PROVINCIA/CASSINO - IL SUCCESSO DI SALERA NONOSTANTE GLI ONOREVOLI

  • Tommaso Villa

Che più di qualcuno/a dentro il Pd puntasse a ridimensionarne il peso (politico, ovviamente) e che per tal “onorevole” fine avrebbe fatto ricorso finanche ad assai discutibili “strumenti di pressione” sugli aventi diritto al voto, senza eccezione alcuna, era cosa non difficile da immaginare alla vigilia del voto per il rinnovo del Consiglio provinciale. L’intento era di farlo arrivare buon ultimo e, così, “azzopparlo” (sempre politicamente parlando). E’ successo invece, contrariamente ai desiderata, che con gli 8.331 voti ponderati, Enzo Salera sia risultato il primo dei tre eletti della lista. Così, come talvolta succede, i “conti” non son tornati. E’ la democrazia, pazienza!

Entrando ora con minor leggerezza nel problema, c’è da rilevare anzitutto che il sorprendente successo del sindaco di Cassino sta a dimostrare come il consenso non nasca soltanto dalle dinamiche interne ai partiti o dalle correnti che ne condizionano le scelte. Ma nasce soprattutto dalla credibilità costruita sul campo. La sua elezione, infatti, rappresenta molto più di una affermazione politica. E’ il segnale di un cambiamento possibile, di una domanda di rinnovamento che proviene dai territori (non è forse un caso l’essere egli il più votato nei 54 comuni di fascia blu), una domanda che spesso fatica a trovare ascolto nei livelli più alti delle organizzazioni politiche. Salera ha dimostrato che il consenso si costruisce sul terreno della buona amministrazione, della credibilità, della capacità di dare risposte.

Eppure proprio queste esperienze, che dovrebbero rappresentare un patrimonio per un partito politico, finiscono troppo spesso per essere guardate con sospetto, se non proprio con avversione dai quartieri alti. Non come risorse da valorizzare, ma come elementi di disturbo per equilibri consolidati, assetti di potere, logiche di corrente.

E’ qui il vero nodo politico. Diciamolo senza girarci intorno: il Pd nella nostra provincia non può continuare a privilegiare la conservazione degli equilibri interni rispetto alla valorizzazione delle energie che emergono dalle amministrazioni locali; e dalla società, naturalmente. Né continuare a tollerare una politica che tende a “mettere il cappello” su ciò che funziona o, peggio, a ridimensionare chi cresce fuori dai circuiti tradizionali del potere. La politica non può ridursi a una contabilità di correnti o a una gara di egemonie personali.

Quando un amministratore riesce a conquistare consenso e credibilità, quel risultato dovrebbe diventare un punto di partenza per rafforzare un progetto politico più ampio, non un problema da gestire o da contenere. Ignorare questo sarebbe un errore politico grave, oltre che miope. Il neo segretario provinciale, Achille Migliorelli, giovane intelligente, ci presti molta attenzione. Per questo oggi più che mai serve un cambio di passo. Non uno slogan, non un richiamo, rituale quanto ipocrita, al rinnovamento (smentito poi nei fatti), ma una scelta politica concreta. Vale a dire rimettere al centro il valore dell’amministrazione, il merito delle esperienze locali, la capacità di costruire classe dirigente vera.

Rottura quindi di vecchie abitudini e vecchie logiche. Per ritornare ad essere forza credibile occorre riconoscere che il rinnovamento non nasce nello scontro tra le correnti. Ma nella capacità di leggere la realtà e nella valorizzazione di chi, ogni giorno, dimostra sul campo di saper governare, interpretare i bisogni dei cittadini, essere punto di riferimento per tanti. Rinnovare classe dirigente e metodo politico significa ridare credibilità alla politica stessa.

Mario Costa