ALATRI/ESPERIA - RITRATTO DEL DOTTOR FERNANDO DAVID

  • Tommaso Villa

Il 23 giugno scorso è stata una data importante per la Città di Alatri. Dopo la celebrazione eucaristica, celebrata dall'Arcivescovo Santo Marcianò, della Beata Maria Raffaella al secolo Santina Cimatti, nella concattedrale di San Paolo, presso l'area esterna dell'ospedale San Benedetto si è svolta la cerimonia di svelamento di quattro targhe dedicate: una alla stessa Beata e le altre al cappellano del vecchio nosocomio don Giulio Alviti, al benefattore signor Pietro Goretti ed al dottor Fernando David.

Quattro illustri personaggi che hanno lasciato un segno tangibile ad Alatri e che sono legati, ovviamente al San Benedetto. Ci fa piacere ricordare il dottor Fernando David e ringraziare l'amico Carlo Rossi memoria storica di Alatri, e la nipote di David la dottoressa Maria Tecla Crisci presente il 23 giugno scorso all'evento.

"Fernando David nasce ad Esperia nel 1887, si laurea a Roma nel 1911 e nel 1915 è tenente medico nelle trincee friulane al confine austriaco - come ricorda con commozione la nipote. Opera negli ospedali da campo della Croce Rossa. Osservando l’operato dei colleghi austriaci che erano nemici, mette a punto una metodica per disinfettare le ferite di guerra con impacchi di zucchero (che, fermentando, diventa alcool); a fine guerra scriverà su questo tema un lungo studio. Per la sua opera fu pluridecorato nella Grande Guerra dalla Croce Rossa e dal Regno d’Italia.

Tra le due guerre lavora a Roma presso l’ospedale San Giovanni (allora “Ospedali Riuniti “). In seguito si riavvicina alla Ciociaria, sua terra natale, e dirige dapprima l' ospedale di Frosinone e poi quello di Alatri. Conservo i suoi registri operatori di Frosinone ed Alatri dove sono elencati tutti gli interventi eseguiti di ogni tipo - confessa con emozione ma anche con soddisfazione - dottoressa Crisci - dalle trapanazioni craniche ai parti. Scorrendo questi registri manoscritti, è straordinario constatare, considerando che ci si trovava in era pre antibiotica, che l’occorrenza di decessi era una ogni dieci pagine fitte di interventi.

Fumava come un turco ed aveva grande affetto e confidenza con le suore dell’ospedale che lui affettuosamente chiamava “cape di pezza” quando perdeva la pazienza. Una di queste suore con cui lavorava era bravissima a preparare l’acqua di colonia e talvolta si divertivano insieme a realizzarne. Conservo ancora alcuni misurini che loro utilizzavano.

Durante la Seconda Guerra Mondiale mio nonno operava 10/15 persone al giorno e poi si avviava per le campagne a visitare i suoi amati pazienti molti dei quali non avevano mezzi per sostenere la spesa. Ai più denutriti donava il necessario per acquistare un pezzo di carne per farne un buon brodo. Girava per il territorio a bordo della sua 1500 accompagnato alla guida dal fidato Carletto Caperna.

Quando le strade di campagna erano dissestate raggiungeva i malati a dorso di mulo. Durante quel terribile periodo si vide occupare e poi depredare dai nazisti la casa di via Cesare Battisti che lui utilizzava anche come studio medico. A causa di ciò mia madre e mia nonna furono sfollate e furono costrette a vivere nella casa di campagna della famiglia del Preside Marinucci.

Ma mio nonno non abbandonò mai l’ospedale e continuò a vivere a casa sua occupata dai tedeschi perché gli serviva per operare la gente sul tavolo di marmo della cucina con al suo fianco il fedele infermiere Aquilino (detto Guerino) Sarandrea. E qui il ricordo che è stato più volte ricordato nella cerimonia di svelamento delle targhe - Ad un certo punto i nazisti minarono l’ospedale minacciando di farlo saltare in aria. Una situazione tragica che lui affrontò inginocchiandosi dinanzi al comando nazista pregando di non eseguire un atto punitivo contro la popolazione innocente. Approfittò’ della tregua ottenuta per trasferire i malati più gravi a casa sua e tutti gli altri a Villa Doni, generosamente messa a disposizione dalla Signora Rosina Doni.

Tutto avveniva in una situazione di estrema penuria di mezzi di sostentamento e di medicinali. I pochi antibiotici che riusciva a procurarsi erano le prime penicilline di produzione americana che alcuni parenti della nonna gli spedivano dagli Stati Uniti. In quel periodo sul tavolo di marmo della cucina affrontò la dura prova di dover operare - insieme ad altri colleghi chirurghi venuti da Roma - la figlia cioè mia madre, di toracentesi per una grave forma di tbc.

Fu medico al campo di concentramento delle Fraschette, sempre accompagnato dal fedele Guerino. A tal proposito ci piace ricordare una persona internata nel Campo, Ismail Arzin, un medico di Istanbul. Questi si presentò al dottor David come medico chirurgo, fu messo alla prova ed effettivamente era anche bravo, tanto che addirittura fu portato ad operare al San Benedetto.

Tra i due professionisti per anni c'è stata una corrispondenza. Provo tanta amarezza nel ricordare che alla fine della guerra, dopo la cacciata dei nazisti, mio nonno subì l’insensata e mai perdonata punizione di essere temporaneamente epurato dall’Albo dei Medici in quanto in precedenza aveva posseduto, come milioni di altri Italiani, la tessera del partito fascista. La popolazione di Alatri, l’unica veramente consapevole dell’operato di Fernando David, insorse e lo rivolle al suo posto. Chi ne chiese l’epurazione dovette tornare sui propri passi. Ancora oggi - conclude il suo racconto la nipote del dottor DAvid, la dottoressa Crisci - a 78 anni dalla sua morte, qualche ottuagenario lo ricorda con venerazione e lo benedice Questo è quanto nei miei ricordi che mi sono stati tramandati da mia madre in quanto purtroppo non ho potuto conoscere mio nonno".

E a confermare quanto detto dalla nipote, vogliamo testimoniare quanto raccontato dall'amico dottor Giulio Rossi. "Persona straordinaria il dottor David, ricordo i racconti di persone che dicevano di essere state operate da lui di appendicite, oggi un Uomo, un Professionista come Lui starebbe in galera, obbligato a risarcire i pazienti. Quelli erano tempi eroici di personaggi eroici. Il dottor fernando David poi fu un medico militare, abituato alle cose estreme e faceva con i pazienti quello che faceva con i militari. Essendo stato anche io un medico militare - continua nel suo racconto il dottor Giulio Rossi - mi è sempre stato caro. In quei tempi curava le persone con umanità ed i pazienti lo amavano, era uno di loro. I genitori della nipote, così come anche lei, sono stati miei pazienti!" . E furono davvero tante le testimonianze di chi ora è ultra ottuagenario, e di altri concittadini più anziani che hanno sempre ricordato con affetto e ringraziamento il dottor Fernando David.

Bruno Gatta