizione ideologica. Il punto centrale, però, resta sempre lo stesso.
Il problema non è la solidarietà verso il popolo palestinese. Il problema non è nemmeno il diritto dell’ANPI o di qualsiasi altra associazione di organizzare una manifestazione pubblica e sostenere le proprie idee. Il problema nasce quando una ricorrenza che dovrebbe appartenere a tutti viene progressivamente riletta attraverso le lenti di una sola parte politica. Il 2 giugno non è la festa della destra.
Non è la festa della sinistra. È la Festa della Repubblica Italiana. Eppure sempre più spesso si ha la sensazione che le grandi ricorrenze nazionali vengano utilizzate come contenitori dentro i quali inserire battaglie politiche contemporanee, trasformando momenti che dovrebbero unire in occasioni che inevitabilmente dividono.
La domanda che molti cittadini si pongono è semplice. Perché una festa nazionale non può rimanere semplicemente una festa nazionale? Perché accanto alla celebrazione della Repubblica devono comparire temi che una parte degli italiani condivide e un’altra parte contesta?
Non si tratta di negare il diritto di esprimere opinioni. Si tratta di chiedersi se le istituzioni pubbliche debbano favorire ciò che unisce oppure ciò che distingue. Perché quando una ricorrenza nazionale smette di essere percepita come la casa comune di tutti e diventa il terreno di una sola narrazione politica, il rischio è che una parte dei cittadini non si senta più rappresentata.
Ed è forse questa la vera domanda che l’evento di Isola del Liri lascia sul tavolo. Dove finisce il patrocinio culturale e dove inizia lo schieramento politico? La memoria storica è un patrimonio prezioso ma lo è anche quando si sopprimono manifestazione identitarie della città per importanne altre prettamente politiche che non ci rappresentano. Purtroppo, la stessa cosa è già accaduta nelle feste Natalizie. La solidarietà è un valore nobile.
Ma la Festa della Repubblica dovrebbe restare, prima di tutto, la festa di tutti gli italiani. Sperando che il cocomero resti il COCOMERO.
L'AMBIDESTRO